HOT TOPICS  / Hge Invasione russa in Ucraina Unione della Salute Coronavirus Recovery plan Energia Allargamento UE
Di Maio:

Di Maio: "Niente aumenti Iva. Dialogheremo in Ue, ma dicendo anche dei no"

Il ministro del Lavoro e sviluppo economico promette ai commercianti e agli italiani che l’esecutivo disinnescherà le clausole di salvaguardia e annuncia di voler “ricontrattare alcune condizioni che l’Italia non può più sostenere”

Roma – Niente aumento delle aliquote Iva, “fermezza” nelle trattative sulle politiche economiche in sede Ue. Sono le due promesse principali che Luigi Di Maio, ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, conferma davanti alla platea di Confcommercio, a Roma, per la prima volta da esponente di un esecutivo nel pieno delle sue funzioni. Il primo impegno è solenne: “Avete la mia parola e la parola di questo governo agli italiani che l’Iva non aumenterà e disinnescheremo le clausole di salvaguardia”.

Il titolare dei due dicasteri di Via Veneto assicura quindi che né l’Imposta sul valore aggiunto, né le accise sui carburanti aumenteranno come previsto dagli impegni inseriti – e per anni rinviati – nelle passate Leggi di bilancio. Su dove si trovino le risorse, una quindicina di miliardi di euro in tutto, il ministro e capo politico del M5s non dà indicazioni. Ciò che si può intuire è che non sarà un tabù far crescere il deficit oltre i limiti imposti dal Fiscal compact, pur rimanendo entro il 3% rispetto al Pil, come prescritto dal Trattato di Maastricht.

“Noi abbiamo a cuore la tenuta dei conti”, assicura infatti Di Maio. Tuttavia, aggiunge, “se vogliamo bene all’Italia – e noi vogliamo bene all’Italia – dobbiamo ricontrattare a livello europeo alcune condizioni che il nostro Paese non può più sostenere”. Sarà un negoziato condotto “dialogando con gli altri Paesi” membri, prevede il leader pentastellato, “ma anche dicendo dei no”, avverte. L’esecutivo si presenterà ai tavoli europei “con il massimo del dialogo ma anche della fermezza”, garantisce.

Rassicurati i commercianti sull’Iva, a Di Maio tocca poi precisare cosa intenda quando parla di retribuzione minima oraria, un punto del contratto di governo tra M5s e Lega accolto non proprio con favore dalla platea dell’Auditorium di Via della Conciliazione. “Dove vige il contratto collettivo ci sono” le parti sociali “che stabiliscono il salario”, spiega il ministro. “Per chi è fuori”, prosegue, “va garantito un salario minimo finché non si arriva a una contrattazione”.

Infine, altro tema sensibile per i commercianti, l’esponente del Movimento 5 stelle affronta il tema della lotta all’evasione fiscale assicurando l’abolizione di strumenti come “lo spesometro, il redditometro, gli studi di settore”. La sua ricetta è un’altra. “Incrociamo le banche dati per individuare” gli evasori, dice, “e invertiamo l’onere della prova: siete innocenti fino a prova contraria”.