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"Diritti dei lavoratori e giustizia sociale al centro della nuova Politica agricola comune"

L'appello di 300 organizzazioni, accademici e sindacati provenienti dagli Stati membri (29 dall'Italia) per inserire nella riforma della PAC la condizionalità sociale tra i requisiti per accedere ai finanziamenti di Bruxelles. In modo da contribuire "a migliorare le condizioni di lavoro e di vita in uno dei settori più precari dell'economia europea". Stati membri ancora scettici sull'attuazione

Bruxelles – Includere il rispetto dei diritti umani e del lavoro nei requisiti per l’assegnazione dei pagamenti diretti della nuova Politica agricola comune. A Bruxelles vanno avanti i negoziati tra Consiglio, Commissione e Parlamento sulla riforma della PAC, con l’ambizione della presidenza di turno del Portogallo di chiudere le trattative entro l’inizio dell’estate per dare tempo agli agricoltori europei di adattarsi alle nuove regole.

E nei colloqui istituzionali si inseriscono anche 300 organizzazioni o personalità del mondo accademico degli Stati membri (Ventinove provengono dall’Italia) che oggi (17 febbraio) hanno scritto una lettera aperta a Istituzioni e Stati membri per sostenere l’inserimento della condizionalità sociale tra i requisiti per accedere ai finanziamenti di Bruxelles. In modo da contribuire “a migliorare le condizioni di lavoro e di vita in uno dei settori più precari dell’economia europea”. Il tema della condizionalità sociale è stato discusso nella Commissione speciale agricoltura lo scorso 8 febbraio ma la maggioranza degli Stati ancora non è convinta della sua attuazione.

Con la Politica agricola comune, ovvero la più grande fonte diretta di sussidi per il settore primario in Europa, si mobiliteranno per l’esercizio finanziario 2021-2027 risorse per quasi 390 miliardi di euro, distribuite per circa 9 milioni di agricoltori europei. Tra i vari punti innovativi della riforma, il fatto che i sussidi diretti saranno ora condizionati al rispetto delle norme ambientali, della salute pubblica e del benessere degli animali, in sostanza per allinearsi con gli obiettivi di sostenibilità del Green Deal europeo. “Rispetto dei diritti umani e del lavoro”, invece, non hanno “assolutamente alcun ruolo nell’assegnazione dei pagamenti diretti”, denunciano le 300 organizzazioni, secondo cui questo è il motivo per cui la PAC ha finora “ampiamente fallito nel migliorare le condizioni dei lavoratori agricoli” in Europa.

Nei negoziati a tre, il Parlamento europeo sta spingendo perché i pagamenti diretti della PAC siano subordinati al rispetto delle condizioni di lavoro, e la condizionalità dovrebbe coprire varie aree come la parità di trattamento, la retribuzione, l’orario di lavoro, salute e sicurezza, alloggio, parità di genere, sicurezza sociale e condizioni eque per tutti i lavoratori impiegati in agricoltura, compresi i lavoratori stagionali e i migranti.

Il commissario europeo per l’Agricoltura, Janusz Wojciechowski, ha fatto sapere di aver ricevuto la lettera e ricorda che l’Esecutivo europeo “crede che gli agricoltori debbano avere condizioni di lavoro giuste

Ricorda che le tre Istituzioni nel quadro dei negoziati a tre “stanno discutendo” l’emendamento proposto dal Parlamento Europeo nel contesto dei negoziati interistituzionali sulla futura PAC, per rendere la PAC più adatta alle sfide sociali che il settore agricolo deve affrontare”