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    Home » Cronaca » Avvocato Ue: “Nucleare belga viola la regole, ma si può chiudere un occhio”

    Avvocato Ue: “Nucleare belga viola la regole, ma si può chiudere un occhio”

    Nel parere offerto alla Corte il giurista riconosce le mancate valutazioni ambientali prima della riaccensione dei reattori 1 e 2 della centrale di Doel. Ma si può intervenire a posteriori se gli interessi pubblici “prevalgono” sull’obbligo di rispetto delle leggi ambientali

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    29 Novembre 2018
    in Cronaca
    La centrale nucleare di Doel, in Belgio

    La centrale nucleare di Doel, in Belgio

    Bruxelles – L’energia elettrica attualmente prodotta in Belgio col nucleare è illegale. Nel decidere di mantenere in funzione i reattori 1 e 2 della centrale di Doel le autorità nazionali non hanno rispettato la legislazione comunitaria in materia ambientale, ma si può chiudere un occhio davanti al rischio di schock energetici. Strano, ma vero. Cause di forza maggiore possono indurre ad agire in deroga alla regole: questa l’interpretazione giuridica offerta dall’avvocato generale Juliane Kokott ai giudici della Corte di giustizia dell’Ue, che dovrà esprimersi a breve su una questione oggetto di continui dibattiti politici in Belgio e non solo.

    La centrale nucleare di Doel, al confine con i Paesi Bassi, è stata realizzata tra il 1969 e il 1978. I primi due reattori sono entrati in funzione nel 1975, e nel 2015 sono stati fermati avendo esaurito il ciclo di vita quarantennale previsto al momento della progettazione. A giugno dello stesso anno, però, con legge il Belgio ha riacceso i reattori 1 e 2 di Doel, autorizzando la produzione di energia per altri ulteriori dieci anni. Una proroga concessa senza le valutazioni d’impatto ambientali (Via) richieste ai sensi delle normative comunitarie, che risultano “violate”. Una situazione che di per sé non sarebbe giustificata dalla sola ragione di rischi black-out, eppure tuttavia l’avvocato generale ritiene “non escluso che sia possibile, in tal caso, mantenere gli effetti della legge”, qualora gli interessi pubblici “prevalgano” sull’obbligo di rispetto delle leggi ambientali.

    Suona come paradosso, ma se a livello comunitario si profila una violazione delle norme ingiustificato, a livello nazionale invece no. Perché, sostiene l’avvocato generale, se il Belgio non avesse prolungato l’attività delle centrali il Paese sarebbe rimasto al buio. Da qui la richiesta ai giudici di concedere al Belgio tempo per fare le valutazioni d’impatto ‘ex-post’, vale a dire adesso, in un secondo momento successivo, sanare la situazione e lasciare al giudice nazionale il compito di imporre la chiusura nazionale di Doel 1 e Doel 2 in caso di mancati interventi.

    Tags: ambienteavvocato generalebelgioCorte Ueenergianucleareuevia

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