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Economia circolare, "sfruttare il Recovery Fund per nuove tecnologie e infrastrutture"

Con una risoluzione i deputati della commissione Ambiente chiedono all'Esecutivo obiettivi vincolanti al 2030 sulla riduzione dei rifiuti e dell'impronta ambientale dei materiali da inserire nel suo piano d'azione. A febbraio il voto in plenaria

Bruxelles – Sfruttare le risorse dello strumento temporaneo per la ripresa economica Next Generation EU per attuare iniziative e creare infrastrutture per l’economia circolare. È questa una delle richieste della Commissione Ambiente del Parlamento europeo che ha adottato oggi la sua Relazione sul nuovo piano d’azione dell’UE per l’economia circolare, proposto dalla Commissione Europea a marzo. Il via libera al documento a prima firma di Jan Huitema (Renew Europe) è arrivato con ampio consenso degli eurodeputati: 66 voti a favore, 6 contrari e 7 astensioni. Ora sarà sottoposto alla discussione dell’intero Parlamento riunito in plenaria l’8 febbraio per approvare la sua posizione e avviare i negoziati con il Consiglio per il testo finale.

Il piano d’azione della Commissione per l’economia circolare è un pacchetto di linee programmatiche che coinvolge l’intero ciclo di vita dei prodotti, ne monitora le fasi di progettazione e produzione per ridurre gli sprechi. Una strategia di economia circolare punta a far rimanere più a lungo possibile le risorse dentro l’economia, riutilizzandole e riducendo sprechi e rifiuti. Può coinvolgere vari settori del mercato Ue: elettronica e TIC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione), batterie e veicoli, imballaggi, plastica, tessili, edilizia e alimenti. In sostanza, si interessa ai settori che utilizzano più risorse e che hanno un “potenziale di circolarità” elevato. L’economia circolare può favorire la decarbonizzazione prevista dal Green Deal perché ha un potenziale come strumento di mitigazione dei cambiamenti climatici in quanto la maggior parte dell’impatto ambientale di un prodotto viene a determinarsi nella prima fase di progettazione. Secondo le stime quasi la metà delle emissioni totali di gas serra proviene dall’estrazione e dall’elaborazione delle risorse. 

Al momento l’economia europea è ancora per lo più lineare, con solo il 12 per cento di materiali e risorse secondari riportati nell’economia grazie a un approccio di circolarità. Tra le altre cose i deputati spingono per obiettivi vincolanti per il 2030 – che per ora non sono fissati – basati sulle evidenze scientifiche e sulla misura dell’impronta ambientale dei prodotti che appartengono al mercato dell’Ue. Chiedono quindi alla Commissione di introdurre già nel 2021 indicatori di circolarità armonizzati a livello europeo, comparabili e uniformi per l’impronta dei materiali e dei consumi. Si spinge inoltre per incentivi economici per l’innovazione nelle soluzioni circolari, mettendo in evidenza il ruolo delle piccole e medie imprese e le start-up nella transizione verso un’economia circolare. Tra le altre cose si chiedono anche misure concrete contro il greenwashing e le false dichiarazioni ambientali di certe aziende e di sostenere l’etichettatura volontaria Ecolabel dell’Ue come punto di riferimento per la sostenibilità ambientale.

“L’Europa non è un continente ricco di risorse, ma abbiamo le competenze e la capacità di innovare e sviluppare le tecnologie necessarie per chiudere i circuiti e costruire una società senza sprechi”, ha commentato il relatore Huitema. “Dobbiamo ridurre l’impronta ambientale della produzione e del consumo dell’UE garantendo al contempo la nostra competitività e il nostro spirito innovativo. I processi di produzione sostenibili devono essere la nostra bussola”, ha commentato l’eurodeputata dem, Simona Bonafé. 

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