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Muscat si dimetterà dal ruolo di primo ministro a gennaio 2020

Muscat si dimetterà dal ruolo di primo ministro a gennaio 2020

Travolto dal caso dell'omicidio di Caruana Galizia. "Chiederò che il 12 venga eletto il nuovo leader del partito, nei giorni successivi non sarò più premier"

Bruxelles – Il primo ministro maltese, Joseph Muscat, si dimetterà dall’incarico a circa metà gennaio del prossimo anno. Il leader del Partito Laburista ha annunciato la decisione questa domenica, in seguito alle pesanti indiscrezioni che hanno coinvolto il governo della Valletta in merito alle indagini sull’omicidio della giornalista anticorruzione Daphne Caruana Galizia nell’ottobre 2017. L’annuncio delle dimissioni di Muscat avviene pochi giorni dopo gli abbandoni del ministro per il turismo, Konrad Mizzi, di quello per l’Economia Christian Cardona, e del capo di gabinetto, Keith Schembri.

“Scriverò al presidente del Partito Laburista in modo tale che il processo per eleggere il nuovo leader sia stabilito per il 12 gennaio 2020. Da quel giorno non coprirò più il ruolo di leader del partito. Nei giorni seguenti, mi dimetterò dal ruolo di primo ministro”, promette Muscat nei giorni scorsi e lo conferma oggi parlando alla radio, riconoscendo di non poter più tenere più salde le redini del paese. Le dichiarazioni del primo ministro giungono in seguito al “supporto unanime” del gruppo parlamentare laburista, pronto a sostenere Muscat “in ogni genere di decisione”.

La decisione di Muscat era prevista in questi gironi e arriva in seguito alle proteste che, durante la scorsa settimana, hanno coinvolto migliaia di manifestanti nella strade della capitale. In prima linea, i famigliari della giornalista assassinata mostrano uno striscione con scritto “giustizia”. “Ogni giorno negli ultimi due anni mi sono fatto carico di ogni responsabilità. Ho preso le decisioni che potessero avere i migliori risvolti per il caso, sono convinto che alcune di queste erano buone, mentre altre potevano essere migliori”, ammette in seguito il leader laburista, che continua: “Le sensazioni di rabbia e tristezza per questo omicidio sono giustificate; allo stesso modo, violenza e disordine solo per il pretesto di manifestare, non sono accettabili in democrazia”.

L’eco del caso Galizia è fin troppo rumoroso, a Bruxelles scatta il campanello d’allarme. Questa settimana si svolgeranno le “investigazioni” del Parlamento europeo che esaminerà lo stato di diritto della Valletta. Nell’attesa che venga fatta più chiarezza sulla vicenda, la paura che le falle  nel governo maltese siano di natura sistemica si fa sempre più reale.

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