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    Home » Economia » La Commissione vara la stretta contro le società di comodo

    La Commissione vara la stretta contro le società di comodo

    Sono quelle imprese che risultano solo su carta, e sono usate per evadere le tasse. Nell'UE pesano per almeno 20 miliardi. Introdotti criteri per riconoscerle e maggiori accertamenti

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    22 Dicembre 2021
    in Economia
    Nuovi criteri e più controlli, l'UE vara la stretta sulle società di comodo [foto: DG TAXE, account twiitter]
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    Bruxelles – E’ ora di finirla con le società di comodo. La Commissione europea introduce nuove regole che intendono contrastare evasione ed elusione fiscale attraverso imprese che esistono solo su carta. Si stima che solo nel territorio dell’UE questi tipi di operatori fantasma costino non meno di 20 miliardi di euro in tasse non pagate. Tutte risorse che potrebbero essere utilizzate per finanziare politiche a sostegno della popolazione.

    L’esecutivo comunitario mette sul piatto una proposta di direttiva con cui gli Stati membri sono chiamati ad aumentare i controlli. “La maggior parte del reddito dell’azienda è passiva? La maggior parte delle sue transazioni è transfrontaliera? La sua gestione e amministrazione sono esternalizzate? Se la risposta è ‘sì’ per tutte e tre le domande, allora si dovrà cambiare regime fiscale”, sintetizza il commissario responsabile per la Tassazione, Paolo Gentiloni.

    E’ convinzione della Commissione che utilizzando una serie di indicatori oggettivi relativi a reddito, personale e locali, la proposta aiuterà le autorità fiscali nazionali a individuare entità che esistono solo sulla carta. Gli Stati che ospitano sul proprio territorio queste società di comodo potranno chiedere alle autorità di altri Stati di condurre accertamenti e indagini.

    Se in base agli accertamenti la società fosse considerata di comodo, questa non sarà in grado di accedere agli sgravi fiscali e ai benefici della rete di convenzioni fiscali del suo Stato membro. Questo vuol dire che lo Stato membro di residenza della società negherà alla società di comodo un certificato di residenza fiscale o il certificato specificherà che la società è una società di comodo.

    “Questa direttiva non è diretta contro un Paese specifico”, dice Gentiloni. Ma non è un mistero che Lussemburgo e Paesi Bassi siano terreno fertile per un certo tipo di imprese. I tanti operatori che sfruttano le pieghe giuridiche per fare affari a spese dell’Erario sono avvisati. Una volta adottata dagli Stati membri, la direttiva dovrebbe entrare in vigore l’1 gennaio 2024. Tra due anni la pacchia sarà finita.

    Tags: evasione fiscalePaolo Gentilonisocietà di comodotasse

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