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Mutilazioni genitali femminili, l'UE denuncia:

Mutilazioni genitali femminili, l'UE denuncia: "Niente può giustificare"

Sabato 6 febbraio ricorre la giornata per la "Tolleranza zero". E la Commissione annuncia una nuova proposta di legge per obbligare gli Stati membri che non hanno firmato la Convenzione di Istanbul

Bruxelles – Un dramma che interessa anche l’Unione Europea con le sue 600 mila vittime e con altre 130 mila donne a rischio. A distanza di 18 anni dal discorso della consorte del Presidente nigeriano Stella Obasanjo sulla “Tolleranza zero per le mutilazioni genitali femminili” che ha istituito una giornata internazionale dedicata, l’UE rinnova l’impegno a cancellare dalla faccia della Terra un problema che affligge milioni di donne nel mondo.

“Le mutilazioni genitali sono una grave violazione dei diritti umani, oltre che un atto di violenza fatto ai danni di donne e ragazze. E non possono essere giustificate per motivi culturali”, scrivono in una nota congiunta l’Alto Rappresentante Josep Borrell, la commissaria europea alla trasparenza e alla tutela dei valori Věra Jourová, la commissaria alla democrazia e alla demografia Dubravka Šuica, quella all’uguaglianza Helena Dalli, e quella ai partenariati internazionali Jutta Urpilainen.

“La prevenzione della violenza di genere e la protezione delle sopravvissute alle pratiche di mutilazioni sono al centro della politica di uguaglianza dell’Unione”, hanno ricordato i rappresentanti della Commissione europea in vista della ricorrenza internazionale, che cade ogni 6 febbraio di ogni anno. Una prevenzione che nell’ultimo anno è stata minata dalle impossibilità di azione dovute alla pandemia e che possono comportare “passi indietro che mettono a rischio migliaia di donne e ragazze”.

Nelle loro diverse forme, le mutilazioni genitali (che consistono nella lesione o nella rimozione degli organi genitali femminili) riguardano ad oggi 200 milioni di donne nel mondo. Secondo le stime della Commissione europea, se procedessero al ritmo con cui attualmente vengono eseguite, dal 2015 al 2030 queste pratiche potrebbero infliggere ancora danni fisici e psicologici ad altri 68 milioni di donne nei 25 Paesi del mondo in cui vengono regolarmente eseguite.

“Quest’anno presenteremo una proposta di legge per contrastare determinate forme di violenza di genere e delle raccomandazioni dirette a prevenire alcune pratiche dannose”, hanno dichiarato i commissari sottolineando il ruolo che tutti, nessuno escluso, hanno nell’arginare questo fenomeno. “Nessuno può giustificare la violenza, nessuno deve restare in silenzio“. I membri dell’esecutivo europeo hanno anche ribadito l’importanza del futuro lancio della Strategia europea per i diritti dei bambini per fermare l’esecuzione delle pratiche di mutilazione genitale anche nei confronti dei minori.

Attualmente la criminalizzazione delle mutilazioni genitali è richiesta dalla Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa del 2011 sulla lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica. L’atto è stato approvato anche dal Consiglio dell’UE, che raduna tutti i 27 Stati membri dell’Unione Europea, ma solo in 21 l’hanno ratificato (Polonia e Ungheria si sono recentemente sfilate). La nuova proposta di legge annunciata dalla Commissione ha l’intenzione di combattere l’inerzia degli Stati e obbligarli a introdurre specifici norme che penalizzino la violenza di genere.

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