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Obbligo di raccolta dei rifiuti tessili, Italia in anticipo sugli altri Paesi europei

Obbligo di raccolta dei rifiuti tessili, Italia in anticipo sugli altri Paesi europei

Vestiti e scarpe contribuiscono all’inquinamento idrico, atmosferico e ambientale del nostro pianeta. Il settore tessile é infatti quarto in Europa per uso di materie prime e risorse idriche dopo quello alimentare, edile e dei trasporti. Secondo l’agenzia europea dell’ambiente, un cittadino europeo consuma in media circa 26 kg di prodotti tessili l’anno e ne elimina 11 kg, la maggior parte dei quali finisce in discarica. E’ l’era della fast fashion, le mode cambiano rapidamente. Il ciclo medio di vita del vestiario si é drasticamente ridotto, cosí come il prezzo medio per indumento. La quantitá vince sulla qualitá a discapito di sostenibilitá e ambiente.

Per far fronte al problema, l’Unione Europea ha deciso di accelerare la transizione verso un’economia circolare che tenga conto del settore tessile e promuova innovazione e riciclo. La nuova direttiva sui rifiuti prevede infatti l’obbligo di raccolta differenziata e smaltimento sostenibile dei rifiuti tessili per tutti i peasi membri dell’unione a partire da gennaio 2025. Mentre l’Italia accoglierá la manovra con largo anticipo giá da gennaio 2022. Il servizio di raccolta dei vestiti usati diventerá fondamentale, cosí come il ruolo delle amministrazioni nel fornire ai comuni un servizio di raccolta differenziata degli indumenti regolamentato ed efficiente. La direttiva europea mira a contrastare non solo lo smaltimento dei rifiuti tessili in discariche ed inceneritori, ma anche l’utilizzo di sostanze inquinanti per l’ambiente.

Oggi circa il 60 per cento delle fibre tessili sono sintetiche e il loro lavaggio rilascia circa 0,5 milioni di tonnellate di microplastiche nei mari ogni anno, fa sapere l’agenzia europea dell’ambiente. La presenza di microfibre sintetiche non si limita ad inquinare l’ambiente, ma attraverso di esso si espande alla filiera alimentare e finisce direttamente sulla nostra tavola. Processi di produzione come tintura e finitura contribuiscono inoltre all’inquinamento globale dell’acqua potabile, rendendo l’industria della moda piú impattante di voli internazionali e trasporto marittimo messi insieme. Secondo l’agenza europea per l’ambiente, solo nel 2017 il volume di acquisti di prodotti tessili nell’Unione Europea avrebbe generato circa 654 kg di emissioni di anidride carbonica per persona.

Dalla raccolta delle materie prime alla produzione, fino al consumo e allo smaltimento, ogni fase dell’industrua tessile si offre potenzialmente alla circolaritá. Eppure meno dell’ 1% degli indumenti viene riciclato come vestiario a livello mondiale, mentre sprechi e sovrapproduzione sono all’ordine del giorno. Se é vero che la scelta dei materiali tessili e il loro design possono favorire il riciclo e il riuso del vestiario, l’ultizzo di materie prime e manodopera a basso costo sembra peró essere il mantra dell’attuale filiera tessile di massa. Lo stesso vale per la predilezione di cicli di produzione e consumo di breve durata e altamente impattanti. Secondo l’agenzia europea i 2700 litri di acqua necessari a produrre una sola maglietta basterebbero a coprire il fabbisogno d’acqua di una persona media per oltre due anni.

Il pacchetto di direttive europee per un’economia circolare mira anche ad educare i consumatori verso scelte di vestiario eco-friendly e sostenibile. Attraverso l’applicazione di un apposito marchio di qualitá Ecolabel UE sará possibile dimostrare il rispetto di criteri ecologici e incentivare pratiche di consumo consapevoli a tutela dell’ambiente.

Da una parte, l’applicazione di modelli di business incentrati sulla circolaritá, su un uso efficiente delle risorse, la riduzione delle emissioni, un’attenzione maggiore verso l’utilizzo di sostenze chimiche inquinanti, é indispensabile per supportare la transizione ecologica del settore. Dall’altra, peró bisogna educare i consumatori ad un uso prolungato del vestiario acquistato. L’abolizione di acquisti usa e getta a favore di maggiori investimenti sulle riparazioni e sul mantenimento dei prodotti tessili, il riciclo, l’affitto anziché l’acquisto di indumenti per una sola occasione, il mercato dell’usato, possono essere scelte concrete per agevolare la transizione ecologica e migliorare la qualitá della vita.


Questo contributo è stato pubblicato nell'ambito di "Parliamo di Europa", un progetto lanciato da Eunews per dare spazio, senza pregiudizi, a tutti i suoi lettori e non necessariamente riflette la linea editoriale della testata.

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