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    Home » Politica Estera » Caso Regeni, Borrell: “Questione grave per Italia, quindi per tutta UE. Egitto collabori”

    Caso Regeni, Borrell: “Questione grave per Italia, quindi per tutta UE. Egitto collabori”

    Il 25 gennaio 2016 spariva il ricercatore italiano, torturato e ucciso dalle forze di sicurezza egiziane. Dopo cinque anni, discusso il fascicolo al Consiglio Affari Esteri: "Giustizia deve essere fatta"

    Federico Baccini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@federicobaccini" target="_blank">@federicobaccini</a> di Federico Baccini @federicobaccini
    25 Gennaio 2021
    in Politica Estera
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    Bruxelles – Cinque anni. Milleottocentoventisette giorni senza Giulio Regeni. Il 25 gennaio del 2016 il ricercatore italiano veniva rapito, torturato e ucciso a Il Cairo dalla forze di sicurezza egiziane: alle ore 19.41 inviò l’ultimo messaggio e di lui non si seppe più nulla fino al ‪3 febbraio, quando il suo corpo senza vita fu trovato sul ciglio di una strada per Alessandria.

    Allo scoccare dei cinque anni esatti dalla sua morte è arrivata la risposta dell’Unione Europea: “Il caso Regeni è una questione grave per l’Italia e di conseguenza lo è per tutti i Ventisette“. Parola dell’alto rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, che ha riassunto così la posizione comune nei confronti dell’Egitto al termine del Consiglio Affari Esteri. Arrivati al 25 gennaio del 2021, è ancora necessario chiedere a Il Cairo di fare luce sul “brutale omicidio”, ha ricordato Borrell. “Continuiamo a lanciare l’appello all’Egitto per cooperare con le autorità italiane, per dimostrare responsabilità e perché giustizia venga fatta”.

    La spinta dell’Italia

    Era stato proprio il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, a ricordare ai colleghi in Consiglio che “il barbaro omicidio di Regeni” è sì “una ferita ancora aperta in Italia”, ma che “quella stessa ferita è inevitabilmente anche europea“. In questi anni nulla si è potuto rimarginare, soprattutto per la famiglia Regeni, perché “la giustizia che chiediamo non è ancora arrivata”. Considerati gli sviluppi delle indagini della Procura di Roma (“hanno individuato gravi responsabilità che presto saranno sottoposte al vaglio di un processo”), secondo il ministro Di Maio “un dialogo franco, costruttivo e trasparente” con Il Cairo “non può avvenire a scapito dei diritti umani“.

    Una delle personalità italiane di spicco che ha spinto con forza il caso Regeni nel dibattito pubblico europeo è il presidente del Parlamento UE, David Sassoli. Su Twitter oggi ha ricordato che il 25 gennaio di 5 anni fa il ragazzo italiano “veniva sequestrato e poi brutalmente torturato e ucciso dalle forze di sicurezza egiziane”. Accompagnato da un sentito ringraziamento per il lavoro della magistratura italiana, Sassoli ha incalzato che “non ci stancheremo mai di chiedere giustizia“.

    Il 25 gennaio, 5 anni fa, #GiulioRegeni veniva sequestrato e poi brutalmente torturato e ucciso dalle forze di sicurezza egiziane.

    Un sentito grazie alla magistratura italiana per l'importante lavoro svolto. Non ci stancheremo mai di chiedere giustizia.

    — David Sassoli (@DavidSassoli) January 25, 2021

    Dall’Italia è arrivato il toccante il ricordo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “Un giovane italiano, impegnato nel completare il percorso di studi, ha visto crudelmente strappati i propri progetti di vita con una tale ferocia da infliggere una ferita assai profonda nell’animo di tutti gli italiani”. Vicinanza e solidarietà ai genitori di Regeni, “che nel dolore più straziante sono stati capaci in questi anni di riversare ogni energia per ottenere la verità” e “affermare quel principio di giustizia che costituisce il fondamento di ogni convivenza umana e diritto inalienabile di ogni persona”. Ma allo stesso tempo il presidente Mattarella ha invocato con decisione la “piena e adeguata risposta da parte delle autorità egiziane“, per “assicurare alla giustizia chi si è macchiato di un crimine che ha giustamente sollecitato attenzione e solidarietà da parte dell’Unione Europea”.

    Le reazioni degli europarlamentari

    “Ancora una volta, oggi, in occasione dell’anniversario della sparizione di Giulio Regeni chiediamo che sia fatta giustizia”, ha dichiarato l’eurodeputato del Partito Democratico, Pierfrancesco Majorino. “Il nostro sentimento di vicinanza ai famigliari di Giulio è il sentimento di chi dice che tutta la comunità internazionale deve mobilitarsi come ha fatto il Parlamento  europeo votando, il 18 dicembre scorso, una risoluzione chiarissima“. Secondo Majorino, “per ottenere giustizia servono scelte nette, sul piano dell’inasprimento delle relazioni diplomatiche, dello stop alla vendita di armi e della realizzazione di sanzioni mirate”. Verità e giustizia è quanto chiede anche la presidente della commissione Economia del Parlamento UE, Irene Tinagli (PD): “Non dimentichiamo”, ha aggiunto su Twitter.

    Sono passati 5 anni dal rapimento in Egitto di #GiulioRegeni. Al fianco della sua famiglia, dell'Italia e dell'Europa, continuiamo a chiedere verità e giustizia. Non dimentichiamo.

    — Irene Tinagli (@itinagli) January 25, 2021

    Da parte degli eurodeputati del Movimento 5 Stelle, dura la posizione di Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente del Parlamento Europeo: “L’Egitto, nel corso di questi anni, non ha mai mostrato una leale collaborazione mirata a far emergere la verità su quanto accaduto”. Castaldo si è unito alla richiesta del presidente della Repubblica e del Parlamento Europeo che “venga alla luce la verità su questo brutale assassinio”, come l’ha definito anche l’alto rappresentante Borrell. “È in gioco la credibilità dei nostri principi e non possiamo più permettere che Al Sisi violi incessantemente i diritti umani”, ha concluso. Tiziana Beghin (M5S) ha sottolineato che “ora ci aspettiamo che l’Unione Europea si schieri apertamente con azioni concrete a fianco dell’Italia in questa battaglia di civiltà e di giustizia”.

    Sul fronte Europa Verde, il coordinatore nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, ha ricordato che “è importante dire basta alle ambiguità nei rapporti che l’Italia e l’UE intrattengono con l’Egitto e con qualsiasi Paese che si avvalga dei metodi della tortura”. Mentre “manca una voce unica dell’Europa“, non si possono più ignorare “le chiare responsabilità del governo egiziano” e per questo “oggi più che mai sosteniamo la battaglia della famiglia Regeni”. Ma non solo: “La vicenda Regeni deve guidare l’azione dell’Italia e dell’Europa per la scarcerazione di Patrick Zaki“, lo studente dell’Università di Bologna detenuto da quasi un anno in un carcere egiziano.

    Tags: Consiglio Affari esteriConsiglio dell'UeDavid SassoliegittoGiulio Regeniitaliajosep borrellLuigi Di Maioparlamento europeoPatrick ZakiSergio Mattarellaunione europea

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