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Recovery fund senza Polonia e Ungheria, Dombrovskis ci pensa.

Recovery fund senza Polonia e Ungheria, Dombrovskis ci pensa. "Esplorare tutte le opzioni possibili"

La presidenza tedesca del Consiglio dell'UE prova ancora a far cambiare idea ai partner dell'est, il vicepresidente della Commissione vaglia 'exit strategy'. "Siamo nel bel mezzo di una crisi"

Bruxelles – La presidenza tedesca del Consiglio UE va avanti, cerca di far tornare a ragionare Polonia e Ungheria, di far loro revocare il veto sul progetto di bilancio di lungo termine (MFF 2021-2027)  e sul meccanismo per la ripresa. La Commissione europea, invece, punta a diverse vie d’uscita. La diversa visione dell’Europa si consuma in occasione della conferenza stampa di fine Ecofin, l’ultimo di marca tedesca.

Olaf Scholz, ministro delle Finanze tedesco, ripete uno dei maggiori successi della presidenza della Germania è stata quella di aver portato all’accordo sul budget e sul recovery fund, e “credo che si possa ancora licenziare l’accordo quest’anno” nonostante i freni. Ci sono 25 Stati membri su 27 ad aver approvato l’accordo sulle condizionalità per lo Stato di diritto, e “dobbiamo ridurre fiducia nella leadership degli attori” europei attorno al tavolo.

Risposta per certi aspetti obbligata quella del ministro il cui governo ha il compito di coordinare le politiche comuni, premendo per logiche inclusive e costruttive. E poi perché, dice, “se dovessimo lavorare a un piano B vorrebbe dire che non ci fidiamo del piano A”. E il piano A è il pacchetto anti-COVID negoziato tanto duramente da Berlino nei mesi scorsi.

Ma in Commissione europea si è spazientiti e preoccupati. L’intera strategia dell’esecutivo comunitario è bloccata, e finanziare la ripresa diventa impossibile. Valdis Dombrovskis, vicepresidente esecutivo, lascia intendere che date le circostanze è giusto considerare di mettere da parte le buone maniere e ‘ignorare’ Polonia e Ungheria. “Dobbiamo esplorare tutte le opzioni possibili perché siamo nel bel mezzo di una crisi”, le parole del responsabile per Commercio ed economia al servizio delle persone. Anche perché, “gli effetti della pandemia si sentiranno nei prossimi anni“, e dunque non c’è più tempo da perdere. Anche a costo di isolare Budapest e Varsavia.

Un’apertura esclusa fino a poche settimane fa dal commissario per l’Economia, Paolo Gentiloni, che si era detto più favorevole a lavorare lungo la via già tracciata. A quanto pare però adesso si inizia a ritenere questi ritardi non più sostenibili.

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