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Dazi, fine della tregua: Trump li impone anche contro l'Europa

Dazi, fine della tregua: Trump li impone anche contro l'Europa

Imposte del 25% sull'acciaio e del 10% sull'alluminio. Ma si continua a trattare

Bruxelles – L’amministrazione di Donald Trump applicherà da domani importanti dazi doganali sulle importazioni di acciaio alluminio dall’Unione europea, dal Messico e dal Canada. Gli Stati Uniti hanno deciso di non prorogare l’esenzione temporanea concessa all’Europa fino a mezzanotte di giovedì e di applicare imposte del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio. Una decisione che peserà molto sull’Italia, quinto esportatore di prodotti finiti.

L’ufficialità è stata data dal segretario al commercio degli Stati Uniti, Wilbur Ross, che ha così confermato le indiscrezioni della vigilia. Scriveva ad esempio il Wall Street Journal che le trattative degli ultimi due mesi sulla possibile esenzione per i 28 Paesi del Vecchio Continente erano fallite.

Lo scorso marzo, Trump ha annunciato tariffe del 25% sull’acciaio importato negli Usa e del 10% sull’alluminio, per motivi di sicurezza nazionale. La Casa Bianca ha poi deciso di estendere fino a venerdì primo giugno il termine per l’applicazione di questi dazi acconsentendo a un’esenzione temporanea per una serie di realtà (tra cui Ue, Argentina e Brasile), con l’obiettivo di arrivare ad un’intesa che scongiurasse la loro entrata in vigore.

Il “ministro” al Commercio Usa, Ross, aveva però lanciato un avvertimento durante il forum Ocse ieri a Parigi, lasciando intendere che le trattative sarebbero potute proseguire anche con l’entrata in vigore dei dazi. “Ci possono essere negoziati con o senza le tariffe, non è che non si possa parlare con le tariffe in piedi”, ha detto Ross (secondo quanto riportato dal Financial Times).

Ross ha invitato l’Europa a seguire il modello della Cina: Pechino sta subendo i dazi sui due metalli sin dalla loro entrata in vigore il 23 marzo scorso. Contemporaneamente sta trattando un accordo commerciale di più ampio respiro confidando di aumentare le sue esportazioni di beni alimentari ed energia in America.

Bruxelles tuttavia non crede che le tariffe doganali sui metalli siano il modo giusto per avviare i negoziati. Così come la Cina ha minacciato ritorsioni, anche la Ue si prepara a misure già ventilate e che prendono di mira prodotti americani come motociclette, jeans e bourbon con dazi per un valore di 2,8 miliardi di euro. “Dobbiamo rispondere”, conferma il ministro francese delle Finanze Le Maire, “anche se siamo contrari a una guerra commerciale, che rappresenta una minaccia per la crescita dell’economia”. Di mossa “ingiustificata” sulla base delle ventilata “sicurezza nazionale” e che desta “grave preoccupazione” hanno parlato congiuntamente la commissaria Ue al commercio Cecilia Malmstroem e il ministro dell’economia giapponese Hiroshige Seko. E di “puro e semplice protezionismo” ha infine parlato il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, secondo il quale “non ci resta altra scelta che prendere contromisure”.

Le ritorsioni Ue sono snobbate da Ross, che ai microfoni di Cnbc ha detto che il valore di quei dazi “rappresenta una piccola frazione della nostra economia da 18.000 miliardi di dollari”. Anche i prodotti presi di mira dalla Ue rappresentano “una percentuale piccola” dei prodotti made in Usa.

La stessa Cina, in verità, ha preso male un’ulteriore improvvisa stretta degli Usa (che due giorni fa hanno impostodazi del 25% su prodotti tecnologici cinesi per 50 miliardi di dollari).”Riteniamo”, ha dichiarato il portavoce, Gao Feng, in merito alle misure restrittive che Washington intende attuare, “che vadano contro i principi di base dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. E dopo attente valutazioni, penseremo a una risposta di conseguenza”.

“Ora l’Europa deve fare fronte comune, agendo unita e non in ordine sparso, per far recedere al più presto Trump da questo suo sbaglio, e per evitare il rischio di una guerra commerciale che per l’Italia in particolare potrebbe essere devastante”, afferma Lara Comi, eurodeputata di Forza Italia e vicepresidente del Gruppo Ppe al Parlamento europeo.

“Già la nostra industria dell’acciaio subirà contraccolpi, visto che l’Italia è il quinto Paese esportatore di acciaio verso gli Stati Uniti, ma i ventilati dazi sul settore automotive, oltre che in generale le prospettive per il Made in Italy in caso di escalation – continua la parlamentare – sono fonte di grande preoccupazione. Occorrono nervi saldi, compattezza e una cabina di regia per una trattativa schietta con l’alleato americano, prima di innescare contromisure”.

Notizia con fonte repubblica.it.