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Clima, il Parlamento europeo si prepara alla COP26 di Glasgow

Clima, il Parlamento europeo si prepara alla COP26 di Glasgow

Approvato in commissione per l'ambiente (ENVI) un progetto di risoluzione in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà nel Regno Unito. All'Esecutivo si chiede di esplorare nuove forme di cooperazione del mercato del carbonio in Paesi e regioni extra UE

Bruxelles – Il Parlamento europeo si prepara alla prossima Conferenza sul clima delle Nazioni Unite di Glasgow, la COP26 che si terrà in Scozia dal 31 ottobre al 12 novembre. I membri della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI) del Parlamento europeo hanno discusso e approvato oggi (22 giugno) con 73 voti a favore e 6 contrari un progetto di risoluzione (dal titolo: Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici 2021 a Glasgow, Regno Unito) del Parlamento europeo, che sarà votata dall’intero Parlamento europeo durante la sessione plenaria di settembre.

L’appuntamento internazionale a Glasgow, quest’anno, è particolarmente importante: si capirà se gli impegni politici dei governi mondiali saranno sostenuti anche da piani d’azione in grado di metterli in atto. Ogni cinque anni è previsto che i firmatari del Patto di Parigi – sottoscritto anche dall’Unione Europea nel 2015 – presentino i loro contributi determinati a livello nazionale (gli indicatori NDC) aggiornati, in altre parole i loro piani d’azione per il clima e le strategie da mettere in atto per incontrare gli obiettivi fissati di volta in volta.

Avrebbero dovuto farlo entro il 2020, ma la pandemia ha costretto le Nazioni Unite a posticipare la COP26 che si terrà, invece, quest’anno, ospitata dal premier britannico Boris Johnson. Sarà dunque un momento cruciale soprattutto per aumentare l’ambizione globale sul clima. È nel quadro dell’accordo di Parigi che Bruxelles vuole aggiornare il target intermedio di riduzione delle emissioni del 55 per cento entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, per arrivare al 2050 con zero emissioni nette e un continente climaticamente neutro. Gli eurodeputati chiedono che i nuovi NDC siano “migliorati per garantire che siano compatibili con l’obiettivo a lungo termine della temperatura dell’Accordo di Parigi”. Gli impegni attuali – sottolineano – non sono sufficienti a raggiungere gli obiettivi dell’accordo, le emissioni globali di gas serra dovrebbero raggiungere il picco il prima possibile e tutte le parti, in particolare l’UE e tutte le nazioni del G20, “dovrebbero intensificare i loro sforzi e anche impegnarsi a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050”.

L’UE dovrebbe dare l’esempio nel rafforzare il suo contributo all’Accordo di Parigi e chiedere lo stesso livello di impegno da parte le altre parti, mettendo la transizione climatica al centro di tutte le politiche dell’UE. Ma il documento si sofferma anche molto sul prezzo delle emissioni di CO2: consiglia alla Commissione di “esplorare collegamenti e altre forme di cooperazione del mercato del carbonio in Paesi e regioni terzi e di incoraggiare la creazione di ulteriori mercati del carbonio” o altri meccanismi per fissare un prezzo del carbonio del carbonio a livello globale.

La Commissione europea dovrebbe presentare la revisione del sistema ETS, il mercato europeo del carbonio, il prossimo 14 luglio, nel quadro del pacchetto legislativo ‘Fit for 55’ che andrà a modificare la normativa europea in materia climatica. Contestualmente, l’Esecutivo presenterà anche il meccanismo di aggiustamento alle frontiere del carbonio, una nuova tassa dell’UE per le emissioni importate che dovrebbe aiutare a ridurre allo stesso tempo il rischio di rilocalizzazione del carbonio contribuendo alla parità di condizioni a livello globale. Gli eurodeputati spingono per una cooperazione internazionale sul clima con gli attori globali, anche per quanto riguarda il carbon pricing. Ed è quello che Bruxelles ha cercato di ottenere con Canada e Stati Uniti (lunedì 14 e martedì 15 giugno) nei vertici bilaterali della scorsa settimana, senza però ottenere alcun impegno sul carbonio: collaborazione rafforzata su transizione energetica, emissioni di metano o finanza sostenibile e mobilità sì, ma per ora sulla tassazione del carbonio alle frontiere rimangono su posizioni distanti. 

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