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COVID: von der Leyen difende la strategia dell'UE, ma ammette il ritardo sui vaccini
Ursula von der Leyen in Parlamento europeo [25 novembre 2020]

COVID: von der Leyen difende la strategia dell'UE, ma ammette il ritardo sui vaccini

L'Unione Europea "non è dove vorrebbe essere nella campagna di vaccinazione contro il Coronavirus". Troppo ottimista "sulle capacità di produzione di massa e troppo sicuri che gli ordini sarebbero stati effettivamente consegnati", ammette la presidente della Commissione in Parlamento

Bruxelles – L’Unione Europea non è dove vorrebbe essere nella campagna di vaccinazione contro il Coronavirus. Lo ammette senza giri di parole la presidente della Commissione Ursula von der Leyen chiamata a riferire in Parlamento per dare ancora nuove spiegazioni sulla sua strategia sui vaccini. “Eravamo in ritardo con l’approvazione”, riconosce la presidente, ammettendo anche che l’Ue è stata troppo ottimista “sulle capacità di produzione di massa. E forse eravamo anche troppo sicuri che gli ordini sarebbero stati effettivamente consegnati in tempo, senza ritardi”. Cosa che non è avvenuta, come reso evidente dalla querelle con la società AstraZeneca di settimane fa.

La Commissione non è infallibile, errori sono stati commessi ma ora l’importante è imparare la lezione e aggiustare il tiro. Questo è il messaggio che von der Leyen lancia all’Aula di Strasburgo, promettendo cambiamenti concreti nella gestione della vaccinazione. “Dobbiamo anticipare e prepararci immediatamente. Questo è il motivo per cui, la prossima settimana, lanceremo la nostra agenda di preparazione contro nuove varianti” del virus. Von der Leyen è al centro di crescenti critiche per il modo in cui la Commissione europea ha negoziato i contratti sui vaccini con le aziende farmaceutiche e il lancio relativamente lento del programma vaccinale, soprattutto rispetto ad altri Paesi che hanno iniziato con settimane di anticipo rispetto all’Ue. 

Sui ritardi nell’approvazione dei vaccini contro il Coronavirus, sottolinea che serve “migliorare la condivisione dei dati sulle sperimentazioni cliniche con l’Ema”, per cui Bruxelles sta per lanciare una rete di condivisioni tra gli Stati e la commissaria alla Salute, Stella Kyriakides, sta lavorando a un nuovo quadro normativo per permettere all’Agenzia europea per i medicinali di andare più rapidamente con l’approvazione dei vaccini. Sul fronte della capacità di produzione e somministrazione di massa, invece, la presidente annuncia la creazione di una task force per aumentare la capacità di produzione dei vaccini in UE sotto l’autorità del commissario per il Mercato interno e l’industria, Thierry Breton, per “individuare i problemi di capacità e produzione e aiutare a risolverli”. “L’industria deve essere all’altezza ai ritmi senza precedenti della scienza”, aggiunge chiarendo però che nuova capacità industriale non può essere creata da un giorno all’altro e quindi richiede tempo.

E ammette anche l’errore con il meccanismo di trasparenza delle esportazioni e l’Irlanda del Nord. “Sono stati commessi errori di cui sono molto rammaricata, ma alla fine siamo riusciti a rimediare  e la mia Commissione farà di tutto per proteggere la pace dell’Irlanda del Nord come ha fatto nell’intero negoziato sulla Brexit”. La Commissione aveva incluso l’Irlanda del Nord tra i Paesi soggetti al meccanismo di Trasparenza per il trasferimento dei vaccini, tornando indietro sui suoi passi poche ore dopo la decisione. Esiste una deroga al meccanismo per i Paesi di vicinato, i Balcani occidentali, i Paesi a basso e medio reddito. La presidente si giustifica dicendo che l’idea del meccanismo non è quella di togliere la solidarietà dell’Unione europea, ma di controllare che le dosi comprate dall’Ue per i suoi Stati arrivino effettivamente a destinazione nei tempi stabiliti. Nessun nazionalismo sui vaccini, in sostanza.

