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Just Transition Fund, il Parlamento europeo ammette investimenti sul gas

Just Transition Fund, il Parlamento europeo ammette investimenti sul gas

Le accuse di ipocrisia climatica da ONG ambientaliste e gruppi del Parlamento più 'green friendly'. La posizione finale sul Fondo per la transizione giusta andrà approvata dagli Stati membri

Bruxelles – Il Parlamento europeo riunito in plenaria ha votato mercoledì 16 settembre per consentire il finanziamento di progetti di gas naturale nell’ambito del Fondo di transizione giusta (Just transition fund), proposto dalla Commissione a gennaio 2020 e pensato per accompagnare la transizione verde dei Paesi che hanno più difficoltà ad abbandonare i combustibili fossili.

Con il voto di ieri il Parlamento ha così consolidato la sua posizione, che dovrà essere approvata anche dagli Stati membri nel Consiglio in un ultimo ciclo di negoziati, per definirne anche le dimensioni, dovrà essere avviato quanto prima. Il testo è stato approvato con 417 voti a favore, 141 contrari e 138 astensioni. Il Parlamento insiste per un aumento delle risorse previste per il periodo 2021-2027 (25 miliardi di euro a prezzi 2018 rispetto agli 11 miliardi proposti dalla Commissione e la riduzione a 7,5 miliardi di euro concordata dal Consiglio europeo). Importo che, si legge nel testo, dovrebbe essere integrato da ulteriori 32 miliardi a prezzi correnti, nel quadro dello strumento di ripresa dell’UE.

Tra i punti principali delle richieste del Parlamento la creazione di un “meccanismo di ricompensa verde”, che consenta di assegnare il 18 per cento delle risorse totali del fondo agli Stati membri che riducono le loro emissioni di gas serra più rapidamente di altri. La proposta stabilisce inoltre che solo il 50 per cento della dotazione che spetta agli Stati membri sarà disponibile per i Paesi che non si impegnano a raggiungere l’obiettivo di neutralità climatica, zero emissioni nette, entro il 2050. L’impegno è stato assunto dall’intera Unione europea ma l’intento di Bruxelles è quello di spingere i singoli Stati membri ad adottarlo (e raggiungerlo) anche individualmente.

Le critiche al gas

La parte della posizione parlamentare che ha suscitato maggiori critiche è stata però la decisione di inserire una deroga per gli investimenti in attività legate al gas naturale, per quelle regioni che dipendono fortemente “dall’estrazione e dalla combustione di carbone, lignite, scisti bituminosi o torba”, se si qualificano come “sostenibili dal punto di vista ambientale”. Nel testo si specifica che tali investimenti dovranno essere realizzati in linea con il regolamento sulla tassonomia, il sistema di classificazione sulle attività economiche ‘verdi’, che anche rimane legato al principio del ‘no harm’ (nessun danno). Anche il sistema della tassonomia per ora non esclude che si possa considerare il gas naturale come fonte di transizione verso un’economia priva di combustibili fossili.

Secondo diverse opinioni però il Parlamento non avrebbe dovuto consentire il finanziamento di progetti legati al gas, abbassando le ambizioni climatiche dell’Unione europea, che solo ieri ha visto la proposta della presidente della  spingere per un target più alto di riduzione delle emissioni a effetto serra. “Dal Parlamento europeo ci saremmo aspettati più coraggio. L’utilizzo del gas è incompatibile con gli obiettivi nobili del Just Transition Fund e quindi il Movimento 5 Stelle non può sostenere il testo finale che emerge dal voto degli emendamenti”, scrive in una nota Chiara Gemma, europarlamentare del Movimento 5 Stelle. Anche per Rosa D’Amato (M5S) “la transizione ecologica non può avvenire con le fonti fossili, questa è una contraddizione in termini. Consideriamo dunque una beffa il voto favorevole del Parlamento europeo a un emendamento sull’eleggibilità delle attività relative al gas per il Just Transition Fund”.

Critico anche il gruppo dei Verdi all’Europarlamento che riconduce l’inserimento dell’emendamento in questione “all’intensa attività di lobbying” del gas che fa pressione a Bruxelles. “Combatteremo contro questo, l’UE deve cercare alternative rinnovabili e pulite ai combustibili fossili se vogliamo davvero affrontare il problema”. Dura la reazione anche della società civile. “La posizione dei deputati è direttamente contraria a quella della Commissione europea, degli Stati membri dell’UE e del Comitato delle regioni dell’UE, che si sono tutti opposti all’inclusione del gas”, scrive in una nota il WWF. A inizio settimana oltre 60 ONG avevano indirizzato una lettera agli eurodeputati per escludere dal fondo finanziamenti alle fossili.

Non è però una novità che in Parlamento ci sia una maggioranza a sostegno del gas come energia di transizione verso la completa decarbonizzazione del continente tra trent’anni. Solo a febbraio l’Aula di Strasburgo aveva bocciato una risoluzione contro i cosiddetti Progetti di interesse comune (PIC) della Commissione europea per la connessione “energetica” del continente, in cui figurano anche diversi progetti energetici (32 in tutto) riguardanti il gas naturale, anche oggi la fonte energetica su cui i paesi membri dall’UE sono più in disaccordo.

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