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    Home » Politica » Draghi: “Difficile rinunciare subito al gas ma la strada è quella delle rinnovabili”

    Draghi: “Difficile rinunciare subito al gas ma la strada è quella delle rinnovabili”

    Vertice impegnativo per il premier italiano "molto soddisfatto" delle conclusioni sul tema dei flussi migratori. Punture di spillo con Dombrovskis: "Le regole del patto non hanno funzionato e dovranno essere diverse per affrontare un fabbisogno finanziario di grande portata per i prossimi anni"

    Nicola Corda</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@NicolaCorda" target="_blank">@NicolaCorda</a> di Nicola Corda @NicolaCorda
    22 Ottobre 2021
    in Politica
    Foto: Consiglio Europeo

    Foto: Consiglio Europeo

    Roma – Consapevoli che la crisi energetica possa mettere a rischio gli obiettivi della transizione ma “per questo è necessario perseguire la strada delle rinnovabili”. Mario Draghi ammette il pericolo e spiega che al Consiglio europeo questo tema è stato affrontato ma non ha dubbi sul fatto che la “strategia resta quella” indicata nel Next Generation EU.

    La crisi dei prezzi secondo il premier italiano è in parte strutturale ma in parte probabilmente rientrerà. Secondo alcuni Paesi è impossibile rinunciare subito ai fossili, “certo è difficile ma “l’autonomia strategica si raggiunge solo non essendo più dipendenti dal gas come lo siamo ora”. L’Italia è stata esplicita nella richiesta di preparare da subito un piano per lo stoccaggio con “le scorte strategiche e un inventario dei vari Paesi” per costruire un sistema che “deve proteggere tutti in egual misura”, integrando i mercati e migliorando le interconnessioni.

    Prima della seconda sessione del vertice Draghi ha avuto un incontro bilaterale con Emmanuel Macron che alcuni hanno letto come preludio di un nuovo asse europeo con l’uscita di scena di Angela Merkel. Per ora il presidente francese si è limitato a perorare la sua causa di inserimento del nucleare come strumento degli investimenti sostenibili nella transizione energetica. “Richiesta di alcuni Paesi – ha spiegato il premier – la Commissione farà una sua proposta ma anche per il nucleare ci vuole moltissimo tempo”, ribadendo così la strada degli investimenti sulle rinnovabili.

    Il secondo tema caldo, specialmente per l’Italia, è stato quello delle migrazioni. E la “questione del muro” a spese dell’UE chiesto da dodici Paesi è stata la prima grana da affrontare. Una questione che secondo il premier italiano nelle conclusioni del vertice avrebbe generato l’equivoco di autorizzarla. Vero che il Consiglio abbia invitato la Commissione a cambiare le regole e verificarne le condizioni per misure concrete e ma è altrettanto vero “che la Commissione non è d’accordo e pure tra i capi di governo in tanti sono contrari a cominciare da noi”, ha concluso Draghi facendo capire che l’apertura sui muri europei sia solo di facciata. Per contro grazie alla formulazione alquanto bizantina di questa parte delle conclusioni, “sarà possibile riaprire la riflessione sul  patto d’asilo” chiusa da oltre un anno, “motivo per cui siamo molto soddisfatti”.

    Sulla questione dei movimenti secondari, secondo Draghi si è giunti finalmente a non considerare quello dei flussi un problema solo di alcuni Paesi. “Il problema che abbiamo vissuto per tantissimi anni da soli oggi è un problema comune, è importante non dividersi e dunque non ha senso privilegiare un Paese o una rotta”. Si è chiarito così il motivo per cui qualcuno vuole cambiare Schengen: “Quanto più debole è la protezione delle nostre frontiere esterne, tanto più forte è la tentazione di limitare i movimenti interni all’Ue”.

    A proposito dello spinosissimo scontro con la Polonia, entrato all’ultimo momento nell’agenda del Consiglio europeo, Draghi ha spiegato che “non ci sono alternative” al rispetto del trattato perché è stata messa in discussione la legge primaria e “su questo le regole sono chiare”. Tuttavia “bisogna mantenere aperta la via del dialogo, e anche il linguaggio è importante: anche una posizione che non condividiamo deve essere rispettata”.

    Durante la conferenza stampa il premier è stato sollecitato anche sulla riforma del patto di stabilità. Regole che secondo il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis avrebbero funzionato e dunque non ci sarebbero ragioni di modificarle. “Sul fatto che abbiano funzionato c’è più d’uno che ha qualche dubbio – replica deciso Draghi, che cita alcune voci del fabbisogno finanziario dell’UE nei prossimi anni: 470 miliardi di euro all’anno per la transizione energetica, altrettanto per quella digitale, gli impegni sulla salute e per un sistema anti pandemico, la cooperazione internazionale e quelli sulla difesa. “Sono impegni  – sostiene – di una dimensione tale che andranno affrontati con delle regole di bilancio diverse. Abbiamo un anno di tempo per riflettere e maturare dei punti di vista che siano realistici”.

    Tags: autonomia strategicaconsiglio europeoEmmanuel Macronenergiagasimmigrazionemario draghimigrantinuovo patto immigrazione e asiloPoloniariforma patto di stabilitàvertice dei leader

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