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    Home » Economia » Piattaforme di lavoro digitali, Commissione UE vuole eliminare condizioni di impiego precario

    Piattaforme di lavoro digitali, Commissione UE vuole eliminare condizioni di impiego precario

    Al via le consultazioni delle parti sociali per raccogliere opinioni sulla direzione di possibili azioni comunitarie. La vicepresidente Vestager: "I nuovi modelli economici possono offrire più opportunità, ma in troppi rischiano di essere esclusi da un salario dignitoso"

    Federico Baccini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@federicobaccini" target="_blank">@federicobaccini</a> di Federico Baccini @federicobaccini
    24 Febbraio 2021
    in Economia, Net & Tech

    Bruxelles – L’urgenza di migliorare le condizioni delle persone impiegate tramite piattaforme di lavoro digitali è diventata prioritaria a Bruxelles, dopo che la pandemia COVID-19 ha mostrato le vulnerabilità per i diritti dei lavoratori. In questo senso si inserisce la prima fase di consultazione delle parti sociali europee avviata oggi (mercoledì 24 febbraio) dalla Commissione Europea.

    Se “la pandemia ha accelerato i modelli economici di lavoro tramite le piattaforme online”, ha spiegato la vicepresidente per il Digitale e commissaria per la Concorrenza, Margrethe Vestager, è altrettanto vero che “alcuni tipi di lavoro sono associati a condizioni di lavoro precarie“, che si manifestano come “assenza di trasparenza e prevedibilità degli accordi contrattuali, problemi di salute e sicurezza e insufficiente tutela sociale”.

    La vicepresidente per il Digitale e commissaria per la Concorrenza, Margrethe Vestager

    Di qui la necessità di una prima fase di consultazione (che resterà aperta per 6 settimane), per raccogliere le opinioni delle parti sociali europee sulla direzione da dare alle possibili azioni dell’UE sul miglioramento delle condizioni di lavoro. La vicepresidente Vestager ha anticipato che “ci sarà poi una seconda consultazione per trovare un bilanciamento tra le opportunità di crescita delle piattaforme digitali e i diritti dei lavoratori, come avviene nell’economia tradizionale”. Lo scopo è quello di “assicurare il level playing field per tutte le aziende sul territorio comunitario e rispondere ai valori europei di concorrenza equa“.

    Non c’è volontà di demonizzare i nuovi modelli che si stanno imponendo “in numero sempre maggiore nei diversi settori economici dell’Unione”, ha puntualizzato Vestager, perché “possono offrire maggiore flessibilità e più opportunità di lavoro e di reddito aggiuntivo anche a coloro che avrebbero maggiori difficoltà a entrare nei mercati del lavoro tradizionali”. Ma allo stesso tempo “oltre tre milioni di cittadini europei, che trovano in questo modo la fonte primaria di reddito, rischiano di essere esclusi da una dignitosa condizione di lavoro e di salario“. L’obiettivo fissato dalla vicepresidente Vestager è quello di “assicurare condizioni di lavoro eque e sostenibili”.

    Il commissario per il Lavoro e i diritti sociali, Nicolas Schmit

    Una sponda è arrivata dal commissario per il Lavoro e i diritti sociali, Nicolas Schmit: “Regolamentare l’economia digitale è una delle nostre priorità, perché è estremamente connessa allo sviluppo digitale dell’Unione“, ha spiegato. “È nostro compito garantire che i nuovi modelli economici non si sviluppino al di fuori dei valori, delle norme e del quadro giuridico stabilito dall’Unione Europea”.

    Alcuni dei problemi sono legati alla dimensione transfrontaliera delle piattaforme digitali e alla gestione mediante algoritmi. “Va garantita la dignità dei lavoratori e la loro protezione sociale, non possiamo incoraggiare condizioni di lavoro precarie”, ha aggiunto il commissario Schmit. “Le opinioni delle parti sociali saranno essenziali per mettere a punto un’azione equilibrata e vantaggiosa per tutti, sia per le aziende, sia per i lavoratori autonomi e dipendenti”.

    Tags: commissione europeadiritti lavoratorieconomia digitalelavoratori europeilavoratori piattaforme digitalilavoroMargrethe VestagerNicolas Schmitpiattaforme di lavoropiattaforme digitaliunione europea

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