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    Home » Politica » Migranti, aumentano gli arrivi dalla Turchia. Ma per l’Ue “La situazione è sotto controllo”

    Migranti, aumentano gli arrivi dalla Turchia. Ma per l’Ue “La situazione è sotto controllo”

    Nel 2016 l'accordo con Ankara per ridurre i flussi, nei primi mesi del 2018 aumentati gli sconfinamenti di nove volte rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Il commissario per l'Immigrazione: "La situazione rimane fragile"

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    16 Maggio 2018
    in Politica
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    Bruxelles – Ci sono meno migranti in rotta verso l’Italia, ce ne sono di più che arrivano in Grecia via Turchia, ci sono più “movimenti” all’interno dei Paesi balcanici. Ancora, non c’è una riforma del sistema comune di asilo e probabilmente non ci sarà entro fine giugno come più volte richiesto dalla Commissione, e manca oltre un miliardo di euro per il finanziamento delle misure che dovrebbero affrontare le cause delle partenza dall’Africa. Sono tante le criticità sottolineare nel rapporto della Commissione sui progressi compiuti nella gestione dei flussi migratori. Non a caso “la situazione rimane fragile”, come sintetizzato dal commissario europeo per l’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos.

    Il dato che salta agli occhi è l’aumento dell’attraversamento della frontiera greco-turca. Nel 2016 Ue e Turchia hanno sottoscritto un patto per la gestione dei flussi migratori nel senso di uno stop agli sconfinamenti e un impegno da parte di Ankara a riprendersi i richiedenti asilo. Gli arrivi dalla Turchia, rilevano a Bruxelles, “hanno visto un aumento significativo dal marzo 2018 sia per le isole greche (9.349 dall’inizio del 2018) che per il confine terrestre (6.108 fino a oggi)”. Qui in particolare il numero di cittadini extra-comunitari è aumentato di nove volte rispetto allo stesso periodo del 2017, per un totale di più di 15mila arrivi da inizio anno. Un campanello d’allarme, ma non per Avramopoulos. “L’accordo funziona. E’ vero che c’è stato un aumento degli sconfinamenti, ma la situazione è sotto controllo”. Secondo il commissario le cifre si spiegano con “il miglioramento della stagione”, e nel complesso “i numeri sono gestibili”.

    Aumentano anche i ‘movimenti’ nei Paesi della rotta dei Balcani occidentali, chiusa a seguito degli accordi sottoscritto tra l’Ue e i partner della regione. L’esecutivo comunitario riconosce che la situazione “si è complessivamente stabilizzata”, ma allo stesso tempo “negli ultimi mesi sono stati segnalati maggiori movimenti attraverso Albania, Montenegro e Bosnia-Erzegovina”.

    L’unica rotta migratoria tra quelle maggiori a conoscere riduzioni nel traffico è quella del Mediterraneo centrale, quella che riguarda l’Italia da vicino. La Commissione parla di una diminuzione del 77% degli sbarchi rispetto allo stesso periodo del 2017. Se questo può far tirare un sospiro di sollievo alla autorità italiane, dall’altra parte il Paese rischia di ricevere meno sostegno dai partner, che potrebbero considerare la Penisola non più in situazione di emergenza.

    “La situazione rimane fragile”, riconosce Avramopoulos. “Il nostro lavoro non è ancora terminato, servono soluzioni strutturali e di lungo periodo”. Vuol dire anche e soprattutto riforma del regolamento di Dublino, l’atto giuridico che disciplina il sistema comune di asilo. Avramopoulos, fin qui sempre pronto a ribadire che fine giugno è la scadenza ultima per arrivare ad una riforma del regolamento, mostra meno convinzione. “Spero che i leader sappiano trovare un accordo” in occasione del vertice dei capi di Stato e di governo del 28 e 29 giugno, ma gli auspici possono poco rispetto alla mancanza di volontà politica.

    “Responsabilità e solidarietà restano gli elementi principali alla base della nostra agenda per l’immigrazione”, ricorda Avramopoulos. Ma la solidarietà non c’è, come dimostrano le resistenze alla logica delle quote e al meccanismo di redistribuzione dei migranti. Quanto alla responsabilità, mancano ancora 1,2 miliardi di euro nel fondo per l’Africa. Tutte risorse nazionali che i governi non hanno versato, nonostante gli impegni espressi a parole.

    Tags: accordo Ue-TurchiaDimitris Avramopoulosimmigrazioneitaliamigrantiregolamento di Dublinoue

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