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La Nato si rafforza nonostante le frizioni tra Usa e Ue

La Nato si rafforza nonostante le frizioni tra Usa e Ue

Il 7 giugno a Bruxelles il Segretario generale Stoltenberg ha annunciato una serie di misure atte a rafforzare la Nato, tra le quali aumenti di personale, l’incremento del budget della difesa da parte dei Paesi membri e due nuove strutture Nato, in Germania e negli Stati Uniti

Bruxelles – Nonostante le frizioni in atto tra Stati Uniti e Unione europea per via dei dazi, del nucleare iraniano e dell’ambiente, l’Alleanza Atlantica sembra godere di ottima salute.

Nel corso della conferenza stampa seguita alla ministeriale della Difesa il 7 giugno a Bruxelles, il Segretario generale Jens Stoltemberg ha annunciato una serie di misure atte a rafforzare la Nato.

Esse comprendono aumenti di personale, l’incremento  del budget della difesa da parte dei Paesi membri,  la costituzione di  un nuovo Joint Force Command per l’Atlantico, basato a Norfolk, Virginia, e un nuovo Enabling Command in Germania, a Ulm.

Il nuovo Joint Force Command per l’Atlantico riprende un’analoga decisione dei tempi della Guerra Fredda, quando Norfolk era sede del Saclant, il secondo Msc (Major Nato Command) e il più importante sotto l’aspetto aeronavale.

I ministri, ha successivamente dichiarato  Stoltenberg “hanno deciso di rafforzare la struttura militare” interalleata “con oltre 1. 200 effettivi ” e di aumentare la  prontezza operativa delle forze di pronto impiego già esistenti nelle  nazioni Nato, puntando ad avere, entro il 2030, “30 battaglioni meccanizzati, 30 squadroni aerei e 30 unità navali da combattimento pronti per l’uso entro 30 giorni”.

Stoltenberg si è soffermato anche sull’aumento della cosiddetta “condivisione degli oneri”, che riguarda in particolare l’aumento del budget per la difesa che molti Paesi stanno mettendo in atto. Secondo i criteri Nato, tale budget si dovrebbe attestare attorno al 2% dei vari Pil nazionali.

“Gli alleati stanno facendo progressi reali su tutti gli aspetti della condivisione degli oneri,   ovvero stanziamenti, capacità e contributi”, ha detto Stoltenberg.

Da “quattro anni consecutivi” ha spiegato il politico norvegese, sono stati implementati “reali aumenti nella spesa per la difesa” e tutti i Paesi “hanno posto un freno ai tagli” successivi alla fine della Guerra Fredda.

Un “maggior numero di alleati stanno spendendo il 2% del Pil in difesa e la maggior parte degli alleati ora ha in programma di farlo entro il 2024”, ha aggiunto Stoltenberg.

“Tra gli europei e il Canada prevediamo un aumento reale quest’anno del 3,8%. Ciò significa – ha continuato il Segretario –  che, rispetto al  2014, gli alleati europei e il Canada avranno speso 87 miliardi di dollari in più nella difesa”.

Questo “è un buon inizio” ha concluso Stoltenberg , aggiungendo che il presidente Usa Donald Trump lo “vede di buon occhio” e riconosce che ci sono stati dei veri“progressi”.

Da tempo Trump aveva richiesto un maggiore impegno agli alleati europei nel settore della difesa comune.

Nonostante la soddisfazione per l’aumento del budget e l’apparente maggiore cooperazione e impegno tra i 29 Paesi Nato, rimane tuttavia una notevole discrepanza tra i rapporti di cooperazione militare  euro-americana e quelli politici, economici e commerciali.

In particolare, tra Washington e Bruxelles, è in corso una forte frizione per via dei recenti dazi che il presidente Trump ha imposto su acciaio e alluminio europei e per il ritiro degli Stati Uniti dagli accordi sul nucleare iraniano e sull’ambiente.

Interrogato su tali questioni, Stoltenberg ha risposto: “Prendo queste faccende seriamente”, riconoscendo –  appunto – che tra europei e americani ci sono  forti  differenze sul “commercio, l’accordo sul nucleare iraniano e le questioni ambientali”.

Tuttavia, ha fatto notare il Segretario Generale dell’Alleanza, queste differenze  “non sono nuove  e  “dalla storia abbiamo appreso che l’Alleanza è in grado di rimanere unita intorno al nostro obiettivo principale” che consiste nel creare “difesa collettiva, deterrenza e protezione reciproca”.

Questo è vero, soprattutto perché, ha concluso il numero uno dell’Alleanza, nonostante queste differenze “stiamo portando avanti il più grande sforzo di difesa collettiva dalla fine della Guerra Fredda”,  continuando la nostra “battaglia contro il terrorismo”.

L’Italia e le sanzioni alla Russia.

Durante la conferenza stampa, Stoltenberg ha fatto sapere che nel corso della riunione non vi sono state novità in merito alle sanzioni verso  la Russia, dopo che il Presidente del Consiglio italiano aveva ventilato nei giorni scorsi l’idea di un ripensamento italiano in merito .

