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Coldiretti a Bruxelles, a rischio il 30 per cento della produzione europea

Coldiretti a Bruxelles, a rischio il 30 per cento della produzione europea

Coldiretti e Filiera Italia hanno incontrato oggi i vertici delle istituzioni europee. Sul tavolo diversi temi: il tetto al prezzo dell'energia, la normativa sui prodotti fito-sanitari, la produzione di cibi sintetici, il Nutriscore

Bruxelles – La crisi energetica con il conseguente caro prezzi, unite alla nuova direttiva UE sulla riduzione dell’utilizzo dei prodotti fito-sanitari, rischiano di portare a una diminuzione della capacità produttiva del settore agricolo europeo del 30 per cento. Questo il messaggio preoccupato che il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, e il consigliere delegato di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia, hanno voluto portare oggi ai vertici delle istituzioni europee a Bruxelles.

Nella capitale dell’Ue i vertici delle associazioni hanno condiviso timori e istanze alla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, all vicepresidente esecutivo della Commissione europea responsabile per il Green Deal, Frans Timmermans, con il commissario per l’Agricoltura Janusz Wojciechowski.

Diversi i temi che le associazioni di categoria hanno messo sul tavolo, primo fra tutti l’esigenza di porre un tetto al prezzo del gas, che Prandini ha definito “immediata, non più rinviabile”. Poi l’utilizzo dei prodotti fito-sanitari, la produzione di cibi sintetici, il Nutriscore. Secondo  il numero uno di Coldiretti le nuove normative europee mettono a rischio l’agricoltura tradizionale e la biodiversità europea. In particolare il Nutriscore, il contestato sistema di etichettamento dei prodotti alimentari a cui l’Italia si oppone,  sarebbe “un inganno, perché favorisce i cibi ultra-processati rispetto a quelli tradizionali, senza alcun dato scientifico”.

Anche l’atteggiamento favorevole dell’UE e del commissario Timmermans verso la produzione di cibi sintetici è secondo Prandini un grosso errore, perché “impatta di più in termini ambientali, consuma più acqua rispetto alla produzione di cibi tradizionali, ma soprattutto non ci sono dati scientifici che dimostrino che nel lungo periodo non abbiano ricadute sulla salute del consumatore”.

Il rischio dunque, ha avvisato Luigi Scordamaglia di Filiera Italia, è che “venga smantellata la produzione agricola italiana, e con essa un sistema di trasformazione, distribuzione, ristorazione che poggia sulla produzione agricola e che vale oggi oltre 570 miliardi di euro e quattro milioni di occupati”.