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    Home » Green Economy » Adattamento climatico, la nuova strategia della Commissione guarda oltre l’Ue. “Più finanziamenti per i Paesi terzi”

    Adattamento climatico, la nuova strategia della Commissione guarda oltre l’Ue. “Più finanziamenti per i Paesi terzi”

    Migliorare la conoscenza delle soluzioni di adattamento, sfruttare i dati per le valutazioni dei rischi, rafforzare la resilienza climatica a livello globale. Bruxelles presenta la strategia aggiornata, Timmermans: "Preparazione insufficiente può avere conseguenze disastrose"

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    24 Febbraio 2021
    in Green Economy
    Frans Timmermans

    Frans Timmermans

    Bruxelles – C’è un urgente bisogno di più finanziamenti internazionali per l’adattamento al cambiamento climatico sia dentro che fuori l’Ue, tanto da fonti pubbliche che private. Bruxelles  punta a sviluppare meccanismi finanziari innovativi per far leva sui finanziamenti privati nell’adattamento climatico di Paesi e comunità che sono particolarmente vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico e che soprattutto hanno meno capacità di agire per contrastarlo. Questo l’impegno della Commissione europea nella nuova strategia di adattamento ai cambiamenti climatici presentata oggi, che stima circa 12 miliardi di euro all’anno di perdite economiche dovute a eventi meteorologici estremi causati dal cambiamento climatico.

    Migliorare la conoscenza dell’impatto climatico e delle soluzioni di adattamento; sfruttare i dati per pianificare l’adattamento e le valutazioni dei rischi; e soprattutto rafforzare la resilienza climatica a livello globale. Su queste linee d’azione prende forma la proposta licenziata da Bruxelles, che aggiorna l’ultima strategia del 2013 quando il Green Deal non era ancora la strategia portante della politica europea. Il documento non sottolinea solo i danni economici, ma anche le ripercussioni sulla salute e “il benessere degli europei”, che soffrono sempre più di ondate di caldo a causa del surriscaldamento del pianeta. L’adattamento al cambiamento climatico dovrà essere “più rapido e sistemico, basato su dati affidabili e strumenti di valutazione dei rischi da mettere a disposizione di tutti”, dai settori delle politiche europee alle famiglie che acquistano, costruiscono e ristrutturano abitazioni alle imprese delle regioni costiere o agli agricoltori che pianificano le proprie colture.

    Per gestire l’incertezza che si lega ai cambiamenti climatici Bruxelles punta tutto sull’accesso ai dati sul rischio e le perdite legate al clima. Nella strategia mira quindi a rafforzare la piattaforma già in essere, Climate-ADAPT, dedicata alle conoscenze sull’adattamento, che sarà affiancata da un Osservatorio per la salute (che sarà presentato il 4 marzo) destinato a monitorare gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute. “Non esiste alcun vaccino contro la crisi climatica, ma possiamo ancora combatterla e prepararci ai suoi effetti inevitabili”, sottolinea il vicepresidente esecutivo per il Green Deal, Frans Timmermans, il quale in conferenza stampa ha messo in evidenza che anche eliminando tutte le emissioni di gas a effetto serra entro il 2050, rimarrebbero per anni gli effetti delle emissioni residue già presenti nell’atmosfera. 

    Ma lo sguardo di Bruxelles si concentra molto sulla dimensione esterna del problema, considerando che molti Paesi extra Ue non hanno le stesse disponibilità finanziare per migliorare i propri sistemi di adattamento e sono più esposti per ragioni geografiche agli effetti dei cambiamenti. Fissa dunque l’impegno di un approccio subnazionale, nazionale e regionale al problema, con particolare attenzione all’adattamento in Africa e nei piccoli Stati insulari in via di sviluppo. Il punto è che Paesi meno sviluppati o in via di sviluppo sono i più colpiti dagli impatti del cambiamento climatico, oltre a essere più suscettibili anche agli shock economici e alla crisi sanitaria innescata dal COVID 19. La strategia di adattamento riconosce dunque la necessità di ulteriori finanziamenti internazionali per l’adattamento al cambiamento climatico, sia da fonti pubbliche che private.

    Il piano è privo di misure vincolanti per gli Stati membri. “Proposte non all’altezza” del problema, denuncia Pascal Canfin, presidente della commissione per l’Ambiente dell’Europarlamento. “Dobbiamo smettere di finanziare progetti che non sono resilienti agli effetti del cambiamento climatico”.

    #EUAdaptationStrategy unveiled yesterday by @EU_Commission & @TimmermansEU is very disappointing. The diagnosis is correct but the proposals are not up to challenge. We have to stop funding projects that are not resilient to the climate shock.

    — Pascal Canfin (@pcanfin) February 25, 2021

    “La pandemia è stata un duro promemoria che una preparazione insufficiente può avere conseguenze disastrose”, sottolinea ancora Timmermans. “Gli impatti del cambiamento climatico si fanno già sentire sia all’interno che all’esterno dell’Unione Europea”. Critiche dalla ONG verde CAN (Climate action network) Europe secondo cui l’Ue non ha i mezzi vincolanti per raggiungere l’obiettivo prefissato. Per rafforzare la preparazione ai cambiamenti climatici “dovrebbe almeno richiedere lo sviluppo di piani di adattamento obbligatori, valutazioni di vulnerabilità climatica e stress test climatici a livello locale, regionale e nazionale”.

    Tags: accordi di Parigiclimacommissione europeafrans timmermansgreen dealpascal canfinstrategia adattamento cambiamenti climatici

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