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Ue contro i giganti del web: non fanno abbastanza contro le fake-news

Ue contro i giganti del web: non fanno abbastanza contro le fake-news

La Commissione invita Facebook, Google e Twitter a fare meglio e minaccia il ricorso a proposte regolatorie per obbligare gli operatori del web a tenere un comportamento anti-disinformazione

Bruxelles – I giganti di internet non stanno mantenendo la parola data. Non stanno contrastando la disinformazione on-line come avevano detto quando avevano sottoscritto il codice di condotta contro le fake-news, e la Commissione adesso pretende rapporti mensili e una linea più severa. Mancano tre mesi alle elezioni europee, e il proliferare di messaggi fuorvianti sui principali social-network possono rappresentare un problema. L’esecutivo comunitario chiede progressi veri e minaccia interventi seri.

“Le piattaforme non hanno fornito dettagli sufficienti a dimostrare che le nuove politiche e i nuovi strumenti siano stati predisposti in tempo appropriato e con risorse sufficienti in tutti gli Stati membri dell’UE”, lamenta il commissario per l’Economia digitale, Mariya Gabriel. “Abbiamo bisogno di vedere maggiori progressi sugli impegni presi dai principali social network”.

Facebook, Google e Twitter non convincono. “Hanno fornito troppo poche informazioni sui risultati ottenuti con le misure introdotte”, denuncia il commissario per la Tutela dei consumatori, Vera Jourova. “Le piattaforme hanno fallito nell’identificare parametri che consentano di tracciare i progressi fatti”.

In sostanza non si riesce a capire se e quanto la qualità dell’informazione on-line è migliorata, e si guarda con preoccupazione alle elezioni di maggio. “Esortiamo Facebook, Google, e Twitter a fare di più negli Stati membri per assicurare l’integrità delle elezioni del Parlamento europeo a maggio”, scandiscono le due commissarie.

L’esecutivo comunitario si prende tutto il 2019 per valutare quanto Facebook, Google e Twitter abbiano tenuto fede al codice di condotta sottoscritto con l’Ue. “Qualora i risultati risultassero insoddisfacenti, la Commissione può proporre ulteriori azioni, anche di natura regolamentare”, avvertono i commissari.

“Non speculiamo su quello che succederà. Il nostro approccio è quello di non regolare, questo è il motivo per cui abbiamo preferito il codice di condotta”, si limita a dire Mina Andreeva, vicecapo del servizio dei portavoce della Commissione europea. “Abbiamo iniziato l’esercizio con la pubblicazione di questo rapporto, e diamo questa possibilità prima di procedere con eventuali strumenti regolatori”. L’ipotesi di interventi legislativi resta comunque sul tavolo.

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