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Brexit, giravolta di Johnson: via le clausole del progetto sul mercato interno per un accordo con l'UE

Brexit, giravolta di Johnson: via le clausole del progetto sul mercato interno per un accordo con l'UE

Il governo britannico offre di ritirare o disattivare le parti più controverse del disegno di legge dopo l'ultimatum del capo-negoziatore UE Barnier per arrivare a un accordo entro mercoledì. Johnson andrà a Bruxelles

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 21.00

Dopo il colloquio telefonico del pomeriggio, la presidente von der Leyen e il premier Johnson hanno deciso di prendere il controllo dei negoziati sulla Brexit: “Abbiamo convenuto che le condizioni per la conclusione di un accordo non sussistono a causa delle restanti differenze”, si legge nella nota congiunta pubblicata in serata dopo i 90 minuti di confronto. “Abbiamo chiesto ai nostri capi negoziatori e ai loro team di preparare una panoramica da discutere in una riunione fisica a Bruxelles nei prossimi giorni”. Downing Street ha precisato che sarà Johnson a volare a Bruxelles, dopo che lo stesso premier – durante una pausa dalla telefonata – si è assicurato con il suo capo-negoziatore Frost che ci fossero sufficienti presupposti per fare il viaggio.

Bruxelles – Come in un domino, potrebbe essere caduta la prima tessera della complessa rete di bluff sulle relazioni post-Brexit del primo ministro britannico, Boris Johnson. Dopo l’ultimatum stabilito dal capo-negoziatore UE, Michel Barnier, per arrivare a un accordo non oltre mercoledì, con una nota il governo di Londra ha formalmente offerto di ritirare o disattivare le clausole dell’Internal Market Bill (il controverso disegno di legge sul mercato interno che gli consentirebbero di violare l’Accordo di recesso), per arrivare a un accordo commerciale con l’Unione Europea questa settimana. Nel comunicato si legge che “le discussioni continuano a progredire e le decisioni finali sono attese nei prossimi giorni”. In caso di esito positivo, “il governo britannico sarebbe pronto a rimuovere la clausola 44 della legge sul mercato interno del Regno Unito, relativa alle dichiarazioni di esportazione” e “a disattivare le clausole 45 e 47, relative agli aiuti di Stato, in modo che possano essere utilizzate solo se coerenti con i diritti e gli obblighi del Regno Unito ai sensi del diritto internazionale”. Questa svolta è arrivata proprio nelle ore in cui è ripreso alla Camera dei Comuni l’iter parlamentare per l’approvazione del disegno di legge, con il via libera dato quasi scontato (dalle relazioni dei parlamentati è schiacciante l’appoggio all’approccio finora tenuto nei negoziati e in generale non è stato chiesto alcun compromesso per arrivare a un accordo).

La giravolta di BoJo è stata accompagnata dal consueto fumo negli occhi, che però questa volta non è stato abbastanza a nascondere la portata della notizia: “Il governo del Regno Unito ha stabilito il 17 settembre che il Parlamento sarebbe stato invitato a sostenere l’uso delle clausole 44, 45 e 47” del disegno di legge “solo in circostanze in cui il protocollo sull’Irlanda del Nord verrebbe compromesso”, si legge. Ma “Regno Unito e Unione Europea hanno collaborato in modo costruttivo attraverso il Comitato misto dell’Accordo di recesso“, in particolare sulla definizione di “merci a rischio” in entrata nel mercato UE. È sì vero che è rimasto sempre tra le righe che, se ci fosse un accordo sulle relazioni post-Brexit, il governo britannico sarebbe disposto ad abbandonare le clausole controverse del disegno di legge, anche perché quelle relative alle tariffe e agli aiuti di Stato sarebbero ridondanti in caso di accordo di libero scambio. Tuttavia, le tempistiche di questo comunicato e le parole utilizzate rendono esplicita l’offerta all’Unione di trovare un accordo nel giro delle prossime 48 ore. I veri nodi devono ancora essere affrontati (pesca nelle acque britanniche, level playing field e governance), ma se questo è davvero il primo bluff di Johnson smascherato, non è escluso che entro mercoledì si possa assistere a un vero e proprio effetto domino nell’ultima fase dei negoziati.

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