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    Home » Politica » Stato di diritto, von der Leyen diventa sorvegliato speciale anche del suo PPE

    Stato di diritto, von der Leyen diventa sorvegliato speciale anche del suo PPE

    La decisione di dare il via libera al piano di ripresa della Polonia non va giù all'Aula del Parlamento europeo, dove anche i popolari pongono l'altolà alla presidente della Commissione. Lei si difende, ma i deputati non sono convinti

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    7 Giugno 2022
    in Politica
    L'Aula del Parlamento europeo [Strasburgo, 7 giugno 2022]

    L'Aula del Parlamento europeo [Strasburgo, 7 giugno 2022]

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    dall’inviato a Strasburgo – Si presenta in Aula per fornire le spiegazioni richieste dai parlamentari, e per difendere la sua scelta, quella del benestare al piano di ripresa della Polonia che tanto ha fatto discutere. Ursula von der Leyen assicura una volta di più, come già fatto, che le carte sono in regola ma non conterà ciò che è scritto quanto quello si farà sulla base. “La camera disciplinare dei giudici deve essere sostituita con una indipendente, entro il 2023 i giudici sospesi dovranno essere reintegrati. Questi impegni, tradotti in pratica, determineranno l’esborso di fondi. Nessuna risorsa sarà erogata finché le riforme concordate saranno attuate”. E’ questo il passaggio chiave del discorso della presidente della Commissione europea. Vuole anticipare le critiche dei gruppi, che non mancheranno, neppure dal suo PPE

    “So che molti di voi sono scettici, ma il piano della Polonia, come tutti, è legato alle riforme, tra cui è inclusa quella della giustizia”. Ne deriva quanto già detto, che von der Leyen sente di dover ribadire una volta di più. “Nessuna riforma attuata, nessun esborso“.

    L’Aula accoglie capo dell’esecutivo comunitario e le sue parole con poco entusiasmo. La mozione di sfiducia avanzata dai liberali non trova sostegno, né a livello di emiciclo né a livello di stesso gruppo Renew Europe. Serve però a stanare una von der Leyen fin dall’inizio e criticata e fino all’ultimo non prevista di fronte agli europarlamentari. Dà conferma della sua presenza all’ultimo minuto. dopo che tutto lo strappo si è consumato, anche all’interno della sua famiglia politica, quella del PPE.

    Il vicepresidente dei popolari, Sigfried Muresan, ringrazia “per la chiarezza”, e fa notare che grazie a questa iniziativa il percorso sullo Stato di diritto con la Polonia “finalmente può partire”. Ma deve intimare l’altolà. “Il gruppo è contrario ad ogni esborso se prima le riforme non sono fatte, sarebbe inaccettabile il contrario“. Dai banchi dei socialisti la presidente del gruppo, Iratxe Garcia Perez, non nasconde il proprio disappunto pur mostrando meno durezza del previsto. La linea è la stessa espressa dal PPE. “Nessun centesimo se prima non si fanno le riforme”. Quindi avverte: “Il nostro gruppo sarà vigile”. Von der Leyen è sotto sorveglianza. Katarina Barley mostra i diversi orientamenti della famiglia socialdemocratica, invitando seccamente la Commissione ad “agire come guardiana dei Trattati“, una sensazione che non tutti hanno.

    “La nostra Unione si basa sui trattati, che vanno fatti rispettare”, critica il verde Damian Boeselager. “La maggioranza dei presenti in quest’Aula, come una parte dei suoi commissari, ritiene che abbia commesso un errore” nel dare il via libera al piano di ripresa polacco, e “noi abbiamo poca fiducia in quello che è stato negoziato” con Varsavia. Una mozione di sfiducia orale, nell’impossibilità e nell’impraticabilità politica di quella vera e propria. I liberali, consapevoli dell’impossibilità di procedere oltre con la loro prova di forza, insistono sulla necessità di fare in modo che “le sentenza della Corte di giustizia siano rispettate”. Questa la linea rossa, come esposta da Stephane Séjourné.

     
    I conservatori, come previsto, insorgono. Mandano in avanti un polacco, Legutko, che bolla la discussione come “inutile”, attaccando l’esecutivo comunitario per “aver fatto della Polonia un’abitudine del dibattito d’Aula”. Difende il suo Paese e il suo governo, come immaginabile. Mentre dai non iscritti, si leva la voce di Laura Ferrara. “La Commissione mina anche la credibilità delle Istituzioni e la fiducia in esse dei cittadini”, contesta la pentastellata.
     
    Von der Leyen se la cava con qualche tirata d’orecchi. Il dibattito segue il corso atteso dopo la presa d’atto che non ci sono i numeri per una sfiducia. Ma la figura della prima donna alla guida dell’esecutivo comunitario appare ridimensionata nelle capacità e nell’affidabilità che le erano state riconosciute.
     
    Tags: giustiziaPoloniarecovery fundsessione plenariastato di dirittoueursula von der leyen

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