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Conte spinge i 5 Stelle verso il sì a Draghi. Salvini:

Conte spinge i 5 Stelle verso il sì a Draghi. Salvini: "O noi o loro"

Partite le consultazioni del premier incaricato. Primo scoglio tra governo politico o tecnico ma la "maggioranza Ursula guadagna posizioni. Berlusconi guiderà la delegazione di Forza Italia

Roma – Mario Draghi comincia il sondaggio e i primi segnali sono in chiaro scuro. Se non manca la disponibilità al sostegno per la formazione di un nuovo governo da parte di molti, dall’altra fioccano condizioni. “Scelga tra la Lega e i 5 Stelle” dice Matteo Salvini dopo la segreteria politica, mentre dal PD, auspicando una maggioranza europeista, ricordano con il capogruppo al Senato Andrea Marcucci che “in questi anni il leader della Lega si è distinto per una battaglia all’ultimo sangue contro le istituzioni europee”. Condizioni difficili e per chiudere un’intesa e per Mario Draghi sarà necessario un doppio giro di consultazioni.

Intanto nella partita rientra anche il premier uscente. “Non sarò io l’ostacolo a questo governo, i sabotatori cercateli altrove”, dice dopo esser rimasto in silenzio per nove giorni.  E poi rivolto ai Cinquestelle, “io ci sono e ci sarò e al Pd e LeU dico che dobbiamo continuare a lavorare tutti insieme. Il nostro è un progetto forte e concreto perché offre una prospettiva reale al Paese”.

Giuseppe Conte non parlava dal giorno delle sue dimissioni e nelle ore più delicate per l’incarico di Mario Draghi vuole allontanare quei sospetti che lo vedevano giocare una sua partita, autonoma dal Movimento, assicurando di restare legato alla coalizione che lo ha sostenuto a Palazzo Chigi, con l’eccezione di Renzi che lo ha sgambettato.

Nel pomeriggio sono cominciate le consultazioni del presidente incaricato con ancora poche note certe sull’orientamento dei partiti chiamati a sostenerlo dall’appello al senso di responsabilità di Sergio Mattarella. I riflettori sono puntati sul Movimento 5 Stelle che ieri dopo aver riunito i gruppi parlamentari aveva spostato l’asse sui contrari. Oggi però è stato Luigi Di Maio a fare un’apertura chiedendo responsabilità istituzionale e maturità politica: “In questa fragile cornice, l’M5S ha il dovere di partecipare, ascoltare e di assumere poi una posizione sulla base di quello che i parlamentari decideranno”. Saranno gli ultimi a colloquio con il premier incaricato ma certo quest’approccio è decisamente più morbido e potrebbe portare a un cambio di rotta anche dopo le parole di Conte.

L’esito delle consultazioni che da questo pomeriggio vedranno sfilare gruppi parlamentari e partiti, dipenderà dal carattere della squadra che nascerà intorno a Mario Draghi. Se sarà spostata su un asse politico oppure su quello dei tecnici esterni, il governo prenderebbe forma con sostegni differenti ed è proprio su questo campo che si gioca la partita di queste ore.

Oltre ai penta stellati l’attenzione è soprattutto sul centrodestra e specialmente sulla Lega. Con Fratelli d’Italia che ha consolidato la sua posizione sul ‘no’, Salvini ora si trova stretto, spiazzato dalla posizione di Berlusconi che dopo aver fatto un vero e proprio endorsement per Draghi, domani parteciperà personalmente alla delegazione di Forza Italia. Un segnale di rientro in gioco e di sponda verso quell’ala moderata del Carroccio e i centristi, ai legami con le imprese del nord, un’area contraria all’isolamento e che non vuole ostacolare la nascita del governo.

Riuniti anche i vertici del PD che fin dalle prime ore avevano evocato la necessità di fare ‘blocco’ con la maggioranza uscente senza Renzi, trovando la sponda con Giuseppe Conte. “Sostegno a Draghi e contribuire a dare una maggioranza ampia ed europeista, noi ci siamo” dice il segretario Nicola Zingaretti che respinge le critiche di “un partito al rimorchio”.