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Metsola: "Quando sono diventata presidente non mi aspettavo crimini di guerra in Europa"

La leader è intervenuta durante la prima conferenza internazionale sul futuro dei diritti umani, organizzata dal Servizio di ricerca del Parlamento Europeo e da Fight Impunity,

Bruxelles – “Quando sono diventata presidente del Parlamento Europeo, non mi aspettavo che crimini contro i diritti umani e crimini di guerra sarebbero stati compiuti sul suolo europeo”. Roberta Metsola apre così la prima conferenza internazionale annuale sul futuro dei diritti umani, organizzata dal Servizio di ricerca del Parlamento Europeo e dall’organizzazione no profit Fight Impunity, con la partecipazione di No Peace without Justice.

Nel videomessaggio Metsola dice, con una punta di amarezza, “vorrei che la situazione fosse migliore sul piano dei diritti umani oggi”, in riferimento alla guerra in Ucraina e ai crimini di guerra nel Paese, oggetto di un’indagine da parte della Corte penale internazionale, sottolineando che “i responsabili saranno chiamati a rispondere”. La presidente ha però elencato gli sviluppi a livello comunitario, citando la direttiva sulla sostenibilità delle grandi aziende, che prevede misure di due diligence (dovuta diligenza), anche sul piano dei diritti umani e la proposta annunciata dalla Commissione Europea per lo stop ai beni frutto del lavoro forzato nel mercato europeo.

A intervenire anche il medico Denis Mukwege, premio Nobel per la Pace e Premio Sakharov nel 2014 per il lavoro compiuto sulle vittime di violenza sessuale nella Repubblica Democratica del Congo, che ha invitato l’Unione Europea e tutta la comunità internazionale a istituire un tribunale speciale per il Paese. “Più persiste l’impunità, più diventa urgente avere giustizia”, ha scandito il medico, aggiungendo come il sistema giudiziario congolese non sia in grado di “affrontare le sfide del passato e del presente” a causa della corruzione. “Chiediamo una strategia di giustizia olistica di transizione, che tenga conto del coinvolgimento dei Paesi vicini come il Rwanda, che continuano a colpire l’est dello Stato”.