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Investimenti industriali e sostegno al lavoro, la strategia Ue per l'intelligenza artificiale

Investimenti industriali e sostegno al lavoro, la strategia Ue per l'intelligenza artificiale

L'esecutivo comunitario è deciso a investire nel settore 20 miliardi di euro entro il 2020. Previste voci di spesa in bilancio comune per aiutare la transizione professionale, che resta di competenza nazionale. Entro fine anno le linee guida etiche

Bruxelles – Investire nell’intelligenza artificiale per tenere il passo del cambiamento già in atto e quello dei concorrenti diretti. Politiche europee, misure nazionali, risorse comuni, codici etici: la Commissione europea produce una proposta di ampio respiro per quella che è percepita come la sfida imprescindibile. “L’intelligenza artificiale non è fantascienza, è già parte della nostra vita quotidiana”, premette Andrus Ansip, commissario per il Mercato unico digitale. Presenta in sala stampa le proposte dell’esecutivo comunitario, deciso a fare sul serio attivando investimenti per il settore. “Dobbiamo investire almeno 20 miliardi di euro entro la fine del 2020”.

Il 2 maggio la Commissione presenterà le proposte di bilancio pluriennale (2021-2027) e allora si saprà quali sono le intenzioni del team Juncker. Per il momento si intende aumentare gli investimenti nell’intelligenza artificiale a 1,5 miliardi di euro attraverso il programma quadro per la ricerca (Horizon 2020) da qui al 2020. La leva finanziaria potrà produrre addizionali 2,5 miliardi di risorse sul mercato. A questo si aggiunge il contributo del fondo Feis per gli investimenti strategici, lo strumento finanziario del piano Juncker per gli investimenti. Questo metterà in circolo 500 milioni di euro per finanziare progetti nel settore. più in generale l’obiettivo è di raggiungere la soglia di 20 miliardi di euro.

Accanto agli investimenti sull’Intelligenza artificiale, bisogna investire sulle sue conseguenze sociali. L’esecutivo comunitario sa molto bene che a causa delle nuove tecnologie e della robotica “verranno creati molti lavori, ma altri scompariranno e la maggior parte di essi sarà trasformata”, ma non si sa ancora bene quale sarà il reale impatto. Anche la commissaria per l’Economia digitale, Mariya Gabriel, riconosce che “quel che è certo è che la maggior parte dei posti di lavoro subiranno una trasformazione”. Ciò detto, tutto quello che riguarda mercato del lavoro compete però agli Stati membri. La Commissione Ue incoraggia quindi i governi a “modernizzare i loro sistemi di istruzione e formazione”, e varare politiche di sostegno alla transizione. Un costo, e e di conseguenza un problema per chi, come l’Italia, ha vincoli di bilancio.

Un ragionamento politico su un’eventuale flessibilità nel calcolo della spesa per questo settore per il momento è fuori discussione. Vuol dire attenersi ai parametri e ai vincoli del patto di stabilità e crescita, spiega la commissaria Gabriel. “Il dibattito sull’intelligenza artificiale è alle battute iniziali, è un tema che inizia a prendere forma adesso”. Tradotto: niente sconti. “Siamo consapevoli che gli Stati possono avere delle difficoltà, ma ci sono modi per offrire formazione. La garanzia giovani è una di queste. E poi ci sono progetti pilota”.

L’Ue è pronta a sostenere questo sforzo con risorse comunitarie. Ai programmi nazionali, che restano “fondamentali”, si affiancheranno fondi strutturali e fondi gli investimenti. Tra il 2014 e il 2020 sono state destinati 27 miliardi di euro alla formazione. Una voce di spesa analaga sarà contenuta nel prossimo bilancio comunitario. A livello nazionale come a livello comunitario servirà però una profonda riforma del sistema scolastico e formativo: conoscenze e competenze in scienza, tecnologia, ingegneria e matematica, imprenditorialità e creatività, devono essere le priorità. La Commissione gioca d’anticipo con il programma per tirocini digitali. Operativo da giugno di quest’anno, è rivolto a 6.000 tra studenti e laureati entro l’estate 2018. 

La rivoluzione tecnologica “deve lasciare l’umano al centro” dell’azione politico-economica, sostiene il commissario per l’Economia digitale, Mariya Gabriel, convinta che “le nuove tecnologie aiutano i produttori” e i consumatori, se si pensa che “l’intelligenza artificiale può aiutare a utilizzare i pesticidi solo laddove servono”. Si va avanti, quindi, anche perché il resto del mondo – Stati Uniti, Russia, Cina, Giappone – sta già investendo più dell’Europa. “I computer sono più smart degli umani”, riconosce Ansip, riferendosi alle capacità dei robot di fare molte cose più rapidamente. Ma “credibilità e certezza giuridica restano importanti per gli investitori”. Per questo entro la fine dell’anno l’Ue produrrà le linee guida etiche per l’intelligenza artificiale. “Dobbiamo dire cosa è permesso e cosa no”.

Su quest’ultimo principio Commissione e Parlamento Ue sono d’accordo. “Come per l’avvento del vapore, dell’elettricità o delle telecomunicazioni, una trasformazione così radicale ha bisogno di regole”, spiega il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani. Altrimenti, avverte, “si rischia una giungla dove vale la legge del più forte”. Nessuno vuole porre freni allo sviluppo, ma delle norme servono. Non “Sarebbe come se, per non rallentare la diffusione delle automobili all’inizio dello scorso secolo, ci si fosse rifiutati di introdurre un codice della strada con multe e semafori”.

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