Il Segretario Generale ha detto: “Abbiamo dato il benvenuto al ministro della difesa” italiano Elisabetta Trenta, ma “non ci sono state discussioni su sanzioni contro la Russia legate all’Ucraina”.

Nei giorni scorsi, pur ribadendo la fiducia all’Alleanza Atlantica, il neo-presidente del Consiglio Giuseppe Conte si era detto desideroso, insieme al governo, di farsi promotore del dialogo con la Russia, e soprattutto “di una revisione del sistema delle sanzioni, a partire di quelle che rischiano di mortificare la società civile russa”.

Ma già ieri era arrivato l’altolà di Stoltenberg che aveva detto di accogliere “con favore l’apertura del dialogo con la Russia” senza, tuttavia dimostrare alcuna apertura per alle intenzioni italiane.

Il numero uno della Nato ha ribadito oggi che sebbene l’Alleanza “non voglia isolare la Russia” e desideri mantenere “buone relazioni e dialogo” con essa, “le sanzioni sono importanti perché mandano un messaggio chiaro al Cremlino”

Quando si “violano le regole e l’integrità” di una nazione, ha avvertito Stoltenberg, queste azioni “hanno delle conseguenze”.

Le sanzioni erano state introdotte nel 2014 dopo l’annessione della Crimea da parte russa.

Durante la conferenza stampa, il politico norvegese ha poi elogiato il ruolo dell’Italia, ricordando l’importanza storica e strategica del nostro Paese in seno al Patto Atlantico.

“L’Italia è un alleato di valore che contribuisce alla nostra sicurezza condivisa” per l’impegno profuso nella “spesa per la difesa”, con il “contributo nelle operazioni della Nato” – tra le altre – in “Afghanistan, nelle operazioni marittime, in Kosovo”.

Inoltre, ha aggiunto il Segretario,  “è una nazione che ospita molte strutture Nato, come Napoli e Sigonella”.

Stoltenberg ha poi annunciato che lunedì incontrerà a Roma il  presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i ministri italiani della Difesa e degli Esteri,  nell’ambito della consueta serie di visite nei Paesi alleati per preparare il vertice di luglio.

 “Non vedo l’ora di incontrarli” ha detto il Segretario.

Da parte italiana, la neo-ministra della difesa Elisabetta Trenta, dei Cinque Stelle , ha fatto sapere che l’Italia “rispetta e onora gli impegni presi” per quel che riguarda le missioni, aggiungendo che  “per quel che abbiamo dato finora e vogliamo continuare a dare” ritengo che sia arrivato il momento “anche di ricevere”.

Ha poi lanciato una proposta, dicendo: “Oggi su questo tavolo chiedo che si rafforzi la volontà di una Nato più attenta al Mediterraneo”, che dia sostegno all’Italia e anche all’Ue sulle principali sfide “che ci troviamo di fronte: lotta al terrorismo e al traffico di essere umani”.

Fonti vicino al ministro hanno chiarito che l’obiettivo è quello di “fare in modo che l’Italia possa continuare a dare il suo contributo anche in un’area di nostro specifico e diretto interesse geostrategico e cruciale per la sicurezza del Paese”.

La mobilità

Durante la ministeriale Stoltenberg ha anche annunciato che nella giornata di domani incontrerà l’alta rappresentante per la politica Estera e di Sicurezza Federica Mogherini per discutere della cooperazione della Nato-Ue, sui  “temi chiave per il nostro Vertice di Bruxelles” che si terrà a luglio, e in particolare per la mobilità militare.

 “La mobilità militare potrebbe diventare una caratteristica importante della cooperazione” tra l’Alleanza Atlantica e Bruxelles, e “stiamo lavorando insieme per identificare e rimuovere gli ostacoli al rapido spiegamento delle forze in Europa”, ha detto Stoltenberg.

Oggi, durante la conferenza organizzata dall’ l’Agenzia europea per la difesa (Eda) sulla “Mobilità militare – Chiave per la sicurezza europea” a Bruxelles, Mogherini aveva evidenziato l’importanza della mobilità come requisito essenziale per una “risposta rapida” necessaria a garantire la sicurezza.

La difesa e la deterrenza non devono riguardare solo “la quantità” delle  ha detto Mogherini, ma anche “la capacità di muoversi rapidamente quando c’è bisogno”.

 “Oggi ci sono molte barriere”, non solo fisiche “ma anche legali” e agire può richiedere “diverse ore” ha spiegato l’alta rappresentante.

“Nell’ultimo periodo abbiamo raggiunto un piano in proposito “del quale abbiamo iniziato a vedere i primi passi”, ha concluso Mogherini.

 Il 28 marzo il presidente della Commissione Jean Claude Juncker e Mogherini avevano presentato un piano d’azione sulla mobilità militare.

 L’obiettivo del piano è quello di lavorare insieme a livello europeo per garantire che le reti stradali e ferroviarie siano adatte al trasporto militare e per semplificare e snellire le norme nazionali per il rapido e continuo spostamento di truppe e veicoli militari in tutto il continente in caso di crisi.