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    Home » Green Economy » “Aumento del Pil e più posti di lavoro”, lo studio sulla fattibilità economica di ridurre del 60% le emissioni al 2030

    “Aumento del Pil e più posti di lavoro”, lo studio sulla fattibilità economica di ridurre del 60% le emissioni al 2030

    Aumentare il target di riduzione delle emissioni può portare a un "aumento fino all'1,8% del PIL dell'UE", sostiene uno studio commissionato dal gruppo dei Verdi. In Parlamento, a un anno dall'adozione della Legge europea sul clima, il vicepresidente Frans Timmermans difende il piano della Commissione di riduzione delle emissioni del 55 per cento rispetto ai livelli del 1990

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    5 Marzo 2021
    in Green Economy
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    Bruxelles – Ridurre le emissioni di gas serra del 60 per cento entro il 2030 non solo è economicamente fattibile, ma potrebbe portare a un aumento del Pil dell’Ue fino all’1,8 per cento rispetto all’attuale traiettoria del -55 per cento. Sono alcune delle conclusioni dello studio Achieving 60% emission reductions by 2030 commissionato dal gruppo dei Verdi al Parlamento europeo e condotto da Cambridge Econometrics, un’organizzazione specializzata nell’analisi dei dati, sull’impatto economico dell’aumento dell’obiettivo dell’Unione europea di ridurre le emissioni di gas serra al 60% entro il 2030, come richiesto dal Parlamento europeo nel quadro dei negoziati in corso sulla legge climatica presentata dall’Esecutivo il 4 marzo 2020.

    Negoziati che sono attualmente in stallo proprio a causa dell’aggiornamento degli obiettivi climatici intermedi al 2030: il Consiglio europeo ha dato mandato per una riduzione delle emissioni del 55 per cento rispetto ai livelli del 1990, concorde la Commissione europea, mentre il Parlamento spinge per alzare l’asticella al 60 per cento. Secondo lo studio pubblicato ieri, intensificando le politiche climatiche – espandere le sovvenzioni per le energie rinnovabili – potrebbe portare a un PIL nell’UE superiore dell’1,8 per cento rispetto allo scenario di base entro il 2030, principalmente grazie agli investimenti aggiuntivi richiesti – stimati per ulteriori 112 miliardi di euro entro il 2030 per politiche – e ad un aumento dell’occupazione dello 0,5 per cento, ovvero 1,1 milioni di posti di lavoro in più. Nel caso di una riduzione delle emissioni del 55 per cento, la differenza in termini di crescita del PIL rispetto allo scenario di base sarebbe solo di poco superiore allo 0,5 per cento e l’aumento dell’occupazione sarebbe solo dello 0,2 per cento.

    Secondo lo studio la crescita economica sarebbe evidente per tutti gli Stati membri anche a livello individuale, tranne la Polonia, dove le influenze sul PIL sono meno positive nello scenario del 60 per cento rispetto allo scenario del 55 per cento (0,4% contro 0,8%). Un obiettivo climatico più rigoroso di meno del 60 per cento, inoltre, andrebbe a vantaggio in particolare dei gruppi a basso reddito.

    Scontro con Timmermans

    Frans Timmermans

    Con la presentazione di questo studio, i Verdi al Parlamento insistono sul non voler rinunciare ai negoziati sulla legge clima. Posizione condivisa da buona parte degli altri gruppi. Ieri in uno scambio di vedute con il vicepresidente esecutivo per il Green Deal, Frans Timmermans, i deputati della commissione per l’Ambiente (ENVI) hanno accusato l’Esecutivo europeo di non svolgere un ruolo di “intermediario imparziale” nei negoziati in corso sulla legge climatica. In sostanza, accusano la Commissione di difendere la propria proposta senza cercare un compromesso con i due co-legislatori, Parlamento e Consiglio. In questo caso la proposta della Commissione di una riduzione del 55 per cento trova il consenso dei capi di Stato e governo, e dunque il Parlamento europeo non trova appiglio per le sue richieste. Il 12 marzo è previsto il quarto trilogo tra legislatori e Stati membri, seguito da un Consiglio Ambiente informale il 18 marzo e alla fine del mese dovrebbe svolgersi il quinto tavolo di negoziati, che Timmermans spera possa essere “quello decisivo” per trovare la quadra.

    A un anno dalla presentazione della Legge che vuole vincolare giuridicamente un obiettivo sul clima, Timmermans ha difeso con gli eurodeputati la proposta sul piatto. “Penso che stiamo davvero prendendo la nostra giusta quota con meno 55”, ha detto, osservando che l’UE ha già ridotto le sue emissioni dal 1990, mentre le emissioni in economie come Cina e India sono aumentate.

    Ma non è solo l’obiettivo al 2030 a essere ancora in alto mare. Rimangono in sospeso la proposta del Parlamento di introdurre un Consiglio europeo scientifico per il clima (ECCC), la richiesta per la Commissione europea di calcolare un bilancio delle emissioni di gas a effetto serra rimanenti per l’UE a 27 entro dicembre di quest’anno, l’inserimento di traiettorie specifiche per tutti i settori dell’economia europea che emettono emissioni di CO2 e infine un nuovo obiettivo intermedio da includere per il 2040. Su molti di questi aspetti della legge clima per il Parlamento europeo la Commissione “resta sulle proprie concezioni”, talvolta anche con false argomentazioni”. 

    Tags: climafrans timmermanslavorolegge climaobiettivi clima energia 2030parlamento europeoPilriduzione emissioni CO2

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