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    Home » Politica » Piano di ripresa e resilienza: le riforme da approvare in tempi stretti

    Piano di ripresa e resilienza: le riforme da approvare in tempi stretti

    Il governo Draghi ha 100 giorni per attuare 42 riforme, conditio sine qua non per l'accesso alle nuove tranche dei fondi del Next Generation EU

    Fabio Ferrieri di Fabio Ferrieri
    21 Settembre 2021
    in Politica

    Mario Draghi si appresta a convocare la cabina di regia politica del Recovery Plan, che vedrà coinvolti su tutti il ministro dell’Economia, Daniele Franco, il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, e il ministro dell’Innovazione tecnologica, Vittorio Colao. Sul tavolo ci sono le numerose riforme richieste da Bruxelles che dovranno essere approvate in tempi limitati. 

    Per ottenere i corposi finanziamenti della prima parte del 2022 l’Italia deve fare in fretta. Il Paese deve approvare 42 delle 51 condizioni previste per quest’anno.  Tra queste rivestono un’importanza cruciale la riforma della giustizia, la revisione delle politiche attive del lavoro, la legge quadro sulla disabilità, la riforma universitaria, la legge delega sul fisco e la legge annuale sulla concorrenza.

    Prima di tutto viene la burocrazia. L’annoso problema che caratterizza la penisola potrebbe essere risolto con uno snellimento e una semplificazione della macchina statale, a partire dalle concessioni e autorizzazioni nonché dagli appalti publici.

    Nel PNRR italiano, poi, è dato ampio spazio all’occupazione. Sono circa cinque i miliardi stanziati per il potenziamento dei centri dell’impiego, per le riforme delle politiche attive del lavoro e per le attività di up-skilling e re-skilling utili a combattere la disoccupazione giovanile e non.

    Altra riforma abilitante è quella in materia di concorrenza. Tra le proposte vi sono la riforma dei servizi pubblici locali e il rafforzamento dell’Antitrust.

     Viene poi la riforma del fisco. Importanti battaglie saranno la lotta all’evasione fiscale e il ridimensionamento delle aliquote per garantire una pressione fiscale più equilibrata.

    Critica è anche la riforma della giustizia. Tempi più snelli, processi equi sono i fiori all’occhiello di questa componente.

    Chiudono il cerchio infine la riforma dell’istruzione, che mira a moltiplicare i dottorati di ricerca ed i posti negli asili nido, la legge sulla disabilità, che punta a garantire innovativi percorsi di autonomia, l’istituzione del cloud nella pubblica amministrazione e la riforma della spending review.

    Il PNRR italiano vale 222 miliardi. Il governo Draghi ha 100 giorni per attuare le 42 riforme, conditio sine qua non per l’accesso alle nuove tranche. Il tempo stringe.

    Tags: governance recovery planGoverno Draghipiani nazionali recovery planpiano di ripresapiano di ripresa e di resilienzaPNNRrecovery fundRecovery plan italianounione europea

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