Bruxelles – La digitalizzazione offre enormi opportunità di crescita e semplificazione, ma porta anche nuove e complicate sfide. In questa difficile lotta contro la criminalità informatica, “l’Ue e i singoli Stati membri devono unire le forze” per la difesa informatica. Lo sostiene uno studio dell’Istituto per la Competitività (I-Com), di cui Eunews ha avuto un’anticipazione, che sarà presentato e discusso domani in un evento al Parlamento europeo di Bruxelles.
Secondo i ricercatori italiani, è necessario “un supporto forte e incondizionato per una comune politica europea di difesa informatica, anche attraverso la condivisione delle migliori esperienze negli Stati membri e il know-how dei centri di ricerca del settore”. Lo studio I-Com raccomanda poi un benchmarking dell’attuazione della Direttiva NIS e piani nazionali per la sicurezza informatica che dovrebbe essere diffuso online direttamente dalle istituzioni europee, come la Commissione.
Punto decisivo è poi “il rafforzamento del bilancio provvisorio e delle risorse umane assegnate all’Enisa (European Union Agency For Network And Information Society) per consentire all’agenzia di adempiere al proprio mandato”. Sempre sul fronte degli investimenti Unione europea e Stati membri devono incrementare gli investimenti riunendo i diversi fondi, nazionali e privati guidandoli “verso obiettivi strategici, nel quadro di una cooperazione più forte tra il settore pubblico e privato”. Questo con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione tra il settore pubblico e privato e tra grandi aziende e Pmi.
Perché tutto questo funzioni secondo I-Com è necessario “creare una solida base di competenze professionali per la cibersicurezza, stimolando l’aumento della consapevolezza dei cittadini, concentrandosi in particolare sui più giovani e i più anziani e le imprese, con un occhio speciale per le Pmi”.


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