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Diritti LGBT+, cinque regioni polacche rischiano i fondi europei per aver sottoscritto risoluzioni omofobe

Diritti LGBT+, cinque regioni polacche rischiano i fondi europei per aver sottoscritto risoluzioni omofobe

La Commissione UE ha inviato lettere ai voivodati di Lublino, Łódź, Piccola Polonia, Precarpazia e Santacroce (guidati dal partito Diritto e Giustizia). Sospesi i 126 milioni di euro stanziati dal programma di coesione React-EU

Bruxelles – Non sono solo le questioni della violazione dell’indipendenza della magistratura e il mancato rispetto delle sentenze della corte di Giustizia dell’UE ad alimentare le tensioni recenti tra Varsavia e la Commissione Europea. Bruxelles ha minacciato l’annullamento dei fondi europei erogati attraverso il programma React-EU (iniziativa di assistenza alla ripresa per la coesione e i territori dell’Unione) a cinque regioni polacche, per essersi dichiarate “zone libere da LGBT”.

A ricevere la lettera della Commissione Europea sono stati i voivodati di Lublino, di Łódź, della Piccola Polonia, della Precarpazia e della Santacroce, i cui governi locali guidati dal partito Diritto e Giustizia (PiS) hanno sottoscritto dichiarazioni o risoluzioni anti-LGBT+. Le cinque regioni avranno tempo per rispondere fino a metà settembre, ma per il momento i pagamenti previsti – dal valore di 126 milioni di euro – sono già stati sospesi. Il gabinetto guidato da Ursula von der Leyen attende quanto prima misure correttive a riguardo.

Per ricevere i finanziamenti sarà necessario abbandonare le azioni intraprese che “bollano i postulati della comunità LGBT+ come un’ideologia” e che “minano le garanzie nel rispetto del principio di non discriminazione nell’attuazione dei programmi dei fondi strutturali“, sottolinea l’esecutivo UE. Per Bruxelles è una questione di rispetto dei principi fondamentali dell’Unione, per cui già lo scorso anno la vicepresidente della Commissione per i Valori e la trasparenza, Věra Jourová, aveva affermato con forza che “su Stato di diritto e difesa LGBT+ l’Unione userà ogni strumento a sua disposizione”.

Non va dimenticato che lo scorso 15 luglio la Commissione Europea ha avviato una procedura d’infrazione contro la Polonia proprio sulla questione delle “zone libere da LGBT+”, attraverso l’invio di una lettera di messa in mora che le definiva una “violazione dei diritti umani”. Il termine ultimo per la risposta del governo di Mateusz Morawiecki scadrà il 15 settembre, proprio nei giorni in cui a Bruxelles è attesa la replica delle cinque regioni polacche.

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