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Cresce il mercato per intelligenza artificiale e big data. Ma l'Europa non investe abbastanza

Cresce il mercato per intelligenza artificiale e big data. Ma l'Europa non investe abbastanza

Numerosi studi hanno dimostrato che le società che utilizzano i sistemi di data driven innovation riescono a beneficiare di una crescita della produttività anche del 10% più rapida di chi non le utilizza. Un evento di I-Com ne ha discusso

di Maria Francesco Amodeo

Bruxelles – Gli investimenti delle imprese di tutto il mondo in dispositivi di intelligenza artificiale dovrebbero raggiungere entro la fine del 2018 i 19,1 miliardi di dollari. E’ questa la stima calcolata in base alla crescita delle vendite di sistemi di AI nella prima metà del 2018. Se la tendenza dovesse rimanere la stessa nei restanti sei mesi, a fine anno si arriverebbe a una spesa in questo settore superiore del 54,2% rispetto a quella del 2017.

L’intelligenza artificiale è il simbolo del progresso di oggi e di domani: non sorprende quindi che da questo punto di vista il totale della spesa sia in crescita. Eppure l’Europa nel suo complesso – considerata sia nella sua componente pubblica che in quella privata – non investe ancora abbastanza in questo settore e lo stesso avviene anche per i big data.

Numerosi studi hanno dimostrato che le società che utilizzano i sistemi di data driven innovation riescono a beneficiare di una crescita della produttività anche del 10% più rapida di chi non le utilizza. Si prevede, inoltre, che entro il 2026 il mercato dei big data dovrebbe crescere nel panorama mondiale fino ad arrivare a una spesa pari ai 92 miliardi di dollari. Con numeri sempre in crescita, i dati sono già diventati uno strumento indispensabile per favorire lo sviluppo delle imprese.

Nonostante ciò però, gli investimenti in questo ambito sono ancora troppo bassi nei Paesi europei: secondo l’Eurostat solo il 10% delle aziende europee fa uso di strumenti di big data. Lo skill gap è di 420.000 posti di lavoro vacanti nell’Unione Europea (il 6,2% della domanda totale) e si calcol che di questo passo sia destinato ad aumentare fino a 769.000 entro il 2020.

Nel Vecchio Continente, dunque, c’è ancora tanta strada da percorrere come è confermato pure dalle scelte dell’Unione Europea che ha introdotto varie forme di finanziamento a favore delle imprese che decidono di investire in intelligenza artificiale.

Proprio sull’importanza dei nuovi strumenti tecnologici, sulla digitalizzazione di imprese e pubbliche amministrazione e sull’innovazione digitale, si sono confrontati ieri a Bruxelles nella sede del Parlamento europeo alcuni rappresentanti del mondo delle aziende e delle istituzioni in occasione dell’evento organizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com) che ha presentato lo studio “Data driven innovation & artificial intelligence”. Il paper si concentra in particolare sul crescente impatto del mercato dei dati sull’economia, sui sistemi di cloud computing come opportunità per le pubbliche e medie imprese che intendono beneficiare dei vantaggi legati all’utilizzo dei big data senza sostenere costi troppo onerosi e sull’uso dell’AI nelle aziende e nelle pubbliche amministrazioni. Un focus è inoltre dedicato alle digital skills oggi necessarie per essere competitivi sul mercato del lavoro.

L’iniziativa si è aperta con le considerazioni introduttive dell’eurodeputato del gruppo Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Brando Benifei e del presidente di I-Com Stefano da Empoli che ha dichiarato: “I big data e l’intelligenza artificiale offrono rilevanti possibilità di crescita economica e di innovazione sociale. Rappresentano un’opportunità più che una minaccia. Grazie alla trasformazione digitale imprese e pubbliche amministrazioni possono diventare più efficienti e offrire servizi migliori a cittadini e clienti. Per questo è urgente che l’Europa aumenti gli investimenti in tal senso, secondo una strategia coordinata”. Al dibattito erano presenti anche gli europarlamentari Daniel Dalton e Carlos Zorrinho e il senior expert di Agid Enzo Maria Lefevre.

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