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Italiani preda dell'incertezza e con difficoltà a capire quanto l'UE faccia per loro
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Italiani preda dell'incertezza e con difficoltà a capire quanto l'UE faccia per loro

Il sondaggio speciale Eurobarometro dipinge un identikit del cittadino tricolore certamente non all'insegna dell'euro-scetticismo, ma questo amore per l'Europa non è così forte. Pesa la guerra in Ucraina. Il Covid non è più una priorità

Bruxelles – Più euro-convinti che in passato, ma comunque preda dell’incertezza e con una certa difficoltà a capire quanto l’Unione europea faccia per loro. Gli italiani secondo Eurobarometro sono così. Due su tre (64 per cento) sono convinti che l’appartenenza del Paese al club a dodici stelle sia “importante”, una cosa che a cui molte meno persone (50 per cento) avrebbe detto solo fino a pochi mesi, a novembre-dicembre 2021, prima, dunque, dello scoppio della guerra in Ucraina. Non è certamente casuale se sempre due italiani su tre (63 per cento) usano la parola “incertezza” per descrivere come si sentono al momento.

Ma l’UE sembra comunque offrire un porto sicuro in tempi di acque agitate. Per cui se un italiano su due è certo che l’Unione europea sia un bene per sé e il proprio Paese (49 per cento, +5 punti percentuali rispetto alla situazione pre-guerra), addirittura sette su dieci (71 per cento) dicono pronti a votare per le elezioni europee se il rinnovo del Parlamento UE fosse previsto da qui a una settimana.

Ma c’è una grande fetta di persone, in Italia, che fa fatica a orientarsi. Ci sono quattro persone su dieci (40 per cento) che ritengono che per lo Stivale essere parte dell’Unione europea non sia né un bene né un male. La stessa fascia di popolazione dice altrettanto dell’Ue in sé, e il fronte dei ‘neutrali’ aumenta (43 per cento) anche quando si chiede di esprimersi sul Parlamento Ue, unica istituzione comunitaria direttamente eletta. Non che in Europa gli euro-indifferenti non manchino. C’è un almeno un terzo della popolazione dell’Ue con le stesse fatiche a orientarsi degli italiani, e il dato è stabile.

Cambia, eccome, la percezione per la salute. Complice la riduzione della portata della pandemia, adesso la sanità non è più una priorità, almeno non risulta la priorità su cui il parlamento europeo dovrebbe concentrare attenzioni ed energie. Appena il 35 per cento degli europei lo vorrebbe. In Italia la percentuale arriva al 46 per cento, ed è comunque in calo.