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    Home » Politica Estera » Turchia, via libera dei leader UE a nuove sanzioni. Macron: “Stop alla politica di destabilizzazione nella regione”

    Turchia, via libera dei leader UE a nuove sanzioni. Macron: “Stop alla politica di destabilizzazione nella regione”

    Nelle conclusioni del Consiglio UE chiesto un allungamento della lista dei soggetti colpiti da misure restrittive (per le perforazioni illegali nel Mediterraneo orientale) e una relazione dell'alto rappresentante Borrell per il vertice di marzo 2021

    Federico Baccini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@federicobaccini" target="_blank">@federicobaccini</a> di Federico Baccini @federicobaccini
    11 Dicembre 2020
    in Politica Estera

    Bruxelles – È finita la pazienza dell’Unione Europea verso la Turchia del presidente Recep Tayyip Erdoğan. “La fermezza dimostrata contro la Turchia è il segno di un nuovo approccio verso Ankara”, ha attaccato con veemenza il presidente francese, Emmanuel Macron, al termine del Consiglio Europeo che ha dato il via libera a nuove sanzioni che colpiranno entità e individui. “L’UE resta aperta al dialogo ma non accetta più una politica di destabilizzazione dei suoi Stati membri (Grecia e Cipro, ndr)”, ha affondato Macron. “In ottobre avevamo teso la mano alla Turchia, ponendo solo alcune condizioni”, ma “abbiamo constatato all’unanimità che ha continuato le sue azioni provocatrici e inaccettabili” per le attività di trivellazione nelle acque del Mediterraneo orientale. “A marzo rivedremo il quadro delle relazioni commerciali ed economiche con la Turchia, riservandoci ogni strumento per rispondere a un proseguo di questa politica aggressiva”, ha anticipato l’inquilino dell’Eliseo.

    Il presidente francese, Emmanuel Macron

    Tornando su quanto deciso a ottobre, i leader europei hanno constatato che le attività unilaterali e provocatorie turche “sono ancora in corso, anche nella zona economica esclusiva di Cipro”, si legge nelle conclusioni del Consiglio UE. Per questo motivo, è stato invitato l’alto rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, a “presentare una relazione sullo stato di avanzamento delle relazioni politiche, economiche e commerciali UE-Turchia” e “sugli strumenti e le opzioni su come procedere, anche con un’estensione del campo di applicazione delle sanzioni”. Come ricordato anche da Macron, un esame delle conseguenze di queste decisioni arriverà entro il Consiglio Europeo del marzo 2021.

    Per quanto riguarda le azioni a Varosha (quartiere della città cipriota di Famagosta, simbolo della divisione dell’isola, riaperto unilateralmente dal regime di Erdoğan), i leader UE hanno intimato il “pieno rispetto delle risoluzioni 550 e 789 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite” e la “rapida ripresa dei negoziati sotto gli auspici dell’ONU“, per trovare finalmente “una soluzione globale del problema di Cipro”. Aspettandosi lo stesso dalla controparte turca, il Consiglio ha proposto di nominare un rappresentante presso la Missione dei buoni uffici delle Nazioni Unite e una conferenza multilaterale coordinata dall’alto rappresentante UE Borrell. Di notevole importanza, come specificato nell’ultimo punto, il fatto che anche la questione turca nel Mediterraneo orientale sarà oggetto di confronto nel 2021 con la nuova amministrazione statunitense del presidente democratico, Joe Biden. “Siamo fermamente impegnati nel trovare una soluzione nella regione”, ha concluso con decisione il presidente francese Macron. “È ora che l’Unione faccia sentire la propria voce”.

    Lo scontro con Ankara

    Il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan

    “Respingiamo l’approccio fazioso e illegale verso le questioni di Cipro, del Mediterraneo orientale, dell’Egeo e e dell’intera regione”, ha reagito con forza uguale e contraria il ministero degli Esteri turco attraverso una nota. “Sappiamo che non è condiviso dalla maggior parte dei Paesi UE, ma è stato inserito nelle conclusioni del Vertice per le pressioni di veti”. Il presidente Erdoğan ha poi personalmente provocato i leader UE: “Non ci saranno sanzioni contro la Turchia neanche nel prossimo summit del marzo 2021, perché abbiamo difeso i nostri diritti, che tutti devono rispettare”. Non solo: “Ci sono molti diritti che l’UE ci deve, dalla liberalizzazione dei visti alla revisione dell’Unione doganale”. E infine un’altra stoccata sulle presunte divisioni interne all’Unione: “Il vertice non ha soddisfatto le aspettative di alcuni Paesi, perché non erano giustificate. Alcuni governi di buon senso hanno sventato il piano mostrando un approccio positivo”.

    È fuori dubbio che la strategia del presidente turco sia quella di tentare un divide et impera all’interno dell’Unione Europea. Più difficile immaginare un vero e proprio scontro tra gli Stati membri sulla questione, anche se nella conferenza stampa post-Consiglio non è stata celata la necessità di tenere un approccio differenziato: “Il dibattito è stato estremamente difficile, perché sono molti gli interessi geopolitici in gioco a medio e lungo termine”, ha spiegato il presidente del Consiglio UE, Charles Michel. “A breve termine dovremo però adottare degli orientamenti per garantire la continuità delle decisioni prese a ottobre”. La strategia è duplice, “una più positiva e una più restrittiva, abbiamo valutato tutti i pro e i contro“, ha aggiunto Michel.

    Se la Francia di Macron è tra i promotori di una linea più dura nei confronti della Turchia, chi avrebbe sperato in una situazione meno problematica è la Germania della cancelliera e presidente di turno del Consiglio dell’Unione Europea, Angela Merkel: “Ci saremmo augurati dei rapporti più costruttivi con la Turchia. Come presidenza tedesca ci riteniamo abbastanza delusi”. Tuttavia, la cancelliera ha dovuto confessare che “la situazione è veramente molto difficile nel Mediterraneo orientale” e “a causa delle trivellazioni illegali, abbiamo dovuto prendere decisioni difficili”. In ogni caso, da parte della Germania rimane la volontà di “tendere la mano alla Turchia e lavorare insieme a un programma costruttivo”.

    Linea simile a quella tenuta dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che non vuole perdere la chance del dialogo: “Teniamo aperti tutti i canali – ha detto al termine del Consiglio europeo incontrando la stampa -, lavoriamo per una de-escalation del confronto”.

    Tags: Angela Merkelcharles michelcommissione europeaconsiglio europeoEmmanuel Macrongiuseppe contejosep borrellRecep Tayyip Erdoğansanzioniturchiaursula von der leyen

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