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L'asse UE-USA riparte dal clima. John Kerry a Bruxelles:
Ursula von der Leyen, John Kerry

L'asse UE-USA riparte dal clima. John Kerry a Bruxelles: "Cop26 di Glasgow ultima occasione per alzare le ambizioni"

Convincere gli altri partner globali a impegnarsi di più per ridurre le emissioni di CO2 e il surriscaldamento del pianeta in vista del vertice delle Nazioni Unite sul clima che si terrà a Glasgow a novembre. L'inviato speciale USA per il clima discute con la Commissione europea delle prossime sfide ambientali da affrontare insieme

Bruxelles – Allineare gli obiettivi climatici in vista della COP26 di Glasgow sul clima e garantire che tutti i Paesi del mondo aumentino il taglio delle emissioni di gas serra. La cooperazione UE-Usa sul clima è al centro dei colloqui di oggi (9 marzo) tra l’inviato statunitense per il clima, John Kerry, e la Commissione UE, nel primo viaggio a Bruxelles di un diplomatico statunitense da quando il presidente Joe Biden si è insediato alla Casa Bianca lo scorso 20 gennaio. Primo segnale concreto che Bruxelles e Washington fanno sul serio nel voler rilanciare la partnership transatlantica, passando anche e soprattutto per il clima. 

John Kerry, inviato Usa per il clima

La parola d’ordine è allineamento. Serve convergenza sugli obiettivi climatici da parte dei grandi emettitori del pianeta, ed è quello che Bruxelles e Washington cercheranno di strappare agli altri leader mondiali a novembre alla Conferenza sul clima delle Nazioni Unite a Glasgow, in Scozia: un obiettivo vincolante e soprattutto coordinato a livello mondiale. A Glasgow i leader globali dovranno dare il via “a un decennio di azioni per affrontare la crisi ambientale”, ha sottolineato Kerry prima di partecipare alla riunione del collegio dei commissari. Ma è importante che ci arrivino tutti con la stessa idea di cosa significhi un impegno concreto per ridurre il surriscaldamento globale.

“Questo è il momento: Glasgow è l’ultima opportunità che abbiamo e la migliore speranza che il mondo si unisca e centri gli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima“, ha aggiunto. L’impegno sancito a Parigi nel 2015 da 196 potenze mondiali non basta, ora serve attuarlo in concreto e circoscrivere il surriscaldamento globale sotto i 2ºC e proseguire con gli sforzi per limitarlo a 1,5ºC. “Fondamentale allinearsi perché nessun Paese può riuscire da solo a contrastare l’emergenza climatica”, ha sottolineato ancora Kerry. Bruxelles e Washington condividono l’idea che l’emergenza climatica sia una crisi ma anche “la più grande opportunità che abbiamo dalla rivoluzione industriale di rinnovare la nostra economia”. Kerry arriva nella capitale europea nel primo pomeriggio dopo un incontro a Londra ieri con il premier britannico Boris Johnson, che ospiterà a novembre la Conferenza delle Nazioni Unite sul clima.

Quest’anno l’appuntamento a Glasgow è particolarmente importante, si capirà se gli impegni politici dei governi mondiali saranno sostenuti anche da piani d’azione in grado di metterli in atto. Ogni cinque anni i firmatari dell’accordo devono presentare le loro strategie per incontrare gli obiettivi dell’accordo. Avrebbero dovuto farlo entro il 2020, ma la pandemia ha costretto le Nazioni Unite a posticipare la COP26 al 2021. Sarà dunque un momento cruciale soprattutto per aumentare l’ambizione globale. La presenza di Kerry a Bruxelles serve proprio a questo: capire con i partner europei come convincere gli altri grandi emettitori di CO2 a impegnarsi di più per ridurre le emissioni in vista del vertice di novembre. In serata è previsto un incontro a due con il vicepresidente esecutivo Frans Timmermans per mettere a punto una strategia. Mancano relativamente pochi mesi alla COP26 e non c’è tempo da perdere. 

È nel quadro dell’accordo di Parigi che Bruxelles vuole aggiornare il target intermedio di riduzione delle emissioni del 55 per cento entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, per arrivare al 2050 con zero emissioni nette e un continente climaticamente neutro. La nuova amministrazione statunitense dovrebbe annunciare il proprio impegno aggiornato il mese prossimo, che secondo l’Unione dovrebbe avvicinarsi a un taglio delle emissioni di almeno il 50 per cento entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005. Ma serve convincere anche tutti gli altri.

“Il nuovo partenariato transatlantico per il cambiamento globale è in atto. Insieme siamo pronti ad affrontare la sfida di questo secolo: il cambiamento climatico”, sottolinea la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, nell’accogliere l’inviato speciale USA per il clima. Ricorda che dietro l’annuncio di un nuovo obiettivo climatico “deve esserci un’enorme quantità di lavoro, e sforzo, e trasformazione”. L’Ue è consapevole del fatto che “dobbiamo contribuire alla causa comune, ma non possiamo farlo da soli. E quindi avervi al nostro fianco, come amici e alleati, è enormemente importante per noi”, ha aggiunto.

John Kerry e Frans Timmermans

Anche il vicepresidente per il Green Deal Timmermans si è detto entusiasta della partnership ritrovata. “Lavoreremo mano nella mano per fare un successo a Glasgow. Sarà un bello sforzo arrivarci e convincere gli altri grandi attori del mondo a fare la cosa giusta”. L’impegno deve essere globale – sostiene anche Timmermans – non basta che sia solo l’Unione europea o solo gli Stati Uniti a decidere di azzerare le emissioni. La Cina da sola rappresenta circa il 27 per cento delle emissioni globali di gas serra, gli Stati Uniti ne emettono il 14 per cento e l’Unione europea (a 27 Stati) insieme all’India occupano il terzo posto della classifica con circa il 7 per cento delle emissioni mondiali. La corsa verso zero emissioni deve essere globale. 

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