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App anti-Covid, da metà ottobre l'Italia sarà connessa al (piccolo) sistema di interoperabilità europeo

App anti-Covid, da metà ottobre l'Italia sarà connessa al (piccolo) sistema di interoperabilità europeo

Il Gateway voluto dalla Commissione UE sarà inizialmente operativo anche in Germania e Irlanda, poi negli altri 12 Paesi in cui è stata sviluppata un'app nazionale. Ma preoccupa il fatto che solo il 10 per cento dei cittadini ne abbia scaricata una

Bruxelles – Italia, Germania e Irlanda saranno i primi Paesi a connettersi all’European Interoperability Gateway Service, il servizio voluto dalla Commissione Europea per mettere in comunicazione tra loro le applicazioni nazionali di tracciamento anti-Covid. Entro la metà di ottobre (alti funzionari della Commissione hanno parlato del 17 ottobre come data stimata) i server back-end delle tre applicazioni nazionali (per l’Italia, Immuni) saranno in grado di interagire a livello transfontaliero, all’interno dell’infrastruttura digitale in sperimentazione dal 14 settembre scorso.

Nella seconda metà del mese il servizio sarà implementato con l’interconnessione delle app degli altri tre Paesi che insieme a Italia, Germania e Irlanda avevano partecipato alla fase sperimentale del progetto: Repubblica Ceca, Danimarca e Lettonia. Successivamente tutti gli altri Stati membri che hanno sviluppato sistemi di tracciamento anti-Covid potranno avviare il processo di integrazione tra app europee. Sono 15 in totale: oltre ai sei già citati, anche Austria, Croazia, Estonia, Francia, Malta, Olanda, Spagna, Polonia e Portogallo, a cui si aggiungeranno nei prossimi giorni Belgio, Cipro e Lituania. Da giugno il Data Centre della Commissione ha fornito agli sviluppatori le linee guida e le specifiche tecniche basilari per realizzare una futura interoperabilità.

La criticità maggiore riguarda però i numeri dei soggetti coinvolti. Non tanto sul numero di Paesi membri, quanto piuttosto su quello dei cittadini che nei 18 Paesi hanno scaricato l’app di tracciamento nazionale sul proprio smartphone. Stiamo parlando di una copertura del 10 per cento, una percentuale insufficiente per avere dei risultati vagamente significativi. Per questo motivo i funzionari hanno stabilito che, di pari passo, deve essere implementato il lavoro di comunicazione sull’utilità del progetto di tracciamento che non comporta rischi per la sicurezza dei dati dei cittadini.

Il Gateway si basa su dati anonimi, sulla prossimità tramite bluetooth e sullo scambio di chiavi criptate generate dalle applicazioni nazionali. Le informazioni scambiate saranno pseudonimizzate, limitate al minimo indispensabile e conservate solo per il tempo necessario al tracciamento delle infezioni. Non sarà possibile l’identificazione delle singole persone a partire dalle chiavi scambiate tra smartphone entrati in contatto. Quando si attraversano i confini, il Gateway permetterà di mettere in contatto automaticamente i server delle applicazioni nazionali, senza che l’utente debba scaricarsi ogni volta l’app del Paese in cui è entrato.

L’European Interoperability Gateway Service è stato sviluppato da Deutsche Telekom e SAP, multinazionale europea per la produzione di software gestionale, mentre la gestione è stata affidata al Data Centre della Commissione Europea.

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