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Innovazione, l'Italia fa un passo indietro nell'UE che avanza

Innovazione, l'Italia fa un passo indietro nell'UE che avanza

La classifica annuale della Commissione europea taglia i punteggi del sistema Paese, tra gli otto Stati membri a frenare. Breton: "Autonomia e la competitività dell'Europa dipendono da questo"

Bruxelles – L’Italia fa un passo indietro nella sua capacità di innovazione. Perde terreno rispetto ai patner, soprattutto le principali economie dell’Eurozona, nel momento in cui Francia e Germania non registrano progressi e quando, nonostante tutto, sta recuperando i ritardi. L’annuale scoreboard della Commissione europea vede un ritocco al ribasso dell’indice di innovazione, che scende ora a 91,6 punti (-2,9 rispetto al 2021). Nell’ultimo anno due terzi degli Stati membri ha registrato progressi, un terzo battute d’arresto. L’Italia è in questo secondo gruppo. Un peccato, se si considera che “il divario di prestazioni del paese rispetto all’UE si sta riducendo”.

Sul Paese continuano a pesare pochi laureati rispetto al resto d’Europa, minori spese delle imprese in ricerca e sviluppo, una certa immobilità delle risorse umane in scienza e tecnologia. Sono soprattutto queste le criticità che Bruxelles vede nel sistema Italia, a cui si chiede implicitamente di porre rimedio. Un compito ormai consegnato a nuova maggioranza e nuovo governo, viste le elezioni del 25 settembre.

Cambierà poco, in termini di compiti per casa. Perché, ricorda il commissario per l’Industria e il mercato interno, Thierry Breton, “l’autonomia e la competitività dell’Europa dipenderanno dalla nostra capacità di diventare un leader tecnologico e commerciale in settori strategici come lo spazio, la difesa, l’idrogeno, le batterie, i chip quantistici e il calcolo ad alte prestazioni”. Attualmente l’Italia non sembra poter dare una mano credibile, certamente non di trainare, con il suo sedicesimo posto in classifica.

Australia, Canada, Repubblica di Corea e Stati Uniti continuano ad avere un vantaggio in termini di prestazioni rispetto all’UE, e a Bruxelles di queste differenze non possono non tenere conto. La buona notizia, in un periodo segnato da pandemia e poi conflitto russo-ucraino, è che tra il 2021 e il 2022 diciannove Stati su ventisette hanno registrato le loro performance in termini di innovazione. Ma c’è ancora molto da fare, e l’Italia non fa eccezione.

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