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Germania, sprint finale dei socialdemocratici a un mese dalle elezioni federali. Primo sorpasso sulla CDU dal 2006

Germania, sprint finale dei socialdemocratici a un mese dalle elezioni federali. Primo sorpasso sulla CDU dal 2006

A differenza degli avversari diretti, il candidato alla cancelleria Olaf Scholz si sta dimostrando abile nel tenersi lontano da scivoloni in campagna elettorale e sta assorbendo l'approccio ragionato di Merkel. I cristiano sociali sono crollati al livello più basso dal 1984

Bruxelles – Se si era in cerca di emozioni forti, la Germania è pronta a offrirle. A un mese esatto dalle elezioni federali del 26 settembre, tre partiti si stanno dando battaglia per conquistare la cancelleria, con sorpassi a ogni curva in questa corsa elettorale serratissima: piccoli episodi possono continuamente invertire trend che sembravano consolidati e i ribaltoni nei sondaggi sono all’ordine del giorno. L’ultimo è il sorpasso dei socialdemocratici sul blocco centrista CDU-CSU, secondo i dati dell’Istituto tedesco di investigazione sociale e analisi statistiche (Forsa).

È la prima volta da 15 anni (dall’ottobre del 2006) che l’SPD riesce ad attestarsi come primo partito nel Paese. L’attuale ministro delle Finanze e vicecancelliere, Olaf Scholz, dopo alcuni mesi di assestamento e attacchi frontali agli sfidanti, come candidato cancelliere sembra essere riuscito a dare nuova linfa al partito, portandolo dal terzo posto (al 15 per cento) al primo virtuale (23 per cento). Complice di questo successo non solo la sua capacità di tenere a freno l’ala più di sinistra del suo partito, ma anche di stare lontano da scivoloni in campagna elettorale.

L’attuale ministro delle Finanze e vicecancelliere, Olaf Scholz, candidato alla cancelleria per l’SPD

Errori che invece stanno condizionando la candidata verde Annalena Baerbock, dopo essere riuscita in primavera a portare i Verdi al primo posto nei sondaggi, per la prima volta nella storia. Accuse di plagio, ritocchi del curriculum e incapacità di gestire le pressioni esterne hanno determinato un lento declino, che ha riportato la forza ecologista ai livelli dello scorso febbraio (18 per cento). Ma è soprattutto Armin Laschet, candidato cristiano-democratico e successore della cancelliera, Angela Merkel, a mostrare istinti politicamente suicidi. All’apice della rimonta della CDU – arrivata a toccare un quasi insperato 29 per cento nei sondaggi di metà luglio – il ministro-presidente della Renania Settentrionale-Vestfalia è stato pizzicato dalle telecamere nell’atto di ridere mentre il presidente tedesco, Frank-Walter Steinmeier, stava tenendo il suo discorso di cordoglio a Erftstadt, uno dei centri più colpiti dall’alluvione dello scorso luglio.

A questo punto l’SPD si attesta al 23 per cento dei consensi, mentre la CDU-CSU è crollata al 22, il livello più basso per il partito da quando l’Istituto di sondaggi ha iniziato le sue rilevazioni nel 1984. I Verdi sono tornati a essere la terza forza del Paese (non accadeva dal settembre 2018), mentre rimangono stabili i liberali di FDP (12 per cento), l’estrema destra di AfD (11) e la sinistra di Die Linke (6). Se questo sondaggio dovesse essere confermato fra un mese alle urne federali, l’attuale Große Koalition tra cristiano-democratici e socialdemocratici non sarebbe più praticabile (perché insieme controllerebbero meno della metà del Bundestag) e si renderebbero necessari lunghi negoziati per costruire una nuova coalizione.

Le soluzioni spaziano una grandissima coalizione, con dentro Verdi, CDU-CSU ed SPD, a una coalizione semaforo tra Verdi, rossi dell’SPD e gialli dell’FDP (Partito Liberale Democratico), ma anche un’alleanza “alla tedesca” tra CDU, SDP e FDP (nero-rosso-giallo, come la bandiera della Germania) o la cosiddetta “alleanza Giamaika” tra CDU, Verdi e FDP (dai colori della bandiera dell’isola caraibica, nero-verde-giallo). Anche se quest’ultima soluzione sarebbe difficilmente considerabile, in virtù della posizione di forza dei socialdemocratici.

 

L’effetto Scholz

In questo momento il candidato dell’SPD guida la volata finale della campagna elettorale e, a meno di sbandate nell’ultimo tratto, si presenterà alla vigilia delle urne con le probabilità maggiori di proporsi come successore della cancelliera Merkel. Secondo un’altro sondaggio dell’Istituto tedesco, il socialdemocratico è il più popolare tra i candidati, con il 49 per cento dei consensi sulla sua leadership da parte dell’elettorato tedesco.

Olaf Scholz nella posa del “rombo alla Merkel”, nell’intervista per Süddeutsche Zeitung Magazin (20 agosto 2021)

Nonostante le differenze di visione politica, in qualità di vicecancelliere Scholz ha assorbito l’approccio ragionato di Merkel e appare sempre più evidente che ne stia imitando lo stile compassato, deciso e rassicurante allo stesso tempo. Un chiaro esempio è emerso lo scorso 20 agosto, nel corso di un’intervista per Süddeutsche Zeitung Magazin. In una delle fotografie scattate dalla rivista, Scholz è stato ritratto nella classica posa del “rombo alla Merkel” – gesto iconico di razionalità politica e calma nella leadership della cancelliera – con i pollici e le dita leggermente stretti insieme.

Come cancelliere, Scholz potrebbe spingere per un’Unione fiscale europea, ma tenendo a freno la spesa per il debito dopo la pandemia. Forte il suo impegno verso la NATO, ma questo non escluderebbe una ridefinizione dei rapporti con la nuova amministrazione degli Stati Uniti di Joe Biden. Da non sottovalutare l’impatto delle questioni dell’energia rinnovabile e del gasdotto Nord Stream 2 dalla Russia alla Germania, ma anche l’ultima variabile comparsa sulla scena internazionale e, di riflesso, nella campagna elettorale tedesca: la crisi in Afghanistan e la futura gestione europea dei flussi migratori.

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