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Da Gentiloni e Breton la proposta di un nuovo SURE contro la crisi delle bollette ma Berlino frena

Da Gentiloni e Breton la proposta di un nuovo SURE contro la crisi delle bollette ma Berlino frena

La proposta dei due commissari per scongiurare la frammentazione del mercato unico di fronte alla crisi energetica, dopo il varo da parte di Berlino di un piano da 200 miliardi di euro a sostegno di famiglie e imprese. "Serve una risposta europea"

Bruxelles – Affrontare urgentemente il costo dell’energia, che sta colpendo famiglie e imprese in tutta Europa. Ma farlo “insieme” a Ventisette, senza arrivare a frammentare il mercato unico con iniziative singole. E’ dai commissari europei per l’Economia, Paolo Gentiloni, e per il mercato interno, Thierry Breton, che è arrivato ieri sera (3 ottobre) il monito a rilanciare “l’Europa della solidarietà” di “fronte alle colossali sfide che ci attendono”, a partire da quella dell’energia.

Dalle colonne dell’Irish Times e di un gruppo di altri media europei, i due commissari Gentiloni e Breton hanno evocato la necessità di dar vita a un nuovo prestito congiunto da parte dell’Unione Europea per finanziare la risposta alla crisi dei prezzi dell’energia che sia unita e unitaria. Un’iniziativa, aggiungono i commissari, da pensare sulla falsariga del debito congiunto emesso durante la pandemia da COVID-19 attraverso lo strumento Sure per il sostegno temporaneo contro la perdita di posti di lavoro e rischi di disoccupazione in caso di emergenza. A partire dalla primavera 2020, con l’inizio della pandemia, Bruxelles ha preso in prestito circa 100 miliardi di euro a costi agevolati attraverso lo strumento SURE, dando ai governi la possibilità di richiedere prestiti per pagare i salari dei lavoratori durante la crisi economica dettata dalla pandemia. “Prendendo ispirazione dal meccanismo “SURE””, scrivono esplicitamente i due commissari “per aiutare gli europei e gli ecosistemi industriali nell’attuale crisi potrebbe essere una soluzione a breve termine. Potrebbe anche aprire la strada a un primo passo verso la fornitura di “beni pubblici europei” nei settori dell’energia e della sicurezza, che è l’unico modo per fornire una risposta sistemica alla crisi”, si legge.

Il richiamo al periodo della pandemia è in ogni parte dell’editoriale. “L’Europa ha già dimostrato di poter reagire con forza superando le divisioni e unendo il suo potere di bilancio a livello europeo, in un modo che mostra solidarietà e giustizia” ma questa volta per “superare le faglie causate dai diversi margini di manovra dei bilanci nazionali, dobbiamo pensare a strumenti comuni a livello europeo livello”, hanno scritto. Il monito di Gentiloni e Breton arriva non casualmente dopo che la Germania ha varato nei giorni scorsi un massiccio piano di aiuti da 200 miliardi di euro per famiglie e aziende deciso dalla Germania (pari al 5 per cento del suo PIL) che secondo i commissari “risponde a un’esigenza che riconosciamo e abbiamo evidenziato: sostenere l’economia” ma che “solleva anche interrogativi”. Perplessità dovute principalmente al fatto che non tutti i Paesi membri dell’Ue dispongono dello stesso spazio di manovra fiscale della Germania per sostenere anche le imprese e le famiglie ma è “più importante che mai evitare di frammentare il mercato interno, di avviare una corsa alle sovvenzioni e di mettere in discussione i principi di solidarietà e unità che sono alla base del nostro progetto europeo”, scrivono.

La proposta se pure non formalmente è arrivata anche sul tavolo dei ministri dell’economia e delle finanze riuniti a Lussemburgo in un Consiglio Ecofin. Secondo il vicepresidente della Commissione responsabile per il commercio, Valdis Dombrovskis, “la questione richiede altre discussioni, dato che ci sono punti di vista diversi al tavolo”, ha detto all’arrivo all’Ecofin. La proposta è per ora nettamente rifiutata dal ministro delle Finanze di Berlino, Christian Lindner, secondo cui l’ipotesi è “ingiustificata” e anzi “ci sono altri strumenti su cui si può discutere. Le differenze rispetto alla pandemia sono chiare: oggi non abbiamo un problema di domanda, o di un’economia da stabilizzare e da stimolare, ma stiamo affrontando uno shock sul lato dell’offerta”, ha motivato il ministro.

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