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    Home » Politica » 30% verde e 20% digitale, Von der Leyen ridisegna il recovery fund e rilancia il ruolo guida dell’UE

    30% verde e 20% digitale, Von der Leyen ridisegna il recovery fund e rilancia il ruolo guida dell’UE

    La presidente della Commissione europea impone che il 20% delle risorse sia usato per il digitale, quindi chiede più competenze in materia di sanità, meno decisioni all'unanimità e riferimenti comuni per salari minimi

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    16 Settembre 2020
    in Politica
    La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nell'Aula del Parlamento europeo per il suo primo discorso sullo stato dell'Unione [Bruxelles, 16 settembre 2020]

    La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nell'Aula del Parlamento europeo per il suo primo discorso sullo stato dell'Unione [Bruxelles, 16 settembre 2020]

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    Bruxelles – La metà delle risorse per la ripresa dovrà essere investita in sostenibilità e digitale. Ursula von der Leyen dà indicazioni politiche ai governi. Il suo primo discorso sullo Stato dell’Europa si tramuta in un’agenda dei lavori utile per sfruttare al meglio il meccanismo per la ripresa (Next Generation EU), dotato di 750 miliardi di euro messi a disposizione tra garanzie e prestiti. Fin qui era stato chiarito che il 30% di queste risorse deve essere usato per la transizione verde. In aggiunta a questo da oggi “investiremo il 20% delle risorse di NextGeneration EU nel digitale”, mette in chiaro von der Leyen, perché “abbiamo bisogno di un piano comune europeo” in questo ambito.

    Ecco allora la strada indicata anche per l’Italia, che di questi 750 miliardi di euro se ne vede garantiti una parte sostanziosa, 208,8 miliardi. Ora il governo Conte è avvertito: nel piano nazionale di rilancio 62,6 miliardi dovranno servire per la transizione ecologica e sostenibile e 41,7 miliardi di euro per reti veloci, banda larga, connessioni e affini.

    Ma non è da qui che parte. Nel suo primo discorso sullo Stato dell’Europa von der Leyen non inizia dal piano per la ripresa, bensì rendendo omaggio alle persone “in prima linea” nella lotta alla pandemia di COVID-19. Da qui inizia quindi il suo ragionamento sull’Europa che deve essere. Ci gira prima un po’ intorno, ricordando che con il Coronavirus “abbiamo tramutato le nostre paure in unità”. Quindi inizia. “Abbiamo mostrato cosa è possibile fare quando c’è fiducia” reciproca. La rivendicazione di un ruolo nato proprio dal disastro della pandemia, in un inno all’Europa di Ursula von der Leyen, in occasione del suo primo discorso sullo stato dell’Unione.

    La presidente della Commissione europea ricorda la risposta dell’UE alla crisi sanitaria. “Laddove i Paesi hanno chiuso i confini, noi abbiamo creato corridoi verdi” prioritari per il transito di merci e beni di prima necessità. Laddove si creata una corsa a chi prima trovava n vaccino, la Commissione ha portato coordinamento e ordine. “Questa crisi ha mostrato i limiti di un modello che ha messo la ricchezza al di sopra del benessere”. Limiti che spingono von der Leyen a rilanciare il ruolo dell’UE, a lasciare meno competenza agli Stati nelle politiche per la salute, lasciare che a livello comunitario si metta mano a regole per salari minimi.

    L’Europa della sanità e della salute
    La pandemia ha messo in luce i limiti di un’integrazione differenziata in materia di politiche sanitarie. La lezione da trarre? “Per me è chiarissimo, dobbiamo costruire un’Unione Europea della salute più forte”. Von der Leyen è convinta di poterci riuscire in tre mosse: rafforzando l’Agenzia per il farmaco (EMA) e il centro di prevenzione e controllo delle malattie (ECDC), istituendo “un’agenzia avanzata” per la bio-ricerca, e ridisegnando i poteri in materia. “Dobbiamo discutere la questione delle competenze sanitarie”.

    Parole che valgono applausi dell’Aula, ma che bisognerà vedere quante approvazioni troverà in Consiglio. Anche perché togliere competenze agli Stati potrebbe voler dire rimettere mano ai trattati. Una via non percorribile, ma che von de Leyen non vuole lasciare intentata.

