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    Home » Economia » Diritto alla riparazione e lotta all’obsolescenza programmata: le richieste del Parlamento Ue per un mercato unico sostenibile

    Diritto alla riparazione e lotta all’obsolescenza programmata: le richieste del Parlamento Ue per un mercato unico sostenibile

    Meno spreco e più riuso. L'Aula voterà mercoledì 25 novembre per rendere il mercato unico più trasparente nei confronti dei consumatori, garantendogli anche il diritto alla riparazione di prodotti tecnologici più efficienti in termini di costi

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    23 Novembre 2020
    in Economia
    riparazione smartphone
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    Bruxelles – Diritto alla riparazione, lotta all’obsolescenza programmata, più informazioni per i consumatori: la sostenibilità dell’Unione europea deve passare anche attraverso un mercato unico interno più trasparente nei confronti di chi acquista. Questo il nodo centrale affrontato in una relazione  in discussione al Parlamento europeo che punta a rendere l’Unione un “mercato unico più sostenibile tanto per le imprese che per i consumatori”.

    Quello dell’Unione europea è “il primo mercato del mondo e per questo abbiamo la possibilità di fissare alcune regole, anche in termini di sostenibilità ambientale” in una società che è invece sempre più dettata dal “consumismo”. Queste le parole con cui David Cormand, europarlamentare dei Verdi e primo firmatario della proposta di relazione, ha aperto oggi (23 novembre) il dibattito in Aula. L’ambizione del progetto – su cui i deputati voteranno domani sugli emendamenti, e mercoledì sul testo definitivo – è quello di “preservare le risorse e prevenire gli sprechi” all’interno del mercato unico europeo ma al contempo “proteggere i consumatori” rendendolo “più trasparente e affidabile” nei loro confronti. Si chiede dunque alla Commissione europea di introdurre il “diritto di riparazione” rendendo le riparazioni degli oggetti, soprattutto in campo tecnologico, “più attraenti, sistematiche ed efficienti” soprattutto in termini di costi. In sostanza, si chiede di intervenire per dare un ciclo di vita più lungo ai prodotti. 

    Cormand cita i risultati di un sondaggio Eurobarometro per cui il 77 per cento dei cittadini dell’UE preferirebbe riparare i propri dispositivi elettronici piuttosto che sostituirli, mentre il 79 per cento pensa che i produttori dovrebbero essere obbligati a rendere “più facile la riparazione dei dispositivi digitali o la sostituzione delle singole parti”. In sostanza, più di tre quarti dei cittadini europei vuole riparare i prodotti ma è scoraggiato a farlo a causa dei prezzi di riparazione troppo alti e anche dalle scarse informazioni che riceve sulla durabilità del prodotto che acquista. In questo senso si chiede anche di intervenire per contrastare l’obsolescenza programmata dei prodotti, ovvero quella pratica commerciale per la quale alcune aziende tendono a prefissare il ciclo di vita di un prodotto, ad esempio uno smartphone, per farlo durare di meno. In questo modo si suscita nel consumatore la esigenza di sostituire i prodotti.

    Riparare gli oggetti, anziché sostituirli o buttarli via servirà ad avere anche meno rifiuti. “Consumiamo troppe risorse e produciamo troppi rifiuti”, ha spiegato Anna Cavazzini del gruppo Verdi. L’Unione europea produce circa 5,2 tonnellate di rifiuti pro capite all’anno e la Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti (in programma dal 21 al 29 novembre) è il momento giusto per sottolineare che “questo impatta il pianeta”, dal momento che lo smaltimento dei rifiuti nelle discariche è la quarta fonte di emissioni di gas a effetto nell’Unione. L’Ue “è il mercato unico più grande al mondo – ha aggiunto -, facciamo sì che sia anche il più sostenibile al mondo”.  

    C’è inoltre l’intento di “responsabilizzare i consumatori” agli acquisti che fanno, e dunque rendergli più accessibili (e affidabili) le informazioni sulla riparabilità e la durabilità dei prodotti per aiutarli a compiere scelte più sostenibili dal punto di vista ambientale. Su questo versante, i deputati hanno discusso della possibilità di introdurre una “etichettatura” per capire quanto impatto ha un determinato prodotto sull’ambiente, in modo da permettere ai consumatori di capire con esattezza cosa stanno comprando. Per lo stesso motivo si chiede anche “più etica e responsabilità nella pubblicità”.

    Nella sua recente strategia sull’Economia circolare, la Commissione europea ha già fissato l’obiettivo di promuovere “prodotti più durevoli e più facilmente riparabili e riutilizzabili”. In particolare, sul versante tecnologico ed elettronico, l’idea dell’UE è quella di inserire nel mercato prodotti “che siano in grado di durare più a lungo, che siano più facili da riparare e aggiornare, da riciclare e, infine, riutilizzare”, ovvero quanto richiesto dalla relazione discussa oggi, che condivide con la Commissione anche la possibilità di introdurre il “diritto alla riparazione” per smartphone e computer per i cittadini europei.

    L’Unione europea ha “fatto una scelta, quella di essere apripista nel processo di transizione ecologica”, ha affermato in plenaria Sandro Gozi, europarlamentare di Renew Europe per il quale una strategia che “poggia sui consumatori, sul diritto alla riparazione dei prodotti e contro obsolescenza programmata” è una strategia per un’Europa più sostenibile e verde.

    Di contro, cè anche chi ritiene che le priorità dell’Unione europea in questo momento debbano essere altre. Come Isabella Tovaglieri, eurodeputata della Lega nel gruppo di Identità e Democrazia, che nel suo intervento ha sottolineato invece che la priorità “è quella di riuscire a sopravvivere alla catastrofe economica e sociale della pandemia. Dall’Ue ci aspettiamo meno ideologia e più risposte concrete, con obiettivi raggiungibili e incentivi anziché nuovi oneri”. E ancora mette in chiaro che “dalle istituzioni europee” arrivano “tante belle parole sulla sostenibilità, ma fuori di qui ci sono nazioni in affanno, dove aziende, lavoratori e famiglie si preoccupano per il futuro immediato, ancor prima che per gli obiettivi climatici 2050″.

    Tags: diritto alla riparazioneeconomia circolaremercato unicoparlamento europeo

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