Von der Leyen si è lanciata però in difesa dell’idea alla base della sua strategica di agire in maniera coordinata nell’acquisto dei vaccini a nome degli Stati membri, senza la quale probabilmente si sarebbe creata concorrenza tra gli stessi Paesi Ue con conseguente aumento dei prezzi dei vaccini. Difende anche la prova di solidarietà nei confronti dei Paesi di vicinato e a basso e medio reddito attraverso l’iniziativa COVAX, che dovrebbe partire entro questo mese di febbraio. L’Ue è il più grande contributore netto all’iniziativa con 850 milioni di euro.

Manfred Weber, capogruppo PPE

Pur puntando il dito contro ritardi ed errori commessi, i principali gruppi politici hanno ribadito il loro sostegno alla Commissione. A difendere l’operato di von der Leyen, in primo luogo il Partito popolare europeo, gruppo politico di appartenenza della tedesca. “L’approccio europeo ai vaccini è quello giusto, poiché nessuno Stato membro può sconfiggere il Covid-19 da solo e senza l’Ue non sarebbe stato possibile avere questi vaccini”, sottolinea Manfred Weber, ammettendo che “tutto è stato perfetto, ma è stato il modo giusto di affrontare la campagna”. Ora “l’Europa deve diventare ancora più ambiziosa e i paesi dell’UE devono essere pienamente solidali. Dobbiamo fare tutto il necessario”.

Iratxe García Pérez, capogruppo S&D

Sostegno anche tra i Socialdemocratici. “La Commissione avrà nel mio gruppo sempre un partner”, interviene Iratxe Garcia Perez, invitando anche gli altri partiti “a lasciare da parte gli interessi di partito, i messaggi catastrofici e pieni di critiche”. Torna a ribadire nessuno uscirà “dalla crisi da solo ognuno e non possiamo cadere nel nazionalismo europeo”, in riferimento al meccanismo sulla trasparenza. Ogni errore “e ogni singolo ritardo va spiegato” al Parlamento e ai cittadini “per capire come risolverlo e andare avanti”, aggiunge Dacian Ciolos da Renew Europe. “Per rafforzare la fiducia del pubblico e consentire il controllo democratico – anche di questo stesso Parlamento – dobbiamo avere piena trasparenza dei contratti che l’UE ha concluso con le aziende farmaceutiche”, sottolinea la co-presidente dei Verdi, Ska Keller.

In effetti, molte delle critiche mosse dall’Europarlamento riguardano la gestione poco trasparente da parte della Commissione sui contratti con le aziende farmaceutiche. Contratti che sono coperti da clausole di riservatezza e per questo non pubblicabili senza l’ok dell’azienda. Von der Leyen ha cercato di rimediare annunciando – dietro richiesta del gruppo Renew – la creazione di un gruppo di contatto permanente tra Parlamento e Commissione in modo da poter monitorare meglio l’azione della Commissione ed “esaminare i contratti che abbiamo siglato”, fa sapere la tedesca. Decisione accolta con favore dal liberale Pascal Canfin, che rivendica in un tweet la proposta dei liberali.

Non sarà di certo abbastanza per convincere tutti della buona volontà che la Commissione sta mettendo nel cercare di rimediare agli errori che ha commesso. L’approccio delle ali più estremiste del Parlamento – sia a destra che sinistra – è come di consueto più radicale. Duro l’attacco della Sinistra Unitaria che chiede, con la voce della capogruppo Manon Aubry, l’introduzione di una commissione di inchiesta per valutare l’operato dell’Esecutivo comunitario, che si è macchiato di “completa mancanza di trasparenza” sui contratti con le farmaceutiche. Il gruppo in sostanza insiste sul fatto che i vaccini sono stati pagati con i soldi dei contribuenti europei e dunque a loro bisogna renderne conto.  Da parte della destra estrema di Identità e Democrazia viene sottolineata l’incapacità della Commissione di riconoscere i propri errori”, sottolinea Marco Zanni della Lega, secondo cui guardando ai ritardi della Commissione, “l’Ue sarà l’ultima a uscire dalla crisi”.

Secondo i dati riferiti dalla presidente in Aula, da dicembre state distribuite 26 milioni di dosi e sono state vaccinate più di 70 milioni di persone. “Non siamo dove dovremmo essere”, riconosce, ma rimane per ora vincolante l’obiettivo di vaccinare il 70 per cento della popolazione europea (che conta più di 446 milioni di persone) entro l’estate.

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