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    Home » Politica » Ue-AstraZeneca, accuse reciproche sui ritardi nelle consegne. Ma Bruxelles vuole una soluzione

    Ue-AstraZeneca, accuse reciproche sui ritardi nelle consegne. Ma Bruxelles vuole una soluzione

    Oggi nuova riunione del Comitato direttivo con l'azienda anglo-svedese. "Motivazioni inaccettabili": dice la commissaria alla Salute Kyriakides sulle parole del Ceo dell'azienda secondo cui non ci sarebbe alcun "obbligo nei confronti dell'Ue" sulle dosi da consegnare

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    27 Gennaio 2021
    in Politica
    Stella Kyriakides covid

    Bruxelles – Gli Stati membri sono uniti nel chiedere ad AstraZeneca il rispetto degli impegni dell’accordo con l’Ue per l’acquisto del vaccino contro il Covid. È quello che faranno oggi in una riunione del Comitato direttivo insieme alla casa farmaceutica anglo-svedese che ha annunciato venerdì di non poter rispettare gli impegni di distribuzione sulle dosi richieste dalla Commissione nei tempi stabiliti dal loro accordo di acquisto anticipato, siglato ad agosto. L’azienda parla di tagli per i Ventisette fino al 60 per cento delle dosi circa nel primo trimestre: passando da 80 a 31 milioni per tutta l’Unione. Secondo fonti di Bruxelles, la riduzione è addirittura dei tre quarti delle quote stabilite per i primi tre mesi dell’anno. L’Ue ha comprato in tutto 300 milioni di dosi con possibilità di comprarne altri 100.

    Il vaccino non è ancora stato autorizzato dall’Agenzia europea dei medicinali (via libera atteso venerdì 29 gennaio), eppure la tensione è alle stelle. L’UE si dice decisa a voler trovare una soluzione per rimediare all’annunciato ritardo nelle consegne, che avrebbe delle conseguenze negative anche sul suo piano di vaccinare il 70 per cento della popolazione entro estate. La commissaria europea alla Salute, Stella Kyriakides, è scesa oggi in conferenza stampa per chiedere ancora una volta chiarezza sui ritardi annunciati da AstraZeneca. “La motivazione che l’azienda non sia obbligata a consegnare perché abbiamo firmato un accordo di “best effort” (ossia “faremo del nostro meglio”) non è corretta né accettabile”, ha voluto chiarire. La commissaria risponde così alle parole del Ceo di AstraZeneca, Pascal Soriot, che in una intervista ad alcuni quotidiani, compresa La Repubblica, ha detto esplicitamente che l’azienda “non ha alcun obbligo nei confronti dell’Unione europea” dal punto di vista del numero delle dosi da consegnare. A quanto riferisce Soriot, nel contratto con l’Ue (non pubblico) c’è solo un riferimento all’impegno “best effort”, ossia “faremo del nostro meglio”. La commissaria cipriota l’ha definita una giustificazione incorretta ma soprattutto “inaccettabile”.

    Ha poi ricordato il ruolo giocato dall’Ue nel finanziare la capacità produttiva della società. “Abbiamo firmato un accordo di acquisto anticipato per un prodotto che all’epoca non esisteva, e che ancora oggi non è ancora autorizzato. E l’abbiamo firmato proprio per assicurarci che l’azienda costruisca la capacità produttiva per produrre il vaccino in anticipo, in modo da poter consegnare un certo volume di dosi il giorno in cui sarà autorizzato”. Secondo fonti UE si parla di 336 milioni di euro di finanziamenti, con l’assunzione del rischio in caso di non approvazione da parte dell’Ema. Da Bruxelles confermano anche che non tutte queste risorse sono state già erogate nei confronti dell’azienda.

    L’Ue sospetta che AstraZeneca abbia dato precedenza nelle consegne ad altri Paesi che hanno pagato di più per i vaccini, come il Regno Unito che ha siglato con la casa farmaceutica un accordo con tre mesi di anticipo rispetto all’Ue (verso maggio 2020) e per il quale le consegne attualmente non risultano in ritardo. Anche su questo la Commissione è intransigente. “Respingiamo la logica del chi prima arriva meglio alloggia. Può funzionare quando si è in fila dal macellaio di quartiere, ma non nei contratti”, ha chiarito duramente Kyriakides. Su questo Soriot ha voluto spiegare il punto di vista dell’azienda, per cui Regno Unito e Ue avrebbero due catene di produzione diverse e al “momento quelle britanniche sono più efficienti perché sono partite prima”. Motivo per cui non sono previsti ritardi nelle consegne che invece sono da attribuire a problemi tecnici nell’impianto del Belgio.

    Fonti europee spiegano che le dosi che sono state prenotate dall’Ue possono da contratto essere prodotte in quattro impianti, di cui due si trovano in Regno Unito, uno in Belgio e uno in Germania. Le stesse fonti dicono che esiste un quinto impianto ma solo per le emergenze e chiariscono inoltre che non è previsto da nessuna parte nel contratto che le dosi prodotte in UK debbano essere in esclusiva per Regno Unito. In sostanza, la versione di AstraZeneca non reggerebbe e da Bruxelles si rivendicano le dosi prodotte in Uk che a quanto sembra non stanno subendo alcun ritardo. 

    Nonostante le dichiarazioni a Repubblica di ieri, l’azienda anglo-svedese continua a non fornire ulteriori dettagli sulle cause di questi ritardi nelle consegne. Discussioni e tensioni che vanno avanti da giorni con un contratto coperto da clausole di riservatezza che non consentono di vederne i contenuti e quindi di capire anche i termini dell’accordo stipulato dalle due parti. La Commissione si dice disposta a pubblicarlo dietro autorizzazione di AstraZeneca, che però ancora non è arrivata.

    Tags: astrazenecacommissione europeacoronavirusritardistella kyriakidesvaccini

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