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Sul MES finisce la tregua. Dopo lo scontro col PD, Conte annuncia chiarimento e patto di fine legislatura

Sul MES finisce la tregua. Dopo lo scontro col PD, Conte annuncia chiarimento e patto di fine legislatura

Il premier fa una mezza marcia indietro e promette un confronto nelle sedi opportune. Gualtieri: Si discuta nel merito: è un prestito senza condizioni che fa risparmiare 300 milioni all'anno". Presentata la manovra 2021 di 39 miliardi di euro.

Roma – Nessun veto al Mes. Dopo le polemiche, da Conte una frenata contraria con la promessa di un chiarimento nella maggioranza per un nuovo patto di fine legislatura. “Ho solo portato degli elementi – ha precisato il presidente del Consiglio – per spiegare che il MES non è la soluzione di tutto. Ci sarà l’opportunità per parlarne nelle sedi opportune”. A stemperare la polemica e lo scontro con il segretario del PD Nicola Zingaretti che l’aveva criticato per aver trattato il tema con una battuta, anche il ministro Roberto Gualtieri che invita a riportare il confronto alle questioni di merito.

Cauto e favorevole invita alla calma: “La nuova linea di credito offre un supporto senza condizioni (se non quello dell’utilizzo in campo sanitario) a tasso sostanzialmente zero. Consente dunque di risparmiare interessi per circa 300 milioni di euro all’anno”. Gualtieri riduce all’osso la questione, sgombrando il campo dagli aspetti politici e tuttavia ricordando che “l’Italia non ha un deficit di liquidità” e finora si sta finanziando piuttosto bene sui mercati con uno spread basso.

L’occasione per chiarire dopo una giornata di scontro tra PD e alleati, è offerta dalla conferenza stampa dove è stata presentata per grandi linee la manovra 2021 che, al contrario, ha registrato lo scorso sabato 17 una forte coesione nella maggioranza. 39 miliardi di euro dei quali 24,7 in deficit e 15 già conteggiati nel Next generation EU.

Una legge di bilancio ancora tutta da definire nelle norme ma che contiene interventi consistenti per il welfare, scuola e sanità, occupazione. I pilastri a favore della crescita potranno contare sugli investimenti pubblici, un primo intervento di riforma fiscale possibile anche con il proseguimento del recupero dell’evasione e l’operazione cashback che sarà anticipata già a dicembre di quest’anno. Via dunque al rinnovo della cassa integrazione con regole più selettive, le proroghe sulle cartelle esattoriali e le moratorie per sostenere la liquidità di piccole e medie imprese

Ai decreti già varati nei mesi scorsi “aggiungiamo altre risorse e complessivamente mobilitiamo 70 miliardi per la ripresa nel 2021, – ha detto il ministro Gualtieri – sostenendo i settori già colpiti e con un forte orientamento verso innovazione, sostenibilità ambientale, coesione sociale e territoriale”.

Premier e ministro hanno spiegato che a Bruxelles sono state già avviate le prime interlocuzioni sui Piano di ripresa e resilienza italiano e nonostante gli ostacoli che stanno ritardando a Bruxelles l’approvazione del Quadro finanziario pluriennale, Conte si mostra fiducioso perla sua soluzione.

Disinnescata ancora una volta la mina del MES, nella maggioranza molti nodi restano insoluti in attesa degli Stati generali dei Cinquestelle che proprio sul ‘salvastati’ hanno piazzato i paletti. Sul tema però il PD non intende cedere e lo scontro nato dopo le dichiarazioni di Conte non sono certo frutto di banali incomprensioni. Fino a ieri il premier era rimasto in equilibrio, attento a non aprire divisioni ma la richiesta del PD di discutere del prestito per le spese sanitarie in Parlamento, ora è messa sul piatto del chiarimento, anche perché Nicola Zingaretti ormai da tempo ha schierato il partito a favore.

Già irritati da una linea troppo blanda sulle nuove restrizioni contenute nel decreto di Palazzo Chigi illustrato domenica sera, i Dem hanno reagito male all’uscita dai binari del presidente del Consiglio, specie su un tema così delicato e che è tornato caldissimo con la nuova ondata pandemica. Una questione ridotta ormai solo a un’arma politica con i Cinquestelle che, contro PD e Italia Viva hanno firmato una nota comune di deputati e senatori per il no al MES. Un punto rivendicato anche dalle opposizioni di Lega e Fratelli d’Italia che dal primo momento hanno fatto muro.

“E’un duello italo-italiano, dal quale cerco di stare lontano” commenta il commissario per gli Affari economici Paolo Gentiloni che tuttavia rivendica di aver fatto la sua parte “lavorando a eliminare dalle linee di credito le condizionalità macroeconomiche del vecchio MES”.