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    Home » Politica Estera » Bruxelles chiede lo stop alle interferenze esterne: in Libia “non c’è soluzione militare al conflitto”

    Bruxelles chiede lo stop alle interferenze esterne: in Libia “non c’è soluzione militare al conflitto”

    Da Bruxelles l'Ue e i ministri degli Esteri di Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna chiedono la cessazione immediata delle ostilità dentro e fuori Tripoli. L'appello di Di Maio: "L’Europa parli con una sola voce"

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    7 Gennaio 2020
    in Politica Estera

    Bruxelles – Cessate il fuoco immediato dentro e fuori Tripoli e stop alle interferenze esterne (leggi russe e turche) nella crisi libica: per l’Unione europea a Tripoli non c’è soluzione militare e Bruxelles cerca una via diplomatica per una soluzione politica. Cercando di rimanerne fuori. La situazione in Libia “peggiora di giorno in giorno”, dice l’Alto rappresentante per la Politica estera dell’UE, Josep Borrell, a conclusione del vertice straordinario tra i ministri degli Esteri di Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna svoltosi a Bruxelles.  “La soluzione può essere solo politica” ha spiegato Borrell. I quattro paesi del Processo di Berlino, insieme all’Alto rappresentante, proprio oggi avrebbero dovuto partecipare a una missione congiunta dell’Unione europea in Libia, con l’obiettivo di mediare il confitto e dialogare con il primo ministro Fayez al Serraj e con il generale Khalifa Haftar. La missione è stata poi rimandata per motivi di sicurezza.

    I capi della diplomazia di UE, Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna hanno adottato una dichiarazione congiunta chiedendo di fermare immediatamente i combattimenti e le ostilità dentro e fuori Tripoli. Una decisione scaturita dalla constatazione che una soluzione militare alla crisi libica non c’è e dunque “una cessazione immediata delle ostilità” è per Bruxelles il nodo centrale per tamponare gli effetti della crisi libica. Per Borrell le interferenze esterne di paesi terzi, aumentate negli ultimi giorni, continuano ad alimentare il conflitto in Libia, e per questo devono cessare. Inoltre, sottolinea, “i partiti guerrieri libici fanno affidamento sull’assistenza militare straniera, e danno agli attori esterni un’indebita influenza sulle decisioni sovrane libiche, a scapito degli interessi nazionali del paese e della stabilità regionale”. Nel comunicato congiunto firmato dai ministri degli Esteri non c’è menzione diretta alla Turchia e alla sua decisione di inviare i soldati a Tripoli, per sostenere il governo di al Serraj, resa nota da Erdogan domenica scorsa. Ma sollecitato dalla stampa a commentare l’iniziativa di Ankara, Borrell conferma che il riferimento è proprio alla Turchia, con cui rivela di essere in continuo e stretto contatto.

    I cinque ministri degli Esteri si impegnano a evitare azioni unilaterali come la firma di accordi che “aggravano ulteriormente il conflitto o azioni che creano un pretesto per interferenze esterne contrarie agli interessi del popolo libico, nonché agli interessi europei”. E si appellano inoltre a tutti “i membri della comunità internazionale di rispettare e far rispettare rigorosamente l’embargo sulle armi” stabilito dalle Nazioni Unite. Niente di nuovo, in effetti. Già a fine dicembre l’Alto rappresentante in una nota si era appellato ai membri della comunità internazionale invitandoli a tener fede alle disposizioni dell’ONU, di cui invece si registrano continue violazioni.

    L’intento di Bruxelles è quello di ripristinare il dialogo con tutti gli attori coinvolti nella crisi, Serraj e Haftar ma anche con la Turchia. Anche la Farnesina appoggia la linea europea e sostiene l’iniziativa diplomatica dell’UE: “bisogna parlare con tutti e convincerli a cessare il fuoco” dice il ministro Di Maio. “È importante, aggiunge, che l’Europa parli alla Libia con una voce coesa”, aggiunge, convinto di tutelare anche gli interessi degli italiani “quando chiediamo alla Ue di essere protagonista”. E spiega “La Libia si trova a pochi chilometri dalle coste italiane, e il Paese non solo un rischio per il fenomeno migratorio ma pure un rischio per il terrorismo e guerra per procura”. Come ribadito più volte nel corso degli ultimi mesi, per Di Maio “l’UE deve parlare con una sola voce, la riunione di oggi è stata importante perché sono state decise cose importanti”. Il titolare della Farnesina è diretto in queste ore in Turchia e poi in Egitto e sul coinvolgimento di Ankara aggiunge: “La Turchia è un Paese fondamentale per la guerra in Libia”. Da Bruxelles i ministri hanno voluto ricordare che l’UE “continuerà a sostenere la mediazione delle Nazioni Unite e contribuirà all’attuazione di qualsiasi decisione” che possa essere presa durante la Conferenza di Berlino, di cui ancora, però non si conosce la data precisa.

    Tags: Fayez al Serrajjosep borrellKhalifa HaftarlibyaLuigi Di Maiorussiaturchiaue

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