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    Home » Cronaca » Test rapidi Covid, appello dell’UE ai governi per il riconoscimento reciproco dei risultati

    Test rapidi Covid, appello dell’UE ai governi per il riconoscimento reciproco dei risultati

    La Commissione raccomanda l'uso dei test antigenici quando la disponibilità di quelli molecolari "è limitata" e quando una rapida identificazione dei casi positivi può aiutare a prevenire focolai o per il monitoraggio regolare di gruppi ad alto rischio. Anche sui test rapidi chiede un approccio coordinato dai Ventisette

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    18 Novembre 2020
    in Cronaca
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    Bruxelles – Come selezionare i test rapidi, quando sono consigliati, chi dovrebbe effettuarli ma soprattutto spingere gli Stati al riconoscimento reciproco sia dei test che dei risultati. La Commissione europea ha fatto oggi la sua proposta di raccomandazione per l’utilizzo di test rapidi antigenici in tutti gli stati membri, sempre alla ricerca di un maggiore coordinamento a livello europeo nella gestione della pandemia.

    Si raccomanda l’uso dei test rapidi antigenici quando la disponibilità dei test real-time PCR (i test molecolari), “è limitata” e quando una rapida identificazione dei casi positivi può aiutare a prevenire focolai o per il monitoraggio regolare di gruppi ad alto rischio (come ad esempio il personale medico o nelle case di cura per anziani). Questo non esclude che gli Stati membri siano incoraggiati a condurre test rapidi dell’antigene “in aggiunta ai test” molecolari, l’uno non esclude l’altro, ma è opportuno sfruttare il vantaggio derivato dai costi contenuti e dalla rapidità per aumentare di fatto il numero di test effettuati.

    Fare più test dovrebbe aiutare a contenere la diffusione del virus ma soprattutto scongiurare nuovi blocchi nella circolazione dentro lo spazio europeo. La Commissione si sofferma sui test antigenici rapidi perché hanno vantaggi effettivi dal punto di vista dei costi e della rapidità: mentre per i test molecolari si cerca il materiale genetico del virus, quelli antigenici ricercano la presenza di proteine virali in grado di legarsi agli anticorpi, il risultato è molto rapido e dunque perfetto in situazioni dove è necessario testare con rapidità o di frequente un gran numero di soggetti. Di contro, l’affidabilità dei risultati non è al 100% ma ancora da migliorare. 

    Il collegio aveva già mobilitato risorse per 100 milioni di euro dallo strumento di sostegno alle emergenze (EFI) per acquistare test antigeni rapidi e fornirli agli Stati membri. Nella raccomandazione adottata oggi ha firmato un accordo con la Federazione internazionale delle società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (IFRC) che contribuisce con 35,5 milioni di euro ad aumentare la capacità di test COVID-19 nell’UE, attraverso formazione del personale per la raccolta di campioni, l’analisi e l’esecuzione di test, in particolare tramite attrezzature mobili.

    Quanto a come individuare i test, la Commissione rimane comunque sul vago. Gli Stati  dovrebbero utilizzare test rapidi con “prestazioni accettabili”, che significa con oltre l’80 per cento di sensibilità e più del 97 per cento di specificità. Si cerca di ridurre al minimo “l’inaffidabilità” dei test rapidi che spesso danno falsi risultati dei test sia negativi che positivi. L’Esecutivo interviene anche sulle tempistiche: i test, si legge nella comunicazione, dovrebbero essere utilizzati entro cinque giorni dall’insorgenza dei sintomi o entro sette giorni dall’esposizione a un caso confermato positivo al COVID-19. Fondamentale però che i test rapidi siano effettuati “solo da personale sanitario o operatori addestrati”. 

    C’è un punto su cui la Commissione si sofferma ancora una volta, l’approccio coordinato tra gli Stati. L’esecutivo raccomanda ai governi UE il riconoscimento reciproco dei test rapidi dell’antigene e dei loro risultati. Un nuovo tassello per impedire che le misure sanitarie nazionali adottate dagli Stati membri vadano a intaccare la libera circolazione delle persone in tutto il blocco. Nell’ottica dell’Ue, il riconoscimento reciproco dei risultati dei test “è della massima importanza per facilitare la circolazione transfrontaliera, la ricerca di contatti transfrontalieri e il trattamento”. Gli Stati membri sono fortemente incoraggiati a riconoscere reciprocamente i risultati dei test sulla base dei criteri della raccomandazione.

    To slow down the spread of coronavirus, we need to scale up testing.

    Today, we provide guidance to EU governments on the use of rapid antigen tests, to boost their testing capacity, and on mutual recognition of tests' results in the EU. https://t.co/xvUnNf9PBl

    — Ursula von der Leyen (@vonderleyen) November 18, 2020

    Al Berlaymont si lavora anche a un’altra raccomandazione della Commissione su un approccio coordinato sui tempi e le modalità della quarantena o dell’auto-isolamento correlate al Coronavirus. Intanto, la raccomandazione dell’Esecutivo presentata oggi sarà presumibilmente discussa domani, 19 novembre, al vertice virtuale dei leader europei sulla risposta dell’UE alla pandemia COVID-19, dove si è deciso di coordinare maggiormente i metodi di prova. 

    “I test ci dicono qual è l’entità della diffusione, dove si trova e come si sviluppa. È uno strumento decisivo per rallentare la diffusione di COVID-19″, ha commentato la commissaria europea alla Salute, Stella Kyriakides. “Essere efficienti nei test richiede anche la disponibilità delle risorse necessarie, motivo per cui anche oggi stiamo rafforzando il nostro sostegno per aumentare la capacità di test degli Stati membri. Il sostegno e la solidarietà sono fondamentali per superare questa pandemia”, conclude.

    Tags: commissione europeacoronavirusCovid 19tamponitest molecolaretest rapidi antigenicitracciamentotracciamento datiunione europea

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