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Clima, il contributo delle aziende passa per pianificazione, partnership e passione

Clima, il contributo delle aziende passa per pianificazione, partnership e passione

All'evento di Deloitte e Confindustria, gli industriali concordano sulla necessità di una collaborazione tra pubblico e privato per la lotta ai cambiamenti climatici

Bruxelles – “Il contributo che le imprese possono dare per mantenere l’aumento della temperatura globale sotto un grado e mezzo passa attraverso quelle che io chiamo le tre P: pianificazione, partnership e passione”. Lord Karam Bilimora, presidente della Conferedation of British Industries (CBI, equivalente britannico della Confindustria italiana) e rettore dell’Università di Birmingham, si esprime così a “Business 4 climate: accelerating corporate action on goal 13”, webinar organizzato da Deloitte e Confindustria sul ruolo delle aziende nella lotta al cambiamento climatico. “La tragedia della pandemia”, ha continuato Bilimora, “ha portato con sé la grande opportunità e responsabilità di dover ricominciare daccapo. Sarà necessario farlo ora, nella migliore maniera possibile”. Il periodo in effetti è cruciale, dato che il 31 ottobre inizierà a Glasgow la COP26, la conferenza ONU sul cambiamento climatico. CBI e Confindustria presiedono poi rispettivamente il B7 e il B20, il corrispettivo business di G7 e G20, ai quali presentano proposte anche in campo ambientale.

Gli ospiti dell’evento hanno condiviso le loro buone pratiche e segnalato alcune criticità. L’imprenditore britannico Sam Baker ha creato per questo una piattaforma, la Goal 13 Impact Platform, dove le società possono confrontarsi sulle iniziative a favore della sostenibilità messe in atto. In generale, tutti convengono sul fatto che le grandi spese effettuate oggi per decarbonizzare le imprese non sono un costo ma un investimento, che sarà profittevole in futuro. Stefano Donnarumma, amministratore delegato di Terna, ha affermato che circa il 95% degli investimenti della sua azienda sia nell’ambito green. Simili le scelte di Enel che, come ha ricordato l’AD per l’Italia Carlo Tamburi, intende triplicare la quantità di energia prodotta dalle rinnovabili, passando dagli attuali 50 a 150 gigawatt entro il 2030. Nel 2025 saranno chiusi gli impianti Enel a carbone in Italia, mentre due anni dopo sarà la volta di quelli nel resto del mondo. Deloitte, per bocca del suo AD Punit Renjen, ha dichiarato che l’azienda raggiungerà la neutralità climatica entro il 2030, così come lo faranno tutti i suoi clienti e fornitori.

Non mancano però le problematiche. Una delle maggiori sfide, come ha ricordato la presidente del B20 Emma Marcegaglia, sta nella frammentazione delle risposte nazionali a una crisi globale. Sul tema si è espresso Antonio Gozzi, amministratore delegato della holding Duferco. Nel settore del cemento ad esempio, i processi di decarbonizzazione sono complessi ed estremamente costosi, rischiando perciò di creare uno svantaggio competitivo rispetto a Paesi che sono meno attenti alla questione ambientale. È dunque indispensabile il supporto pubblico al settore privato in questo campo, specialmente alle piccole e medie imprese. Tamburi ha sostenuto la necessità di una profonda semplificazione in Italia, senza la quale si rischia paradossalmente di mancare la transizione ecologica a causa della burocrazia. Ad ogni modo, concordano gli industriali, la collaborazione tra pubblico e privato è fondamentale, dato il carattere globale di quella che è una delle sfide principali dei prossimi decenni.