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Gentiloni: "Gli Stati finanzino la ripresa dove i privati non arrivano"

Il commissario per l'Economia ricorda che i governi hanno "un ruolo cruciale nell'investire direttamente in aree in cui il settore privato non può o non vuole farlo", e chiede di "esplorare tutte le opportunità di finanziamento"

Bruxelles – Esplorare ogni opzione possibile per fare ciò che serve per una trasformazione sostenibile, durevole e competitiva, non solo a prova di pandemia ma soprattutto a prova di futuro. Il commissario per l’Economia esorta una volta di più le capitali a prendere i soldi del recovery fund per farne il miglior uso possibile. Oltre alle riforme che gli Stati si sono impegnati a fare “i governi hanno anche un ruolo cruciale nell’investire direttamente in aree in cui il settore privato non può o non vuole farlo”, sottolinea Paolo Gentiloni.

Intervenendo alla conferenza ‘Ripresa e crescita economica oltre il COVID’ organizzata dal ministero delle Finanze della Macedonia del Nord, ricorda che la posta in gioco è enorme. I soldi da spendere bene sono senza precedenti. 672,5 miliardi di euro solo dal recovery fund, 750 miliardi se si considera l’intero meccanismo per la ripresa, Next Generation EU. “In considerazione di queste grandi esigenze di investimento, le autorità pubbliche dovrebbero esplorare tutte le opportunità di finanziamento, compresi i partenariati, anche se non sono una soluzione onnicomprensiva pubblico-privata per gli investimenti infrastrutturali”.

Gentiloni insiste quindi sull’ammodernamento dell’impianto burocratico, organizzativo e gestionale del Paese. Se a Bruxelles continuano a dirsi “convinti che le tecnologie digitali possano accelerare il impatto delle politiche in materia di cambiamento climatico e protezione ambientale”, questo, spiega ancora il commissario italiano, “richiede anche di affrontare gli ostacoli, ad esempio attraverso riforme della pubblica amministrazione“. Un richiamo anche per l’Italia, non chiamata in causa direttamente ma tra gli Stati membri a cui, da anni, si chiedono interventi in tal senso. Al governo Draghi, e non solo quello, si chiedono ” riforme volte a rimuovere gli ostacoli agli investimenti incontrati nelle reti di telecomunicazioni mobili, misure volte ad accelerare la digitalizzazione delle piccole e medie imprese”.

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