    Intanto annuncia l’organizzazione di un summit globale sulla sanità “in Italia, per il prossimo anno”, in concomitanza della presidenza italiana del G20. Un invito già raccolto dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

    Felice di ospitare come Presidenza italiana del G20 nel 2021 il Global Health Summit con @vonderleyen. Uniti proteggiamo la nostra salute e costruiamo un futuro migliore per le prossime generazioni #SOTEU

    — Giuseppe Conte (@GiuseppeConteIT) September 16, 2020

    Parola d’ordine: verde
    L’Europa deve investire sulla sostenibilità. Un concetto ripetuto più volte, e rilancio con maggior forza. Torna per un attimo sul meccanismo per la ripresa, sui 750 miliardi di euro per il rilancio dell’economia a dodici stelle. “Vogliamo che il 30% di queste risorse sia reperito attraverso green bond”.

    Nell’Europea dell’immediato futuro von der Leyen vede edilizia sostenibile, “idrogeno al posto del carbone” e un milione di punti di ricarica elettrica per le auto a zero emissioni.

    No unanimità, più diritti
    Nella trasformazione dell’Europa che serve per dare all’Europa un nuovo slancio c’è il meccanismo decisionale. “Siamo coraggiosi! Adottiamo decisioni a maggioranza qualificata almeno per quanto riguarda le questioni dei diritti umani e delle sanzioni”. Un passo ritenuto necessario, perché “adesso è tempo di agire”, ma le regole sul funzionamento dell’UE producono come risultato l’impossibilità di funzionare.

    Intanto la presidente dell’esecutivo comunitario torna a promettere “una strategia” per i diritti della comunità LGTB, e una stretta contro ogni forma di razzismo e discriminazione. “Dobbiamo ampliare la lista dei crimini per discorsi di incitamento all’odio su razza e orientamento sessuale. L’odio è odio. Sii chi sei, ama chi vuoi, senza recriminazioni”. Un messaggio indirizzato soprattutto alla Polonia, a cui ha qualcosa di molto preciso da dire. “Le zone libere da LGBTQI sono zone libere dall’umanità. E non hanno posto nella nostra Unione”.

    Mai con Lukashenko
    Von der Leyen ha un messaggio anche per il governo e alle autorità bielorusse. “L’UE è dalla parte del popolo bielorusso. Voglio dirlo forte e chiaro”. Vuol dire che nella contrapposizione tra il presidente uscente e attualmente in carica tra le proteste, Alexander Lukashenko, e la popolazione, l’UE non si schiera con il primo. “Il popolo di Bielorussia deve essere libero di decidere del proprio futuro. Non rappresenta pedine sulla scacchiera degli altri“.

    Tempo di decidere su immigrazione
    Von der Leyen rilancia anche il ruolo dell’Europa sulla gestione delle politiche migratorie. “Di immigrazione si è discusso sufficientemente a lungo”. Ora è tempo di decisioni, e dunque la prossima settimana (23 settembre) il collegio adotterà il nuovo patto per l’immigrazione, contenente le nuove regole comuni. La presidente della Commissione offre un’anticipazione. “Salvare le vite in mare non è un optional”. Resterà fermo il principio per cui “quanti hanno il diritto di stare in Europa ci staranno e verranno integrati”. Per tutti gli altri niente da fare.

    Dalle anticipazioni sembra cambiare poco. Niente migranti economici, sì a rimpatri, obbligo di salvataggio in mare. Bisogna vedere cosa ne sarà di meccanismo di redistribuzione, ma von der Leyen ha le sue idee. “Se facciamo un passo avanti, mi aspetto che anche tutti gli Stati membri si facciano avanti.Se siamo tutti pronti a scendere a compromessi, senza compromettere i nostri principi, può funzionare”.

    Avanti con salario minimo
    Fin dall’inizio von der Leyen lavoro per un’Unione che protegge. Vuol dire non tanto difesa, quanto tutela. E rilancia questa Unione sociale mettendo il lavoro al centro dell’agenda politica. Annuncia che la Commissione “presenterà una proposta giuridica per sostenere gli Stati membri nella creazione di un quadro per i salari minimi”. Questo è diventato ormai un impegno irrinunciabile. “Tutti devono avere accesso al salario minimo tramite contratti collettivi o salari minimi legali”, nel rispetto di competenze e tradizioni nazionali.

    Tags: coronavirusCovid 19dirittidiscorso sullo stato dell'Unionefuture of europeG20giuseppe conteimmigrazioneitaliaLGTBImigrantiparlamento europeoSalutesanitàueursula von der leyen

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