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Malmstrom: "I dazi sulle auto li vuole solo Trump"

Il commissario per il Commercio: "Non li chiedono i produttori americani, nè i sindacati e il partito repubblicano". La prossima settimana a Washington per convincere a rivedere il Wto invece di imporre tariffe

Bruxelles – L’idea di imporre dazi sulle automobili europee passa esclusivamente per la testa di Donald Trump. E’ il presidente degli Stati Uniti, e lui soltanto, a voler estendere anche al settore le restrizioni già decretate su alluminio e acciaio, e la missione del presidente della Commissione europea a Washington, la prossima settimana, intende far ragionare l’inquilino della Casa Bianca. Una missione poco scontata, perché l’incontro potrebbe essere “imprevedibile”, ammette la commissaria per il Commercio, Cecilia Malmstrom.

Parlando alla platea del German Marshall Fund, Malmstrom sottolinea che “l’industria automobilista statunitense non ha chiesto i dazi, né lo hanno chiesto i sindacati e il partito repubblicano”. E’ un’iniziativa di Trump, dunque, che rendono l’Ue “molto preoccupata” per quello che potrebbe succedere in caso di misure protezionistiche. “L’esportazione di automobili europee vale 50 miliardi di dollari l’anno”, e Malmstrom non nasconde che costi aggiuntivi sarebbero “un disastro”. Disastro che si vuole evitare, e la vista nella capitale statunitense del 25 luglio serve, almeno negli auspici comunitari, giustappunto a questo.

“Ci sono problemi nel sistema commerciale internazionale, e possiamo essere d’accordo su questo”, premette Malmstrom. “Ma le tariffe non risolvono i problemi. Abbiamo bisogno di un altro approccio: la rifoma del Wto”, l’organizzazione mondiale per il commercio. L’Ue intende procedere ad un “aggiornamento” delle regole e a “un nuovo” meccanismo di risoluzione delle controversie, e si intende convincere il presidente degli Stati Uniti a sedersi attorno al tavolo per discuterne. “Non andiamo a negoziare niente”, anche perché, precisa Malmstrom, “per negoziare abbiamo bisogno di un mandato” che al momento non c’è. Si vorrebbe averlo e si spera che si possa aprirlo quanto prima. “Il Ttip non è più sul tavolo, ma possiamo trovare altri modi per fare commercio”, dice la commissaria in riferimento al tentativo fallito di definire un accordi di libero scambio Ue-Usa.

Il rischio è che l’Ue si presenti alla Casa Bianca con una posizione di debolezza. Più volte è stato ripetuto che l’Europa non intende negoziare con la pistola puntata alla tempia, ma il viaggio di Juncker e Malmstrom in America sembra sconfessare questa filosofia. Trump ha costretto gli europei a recarsi da lui e presentare proposte di dialogo. L’Ue, in sostanza, sembra piegarsi al braccio di ferro imposto da Trump. C’è una ragione, però, e la spiega Malmstrom. “C’è un legame tra commercio e sicurezza. Il commercio genera benessere, per questo è win-win. Mettere in discussione tutto questo significa generare tensioni”. Il German Marshall Fund, ricorda la commissaria, è stato fondato in memoria del piano Marshall e quale rappresentazione di amicizia. “George Marshall disse che l’unico modo per vincere un guerra è evitarla”. Quello per cui lavora l’Ue.

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