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    Home » Opinioni » OPINIONI/ I dubbi della Corte costituzionale tedesca sul Quantitative easing

    OPINIONI/ I dubbi della Corte costituzionale tedesca sul Quantitative easing

    Di Fabrizio Botti. Il bazooka di Draghi è a rischio

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    6 Maggio 2020
    in Opinioni
    Omt, Bce, Germania

    La sede della Corte costituzionale tedesca

    La Corte costituzionale federale tedesca (Bundesverfassungsgericht, BvG), dopo un rinvio iniziale a causa dell’emergenza sanitaria, si è infine pronunciata il 5 maggio 2020 riguardo al programma di acquisto di titoli emessi da governi, agenzie pubbliche e istituzioni internazionali situate nell’area dell’euro, denominato Public Sector Purchase Programme (Pspp) e meglio noto come Quantitative Easing (Qe), promosso dalla Banca centrale europea (Bce) a partire dal marzo 2015 con l’obiettivo di immettere liquidità per rilanciare la stabilizzazione e la crescita economica dell’eurozona.

    Pur riconoscendo il rispetto del divieto di finanziamento del debito pubblico dei Paesi dell’Unione monetaria, la Corte con sede a Karlsruhe ha stabilito che se entro i prossimi tre mesi il Consiglio direttivo della Bce non dimostrerà in maniera chiara e fondata come gli obiettivi di politica monetaria perseguiti dal Pspp siano proporzionati agli effetti di politica fiscale che ne scaturiscono, la Bundesbank non sarà più autorizzata a sostenere il programma.

    Fra Banca centrale e Corte di giustizia
    La sentenza è inedita perché mina allo stesso tempo la legittimità della Corte di giustizia dell’Unione europea (Cgue) e l’indipendenza della Bce. I supremi magistrati tedeschi – che non è nuova a pronunce in materia di diritto dell’Ue – hanno infatti respinto un precedente giudizio della Corte con sede in Lussemburgo, che nel 2018 aveva riconosciuto come il Qe non violasse il mandato della Bce. Il rigetto del provvedimento della Cgue, considerato arbitrario e oltre le sue competenze, segna oltretutto un pericoloso precedente che potrebbe aprire nel prossimo futuro a ulteriori sfide all’ordine legale europeo da parte di Stati Membri che si trovino in aperto conflitto con gli standard democratici e lo stato di diritto su cui si fonda l’Unione europea, come l’Ungheria di Viktor Orbán e la Polonia del partito Diritto e Giustizia.

    I criteri ed i limiti agli acquisti di titoli del debito pubblico richiesti dai giudici tedeschi per riportare l’operatività della Bce nei confini del proprio mandato di politica monetaria rischiano di neutralizzare l’efficacia del Pspp, depotenziando il bazooka predisposto e poi rilanciato nel settembre 2019 dall’allora presidente Mario Draghi, che ha alimentato l’acquisto di titoli di tutti i Paesi dell’eurozona sul mercato aperto per una cifra prossima ai 3mila miliardi di euro. Nonostante la Corte costituzionale tedesca abbia specificato come i provvedimenti emessi non coinvolgano le recenti misure di risposta all’emergenza pandemica di acquisto di titoli per 750 miliardi di euro annunciata dalla Bce a marzo, i vincoli imposti al Pspp rischiano di limitare l’efficacia anche di queste ultime.

    Rischi e opportunità
    È inoltre estremamente arbitraria la richiesta contenuta nella pronuncia di bilanciare le significative implicazioni di politica economica derivanti dal perseguimento degli obiettivi di politica monetaria, in considerazione di quanto siano sfumati i confini tra i due.

    Oltre il possibile indebolimento dell’azione della Bce, con ripercussioni catastrofiche per le economie periferiche come l’Italia e di conseguenza per la stabilità della zona dell’euro nel contesto della profonda crisi attuale, la sentenza dei giudici costituzionali tedeschi apre scenari estremamente polarizzati. Se da un lato le tensioni attorno al mandato della Bce rischiano di avviare un processo di graduale disintegrazione dell’Unione monetaria, dall’altro potrebbero fornire l’opportunità per un deciso avanzamento dell’integrazione europea. Una modifica dei Trattati dell’Ue che estenda il mandato della Bce, nonché l’adozione di leve di politica fiscale comuni che rendano l’eurozona indipendente dalla Bce potrebbero divenire provvedimenti irrimandabili in tempi di crisi globale senza precedenti.

    Fabrizio Botti è responsabile di ricerca per l’area di economia e finanza all’interno del programma “Multilateralismo e governance globale” dell’Istituto Affari Internazionali (IAI) e Intesa Sanpaolo Fellow. Insegna Economia politica e Economia dei mercati immobiliari presso l’Università degli studi Guglielmo Marconi.

    Leggi l’intervento originale su Affarinternazionali.it, il sito del’Istituto Affari Internazionali (IAI).

    Tags: bcecorte costituzionale tedescaFabrizio BottiIaimario draghiqe

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