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Il Coronavirus costa all'UE 22,2 miliardi di euro di mancato export tra febbraio e marzo

Il Coronavirus costa all'UE 22,2 miliardi di euro di mancato export tra febbraio e marzo

I dati Eurostat confermano la debolezza della domanda esterna quale fattore per la crisi da COVID-19. Le misure restrittive anti-contagio hanno permesso anche minori importazioni (-23,8 miliardi di euro)

Bruxelles – Il Coronavirus ferma il commercio internazionale. Importazioni ed esportazioni dell’Unione europea si riducono tra febbraio e marzo. A fine marzo l’UE ha esportato beni per 235,7 miliardi di euro, importandone per 227,6 miliardi. Gli acquisti dall’esterno si riducono di 23,8 miliardi di euro, le vendite ai Paesi terzi di prodotti made in UE di 22,2 miliardi.

Una flessione frutto delle politiche di risposta alla pandemia di COVID-19, secondo Eurostat. “Per prevenire la diffusione della pandemia COVID-19, i paesi di tutto il mondo hanno adottato una serie di misure restrittive”, ricorda l’istituto di statistica europeo presentando i dati, che misurano l’impatto della crisi sanitaria sul commercio. Analizzando i numeri di inizio anno (fine gennaio) con quelli di fine trimestre (fine marzo), si nota ulteriormente il calo di compra-vendite internazionali a seguito del confinamento attuato progressivamente ovunque. Mentre l’entità delle perdite di importazioni restano grosso modo le stesse registrate tra marzo e febbraio (-23,7 miliardi), le perdite in termini di esportazioni risultano peggiorate di 600 milioni (-22,8 miliardi).

L’ondata di Coronavirus non ha risparmiato alcuna relazione commerciale. L’UE ha visto ridurre scambi in entrata e uscita con tutti i suoi partner, soprattutto quelli principali. Nelle flusso commerciale gennaio-marzo indici negativi si registrano per gli scambi UE-Svizzera (-8,5%), UE-Cina (-7,1%), UE-Russia (-6,8%), UE-Regno Unito (-6,2%) e UE-Stati Uniti (-4,2%).

I dati diffusi oggi non fanno che confermare le debolezze economiche già denunciate anche dalla Commissione europea. Nelle sue previsioni economiche di primavera l’esecutivo comunitario aveva indicato nella debolezza della domanda esterna e conseguente calo delle esportazioni uno dei fattori al ribasso per la crescita degli Stati membri dell’UE.