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Gas, aumento delle infrastrutture minaccia gli obiettivi di neutralità dell'UE

Gas, aumento delle infrastrutture minaccia gli obiettivi di neutralità dell'UE

Portare a termine la costruzione di tutte le infrastrutture del gas (gasdotti e terminali GNL) attualmente in fase di pre-costruzione o costruzione farebbe aumentare di 222 miliardi di metri cubi all'anno la capacità di importazione di gas dentro l'Unione Europea (+35% rispetto ai livelli attuali). Lo studio sulle infrastrutture del gas in Europa condotto da Global Energy Monitor

Bruxelles – Nuove accuse all’Unione Europea di ipocrisia climatica arrivano dall’ultimo studio sulle infrastrutture del gas in Europa condotto da Global Energy Monitor e pubblicato l’8 aprile. Secondo lo studio, portare a termine la costruzione di tutte le infrastrutture del gas (gasdotti e terminali GNL) attualmente in fase di pre-costruzione o costruzione farebbe aumentare di 222 miliardi di metri cubi all’anno la capacità di importazione netta di gas dentro l’Unione Europea. Un aumento del 35 per cento rispetto alla capacità attuale, che secondo gli autori del rapporto è chiaramente in contrasto con l’obiettivo dichiarato dell’UE di zero emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050, come da Green Deal europeo.

Se ora il gas è considerato anche dalla Commissione Europea fonte indispensabile per la decarbonizzazione del Continente, a lungo termine la domanda di gas dovrà per forza calare perché Bruxelles prevede di liberarsene per raggiungere gli obiettivi climatici di neutralità. Da qui le accuse di incoerenza climatica.

La spesa

Secondo lo studio i gasdotti ancora in costruzione nell’UE costeranno circa 18 miliardi di euro, aumentando la capacità di importazione di gas dell’UE di 65 miliardi di metri cubi all’anno; mentre quelli in pre-costruzione costerebbero altri 53 miliardi di euro per aumentare la capacità d’importazione dell’UE di 85 miliardi di metri cubi all’anno. Ma il rapporto ha stimato anche che nel 2020, circa 5,1 miliardi di euro di progetti sul gas sono stati cancellati o accantonati, e altri 25 miliardi di euro di progetti sono stati ritardati, anche a causa della pandemia. Nonostante queste cancellazioni, l’espansione dell’infrastruttura del gas proposta nell’UE minaccia l’obiettivo a medio termine del blocco di di ridurre le emissioni del 55 per cento entro il 2030.

Per quanto riguarda l’Italia, ci sono in ballo due progetti ancora in pre-costruzione per importare gas dentro l’UE: il gasdotto GALSI che collegherà l’Algeria all’Italia e il gasdotto Trans-Adriatico (meglio noto come TAP) che va dal confine della Grecia con la Turchia all’Italia, attraverso l’Albania e il Mare Adriatico. Altri tre gasdotti per il trasporto solo dentro l’Unione Europea: l’interconnettore Ungheria-Slovenia-Italia; il progetto di metanizzazione della Sardegna e il gasdotto Sealine Tirrenica.

Il ruolo del Nord Stream 2

Questa espansione della capacità di importazione di gas sarà particolarmente significativa nella parte occidentale dell’UE, principalmente dovuta al megaprogetto di gasdotto Nord Stream 2 attualmente in fase di finalizzazione, che andrà a collegare Russia e Germania. Guidato dalla compagnia energetica russa Gazprom, il nuovo gasdotto andrà a raddoppiare il volume di gas naturale trasportato dalla Mosca a Berlino attraverso il mar Baltico, circa 55 miliardi di metri cubi all’anno di gas verso la Germania a capacità massima.

Dei circa 112 miliardi di metri cubi all’anno di nuova capacità di importazione in questa regione occidentale dell’Europa ben 55 miliardi provengono dal Nord Stream 2, che ha una rilevanza geopolitica non indifferente, a causa della dipendenza che si andrebbe a rafforzare dal gas russo. L’Unione Europea ha sempre chiarito che il gasdotto in questione “non è necessario per l’approvvigionamento energetico dell’Unione Europea”. E infatti non è un progetto di interesse comune, ma solo fortemente sostenuto dalla cancelliera Angela Merkel e dal presidente della Federazione russa, Vladimir Putin. Da quando a fine agosto l’oppositore russo Alexei Navalny è stato avvelenato sono però aumentate di molto le pressioni su Merkel per abbandonare il progetto. Pressioni che sono aumentate ancora con l’ulteriore incrinarsi dei rapporti di Bruxelles con Mosca, con i Paesi dell’Europa centrale e orientale che temono l’ulteriore dipendenza energetica dei Ventisette dal gas russo. Diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, si sono opposti al progetto e anche gli Stati Uniti sono contrari perché temono l’ulteriore influenza geopolitica di Putin attraverso il gas naturale.

Gas di transizione

Il rapporto mette in guardia del fatto che se la costruzione di questa infrastruttura del gas continua, l’UE rischia di vederne i risultati con un aumento dei gas serra o la perdita di miliardi di euro in nuove infrastrutture di gas inutili. La pubblicazione arriva in un momento particolarmente delicato in cui il dibattito all’interno delle istituzioni dell’UE è concentrato sul gas, nel quadro della revisione in corso delle norme dell’Unione sui finanziamenti verdi, la cosiddetta Tassonomia degli investimenti sostenibili. La Commissione Europea non ha mai nascosto l’intenzione di considerarne il ruolo del gas come fonte di transizione per la decarbonizzazione. In diversi Stati membri il passaggio dal carbone o dal legno per il riscaldamento delle case alle energie rinnovabili è ancora molto lento e quindi servono step intermedi proprio attraverso il gas naturale. Il piano di Bruxelles è quello di poter sfruttare le infrastrutture – già operative e quelle ancora da costruire – per il trasporto di fonti di energia pulita, come l’idrogeno verde. L’UE si sta attirando però le critiche di una buona parte del mondo ambientalista sulla scelta di includere nella tassonomia sia il gas che il nucleare. Il testo definitivo dovrebbe essere pubblicato entro fine aprile.

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